Accadeva Oggi

7 ottobre

    7 OTTOBRE

IL SEQUESTRO DELL'ACHILLE LAURO Diavolo di un Bettino Craxi. Solo un capo del Governo con gli attribuiti  poteva fare muro contro muro con allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Certo Bettino - così lo chiamavano gli amici più intimi - non è stato il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia avuto, se si considera oltretutto che in casa socialista ha lasciato correre un po' troppo, ma quando si trattava di prendere decisioni immediate sapeva il fatto suo. Lo dimostrò in occasione del famoso incidente di Sigonella che vide l'uno di fronte all'altro le truppe speciali Usa ed i nostri carabinieri; le prime intenzionate, anche con la forza, a strappare dalle mani italiane il numero uno del Fronte di Liberazione Palestinese Abu Abbas  nonché i quattro dirottatori del transatlantico "Achille Lauro", le seconde ferme nel proposito che questo non avvenisse.
Per capire meglio l'accaduto, è bene fare un flash back circa quello che avvenne il 7 ottobre 1985 a bordo dell'unità navale appartenente alla flotta Lauro. I terroristi, perché tali erano nonostante i sofismi ultrasinistri, avevano deciso fin dall'estate di quell'anno di portare a termine una clamorosa operazione avente come obiettivo Israele. Si trattava di dirottare una nave e di sequestrare i suoi passeggeri. Fu scelta l'"Achille Lauro" che partiva regolarmente da Genova. Per giorni e giorni si sprecarono i preparativi, tra i quali rientrava anche il compito di far entrare di nascosto nel transatlantico le armi necessarie nel momento in cui sarebbe stato dato il via all'entrata in azione. Si trattava di Kalashnikov di fabbricazione sovietica, pistole, bombe a mano ed altri esplosivi. Il piano prevedeva che il commando avrebbe agito una volta che l'unità sarebbe entrata nel porto israeliano di Ashdod; piano, altresì che dovette essere modificato in quanto per puro caso un marinaio scoprì un K47 segnalando la cosa al comandante della "Achille Lauro", Gerardo De Rosa. Ragion per cui i terroristi furono obbligati ad entrare subito in azione, in acque egiziane. Dei 1277 passeggeri, una parte era già scesa a terra perché voleva proseguire per altra strada verso Porto Said. L'intenzione era però quella di risalire a bordo a tarda sera. Le cose presero invece un indirizzo diverso.
La dinamica del dirottamento ebbe tempi molti stretti. Tre terroristi cominciarono a far fuoco e a lanciare bombe a mano per seminare il panico mentre il quarto con un altoparlante dava gli ordini ordinando ai passeggeri di recarsi nella sala da pranzo. A pagare per tutti fu Leon Klinghoffer, ebreo americano per giunta paralitico quindi costretto a stare un carrozzella. Fu separato dalla moglie Marilyn, ucciso ed il corpo gettato in mare. La notizia del barbaro assassinio si seppe però dopo che i terroristi avevano intavolato le trattative consistente nell'arrivo di un Boeing 737 egiziano con il quale il commando avrebbe poi volato verso un Paese neutrale. Solo che la morte di Klinghoffer aveva sollevato una indignazione mondiale. Washington, per bocca del suo presidente, optò per la linea dura consistente nella cattura con qualunque mezzo dei dirottatori nonché di Abu Abbas e di Hani El-Hassan (un consigliere di Yasser Arafat) che erano stato mandati in Egitto per convincere i terroristi alla resa in cambio della promessa dell'immunità. L'11 ottobre mentre il Boeing si dirigeva verso Tunisi fu intercettato da quattro caccia statunitensi che lo costrinsero a dirigersi verso la Sicilia e ad atterrare a Sigonella.
La più grave crisi diplomatica del dopoguerra tra Italia e Stati Uniti scoppiò quando la Casa Bianca pretese la consegna dei passeggeri del velivolo. Craxi, nonostante che il suo ministro degli Esteri Giovanni Spadolini fosse di avviso diverso, si oppose risolutamente invocando il rispetto del diritto internazionale e dando ordini precisi sia ai carabinieri che alla Vigilanza Aeronautica Militare. La situazione si aggravò ulteriormente nel momento in cui ai soldati Usa si aggiunsero uomini della Delta Force fatti sbarcare appositamente da due C-141. Palazzo Chigi dovette così rinforzare il contingente dell'Arma con un reparto speciale spedito da Catania. Per un attimo si temette il conflitto armato. Il commando fu richiuso nel carcere di Siracusa, in quanto ad Abbas e El-Hassan furono fatti volare alla volta di Ciampino con il Boeing protetto questa volta da una scorta di F-104S decollati da Gioia del Colle e da Grazzanise secondo le disposizione date dal Capo del Sismi ammiraglio Fulvio Martini. Anche in quella occasione un caccia Usa cercò, senza alcuna autorizzazione e senza comunicare il piano di volo, di rompere la formazione del Boeing e degli F-104S ma dovettero desistere. La stessa cosa avvenne a Ciampino allorché un aereo Usa, fingendo un guasto, si mise di traverso davanti al velivolo egiziano per non farlo decollare. Un ultimatum di cinque minuti da parte di Martini - il quale avrebbe fatto spingere fuori pista il jet da un bulldozer - e gli americani desistettero da ogni altro tentativo. Abbas e El-Hassan furono poi fatti salire su un volo di linea jugoslavo per destinazione ignota
Ora, a distanza di tanti anni, non si può negare che il dirottamento dell' "Achille Lauro" fu un atto di terrorismo vero e proprio che andava punito. Questo però non scusava la tracotanza degli Stati Uniti che credevano di muoversi come cow-boy nel West. Craxi si comportò bene, molto meno altri presidenti del Consiglio che successivamente se la fecero addosso senza puntare i piedi pur essendoci di mezzo dei morti italiani. (Veronica Incagliati)