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15 ottobre

    15 OTTOBRE MATA HARI, AGENTE AF44 Lei scende giù per la gradinata, ha paura; si volta continuamente indietro. Lei è Greta Garbo, bellissima nelle vesti di Mata Hari. L'uomo che la deve uccidere è claudicante. I passi del sicario risuonano sul selciato in modo sinistro, una scarpa è rialzata col legno: toc, toc. Mata Hari fugge, corre a perdifiato; poi finalmente un riparo sicuro. E' la salvezza.
E' una delle scene meglio riuscite del film di George Fitzmaurice sulla celebre spia dal doppio gioco. Vi si immagina che il controspionaggio tedesco la voglia far fuori perché ormai non ci si può più fidare di lei affidando ad un killer il compito di tapparle la bocca per sempre. Nella realtà però non andò così. Berlino fece arrivare appositamente al Deuxieme Bureau francese e all'MI5 inglese alcuni cifrati dai quali risultava che Mata Hari lavorava, oltre che per gli alleati, anche per i tedeschi peraltro ai quali aveva trasmesso tutta una serie di notizie riservate. Una trappola ben congegnata. Rientrata a Parigi da una missione a Madrid, Mata Hari veniva arrestata il 2 gennaio 1917 in piena I° Guerra Mondiale. Dopo una lunga istruttoria ed un processo sommario durato appena due giorni, il 15 ottobre di quello stesso anno veniva fucilata nel cortile del castello di Vincennes.
"Qualcuno reclama il cadavere?". Nessuna risposta alla domanda dell''ufficiale del plotone di esecuzione, sufficiente per far trasportare quel corpo inerte in una fossa comune del locale cimitero.
A 41 anni se ne andava una donna ancora affascinante, nel pieno della vita, che aveva fatto lo sbaglio - per leggerezza e non certo per dedizione a forme di patriottismo - di cedere alla tentazione di buttarsi nei servizi segreti senza conoscerne assolutamente il suo mondo spietato e adatto solo a chi lo esercita da vero professionista. Nata in Olanda nel 1876 come Margaretha Geertruida Zelle da una famiglia benestante, educata nei migliori collegi ma in seguito a dissesti economici del padre costretta a sposarsi con un uomo (l'ufficiale Rudolph MacLeod di origini scozzesi) di parecchio più grande di lei, madre di due bambini Norman John e Nonah, Mata Hari trascorse i primi anni del suo matrimonio in Estremo Oriente tra Giava e Sumatra in luoghi che non conoscevano gli agi delle moderne città europee. Per distrarsi avrà modo però di assistere alle danze esotiche locali e di impararle alla perfezione. Le serviranno quando ritornerà nel 1900 in patria assieme al marito dal quale si separerà quasi subito.
La meta è Parigi. Ed è proprio a Parigi, dopo un inizio non del tutto felice, che riesce ad imporsi esibendosi per la prima volta come danzatrice orientale nella casa del proprietario di una scuola di equitazione, tale Molier. Si fa chiamare lady MacLeod. Ma Molier, dopo spettacolo nel salotto della cantante Kiréevsky, le cambia il nome in Mata Hari che in malese significa "Occhio dell'Aurora". Da quel momento, novella Shiva, per la bella ragazza (non ha in fondo che 29 anni), sarà un successo dietro l'altro. La vorranno tutti i teatri, dal Molulin Rouge, al Trocadéro, al Café des Narions fino al più celebre Olympia, fino alla Scala di Milano; la vorranno conoscere tutti, persino compositori come Giacomo Puccini e Jules Massenet nonché direttori d'orchestra come Tullio Serafin; la vorranno amare tutti. E tutti l'ameranno, per lo meno potranno amarla, purché siano in grado di offrirle quello che lei chiede: ovvero ricchezza, lusso, piacere. A rompere questo equilibrio (Mata Hari è ormai una vedette al pari della Bella Otero e di Cléo de Mérode) lo scoppio del conflitto mondiale. La danzatrice si trovava a Berlino nel 1914 per interpretare la scena di un balletto - tra l'altro ideato da lei - quando i tedeschi invadevano il Belgio. Balletto che, date le circostanze, non si farà più. Mata Hari decise allora di rientrare a Parigi per la svizzera. Ma, mentre le valigie corrono in direzione della capitale francese, lei viene trattenuta alla frontiera. Sarà rispedita a Berlino. Priva di denaro, si lasciò così tentare dallo spionaggio, passando da un amante all'altro e cominciando a carpire notizie per passarle a chi pagava di più. Arruolata nei Servizi di informazione tedesca, prima con la sigla H21 e successivamente come agente AF44 alle dipendenze dirette di Elsbeth Schragmuller - meglio nota come Fraulein Doktor - Mata Hari non esiterà a fare il doppio gioco al servizio degli Alleati. La donna ha trovato un nuovo spazio per divertirsi, per bere champagne, per farsi corteggiare, per frequentare ufficiali siano essi francesi, russi o tedeschi. Dal Deuxieme Bureau si fa dare un milione di franchi per i suoi lavoretti, molto meno dai tedeschi. Sta tirando però troppo la corda. Alla fine l'arresto a Parigi mentre alloggia all'hotel Elysée Palace. 
Le accuse erano circostanziate ma non tali da tenerla in prigione. Quando però arrivarono le trascrizioni dei messaggi tedeschi, Mata Hari dovette rassegnarsi ad ammettere le sue responsabilità. Vicino non ebbe più nessuno, neppure l'uomo che forse aveva veramente amato, il capitano russo Vadim Masslov. Un colpo per lei. Ritroverà tutta la sua dignità di fronte al plotone di esecuzione.
Condannata a morte mediante fucilazione con sentenza confermata in appello, si vide negare la grazia dal presidente della Repubblica Raymond Poincaré. Quel 15 ottobre 1917 fu svegliata all'alba da un ufficiale francese che la invitava a prepararsi per l'esecuzione. Prima di incamminarsi verso il furgone che l'avrebbe condotta nel castello di Vincennes, volle battezzarsi. Sul luogo, il plotone - formato da trenta fucilieri - già l'aspettava. Rifiutò la benda agli occhi per vedere la morte in faccia. Arriverà con un colpo al cuore. Quando cadde a terra, aveva ancora in testa il cappello di paglia acquistato a Firenze.
Sembra che fino a poco tempo fa l'MI5 conservasse gelosamente un rapporto di 450 pagine nel quale erano elencati tutti gli uomini con i quali Mata Hari si era intrattenuta. (Veronica Incagliati)