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14 ottobre

    14 OTTOBRE

  ERWIN ROMMEL Un buon film di Henry Hathaway con l'attore James Mason dal titolo "Rommel, la volpe del deserto" uscito nel 1951 ed ormai introvabile anche nelle cineteche, ci offre uno spaccato di colui che fu uno degli ufficiali tedeschi più valorosi, ed al tempo stesso più amato dalle sue truppe, nel corso della 2° Guerra Mondiale. La pellicola, che si sofferma su alcuni successi militari conseguiti da Erwin Rommel ma anche su alcune sconfitte come la ritirata dall'Egitto, non tralascia di puntare la macchina da presa sul fallito attentato contro il Fuhrer compiuto il 20 luglio 1944 nella sede della Wolfsschanze (Tana del lupo) a pochi chilometri da Rastenburg nella Prussia orientale. Stando alla sceneggiatura, del complotto - assieme al feldmaresciallo Erwin von Witzleben, al colonnello Claus Schenk von Stanffenberg, ai generali Ludwing Beck, Friedrich Olbricht, Hans Henning von Tresckow, Erich Fellgiebel, nonchè alla creme della nobiltà tedesca - avrebbe parte pure Rommel. In realtà questo non fu mai provato. Martin Bormann ne era convinto mentre Joseph Goebbels non lo era affatto. Probabilmente Rommelne era al corrente, al pari dell'ammiraglio Hans Wilhelm Canaris, ma non fece nulla per impedire l'esecuzione del piano. Fatto si è che Adolf Hitler colse l'occasione per togliersi di torno un ufficiale che aveva sempre dimostrato nei suoi confronti di essere troppo indipendente, soprattutto quando bisognava prendere importanti decisioni sull'andamento del conflitto. Non potendo però farlo arrestare dalle SS, in primo luogo perché non c'era la certezza della sua partecipazione al complotto, in secondo luogo perché Rommel in tutta la Germania era considerato un eroe, gli fece recapitare una lettera con la quale lo si invitava a togliersi la vita con il cianuro. In alternativa, la corte marziale che tradotta significava morte per impiccagione. Senza contare le conseguenze per la famiglia. Il feldmaresciallo scelse il suicidio che avvenne il 14 ottobre di quel '44 nella sua casa di Herrlingen. Era vissuto quarantasette anni di cui 37 da militare.
Nato nel novembre 1891, Rommel si era arruolato come ufficiale cadetto nel 1910 per fare contento il padre, un professore di matematica. Lui avrebbe preferito diventare ingegnere. Sposatosi nel '16, divenne padre solo dodici anni dopo. Nel frattempo aveva prestato servizio durante la 1° Guerra Mondiale, prima sul fronte francese poi su quello italiano distinguendosi per il suo valore che gli valse una Croce di prima e seconda classe nonché la Pour le Mérite, la più alta onorificenza militare tedesca. Istruttore alla Scuola di Fanterie di Dresda e all'Accademia di guerra di Posdam, comandate dell'Accademia di Guerra di Wiener Neustadt, generale di divisione, a Rommel nel 1940 fu affidato nel 1940 il compito di invadere la Francia con la sua 7° Panzerdivision. Una folgorante vittoria (molto del merito fu però del generale Heinz Guderian comandante della Panzergruppe Guderian) che lo catapultò nel Nord Africa dove per una serie di successi contro gli inglesi si guadagnò il soprannome di "Volpe nel deserto". La scarsità di mezzi, la mancanze di truppe e l'ottusità di Hitler che non gli concesse né gli uni né gli altri, portarono alla disfatta di El Alamein proprio quando le Forze dell'Asse erano a pochi chilometri da Il Cairo.
Trasferito sul fronte occidentale, a difesa delle coste francesi in previsione di un imminente sbarco alleato (il D-Day), Rommel si mise in contrasto sulla strategia di difesa da adottare, tanto con Gerd von Rundstedt suo superiore, quanto con lo stesso Hitler. Sembra, ma non si è matematicamente sicuri, che il mitragliamento cui fu oggetto il 18 luglio '44 ad opera di un aeroplano mentre correva lungo la strada di Livorat, non avesse una matrice inglese ma fosse stato ordinato dal Fuhrer convinto che il feldmaresciallo avesse intavolato trattative con gli alleati. Come stessero le cose, un fatto è sicuro. Non molto tempo dopo Hitler l'avrebbe avuta di vinta del suo ufficiale. Non gli fece mancare comunque gli onori militari disponendo un grandioso funerale. La fine del Reich era alle porte. (Veronica Incagliati)