Accadeva Oggi

9 ottobre

    9 OTTOBRE


LA TRAGEDIA DEL VAJONT
  Lo chiamano disastro. In realtà fu una tragedia. Duemila morti o giù di lì sono infatti qualcosa di più di un disastro che comunemente dovrebbe implicare solo danni alle cose. Quello che successe nel Vajont il 9 ottobre 1963, è ancora nella mente di tutti. Non si possono dimenticare quelle immagini - viste e riviste nei documentari televisivi - di case e cadaveri spazzati via dalla furia delle acque. Quella sera la natura impietosamente aveva voluto colpire la stoltezza degli uomini che credevano di averla vinta comunque sulla montagna nonostante che questa avesse già dato segni preoccupanti. La cosa triste è che per quei morti hanno pagato in pochi e quei pochi nemmeno tanto perché in Italia è così. Vale sempre quel detto che a rimetterci sono solo i fessi. Eppure proprio quei fessi - vale a dire gli abitanti di Longarone, Codissago, Castellavazzo, Erto e Casso - avevano richiamato più di una volta l'attenzione delle autorità scientifiche nonché i rappresentanti del Governo sul fatto che il monte Toc brontolava come non avrebbe dovuto, che gli smottamenti erano continui e che le scosse telluriche, sia pure di breve intensità, erano all'ordine del giorno. Nemmeno una frana caduta il 4 novembre 1960 nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont fu sufficiente a far capire agli ottusi, o in malafede, organi preposti ai lavori che il rischio di una immane catastrofe era reale. Quando qualcuno tra i geologi si rese conto che l'allarme aveva un suo fondamento e che occorreva correre ai ripari era troppo tardi. Alle h. 22:39 di quel maledetto giorno una enorme frana lunga 2 km di oltre 270 milioni di m3 di rocce terra si staccò dal monte Toc e precipitò nel bacino provocando un'onda che scavalcò la diga e travolgendo tutto quello che incontrava. Il tutto accompagnato da una scossa sismica che per la paura aveva fatto uscire la gente dei Comuni dalle case ma che non fu sufficiente a salvarli. L'impatto della frana con l'acqua aveva generato tre onde ciascuna, accerchiando tutti quei poveretti che non trovarono scampo ai 25 milioni di m3 di acqua che erano riusciti a scavalcare la diga, quindi alla morte. Il giorno dopo, con la luce, ai soccorritori si presentava uno spettacolo orrendo. Praticamente dei tanti paesi della valle non rimaneva più niente.
L'idea di sfruttarla come bacino idroelettrico, questa valle, risale al 1929. Si fecero anche dei progetti lasciati però a metà per via della guerra. Senonché la Sace (Società Adriatica di Elettricità) era intenzionata ad andare avanti convinta che solo in quel modo si sarebbe potuto approvvigionare il Triveneto, Venezia compresa, di energia elettrica sufficiente per mandare avanti le industrie. Dopo una serie di indagini geologiche affidate a Giorgio Dal Piaz, si dette il progetto a Carlo Semenza; progetto che prevedeva una diga a doppio arco alta 202 metri con un invaso di 58. 2 milioni di m3. Poteva anche andare bene, poi però i metri diventarono 262 con un invaso di 152 milioni di m3. Non era più la stessa cosa. A Roma si riempirono ugualmentela bocca, tutti contenti perché quella era la diga più grande mai costruita in Europa, e così nel 1957 approvarono il progetto. Non a caso i lavori erano già iniziati da un anno e - così si sosteneva al ministero competente - non si potevano certo interrompere. Eppure fin dall'inizio geologi &  company avrebbero dovuto capire dalle scosse telluriche e dagli smottamenti che ne conseguivano che era più che consistente il rischio di una grande paleofrana sul monte Toc. Niente da fare. Addirittura il primo invaso a quota 600 fu portato a quota 650 e successivamente a 710 senza tenere conto della costituzione morfologica della catena montagnosa, della vallata e dell'ambiente tutto. Calcoli fatti presso l'Università di Padova ipotizzarono che nell'eventualità di una frana non ci sarebbero stati né cedimenti della diga né svasi in quanto le onde non sarebbero state più alte di 30 metri corrispondenti a 40 milioni di mc. In realtà la frana fu di 300 milioni di m3 e si mosse ad una velocità tripla di quella prevista con una energia cinetica 100 volte superiore al massimo calcolato. L'onda che scavalcò la diga fu di 200 metri.
Questo è quanto. E dire che già al tempo dei romani si era sottolineato come quelle montagne fossero poco affidabili tanto che ne parlò pure Catullo in una delle sue opere. Smottamenti ci furono nei secoli XIV, XVIII e XIX per non parlare poi di quello che era avvenuto nel marzo 1959 allorché una massa di 3 milioni di m3 di detriti si staccò dai monti Castellin e Spiz precipitando nel bacino artificiale del lago Pontisei. Sarebbe dovuto essere sufficiente per far comprendere cosa ci poteva aspettare dal monte Toc. Purtroppo non fu così. Bene quindi ha fatto l'Onu, nel suo documento "2008 Anno internazionale del pianeta terra" a definire quanto succsso il 9 ottobre 1963 la peggior tragedia ambientale mai accaduta nel mondo provocata dal'uomo. (Veronica Incagliati)