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6 ottobre

    6 OTTOBRE ANWAR AL-SADAT Soleva ripetere che "la pace è più preziosa di qualsiasi pezzo di terra". Per essersi prodigato al servizio di questa ricevette il premio Nobel assieme Menachem Begin. Stiamo parlando di Anwar al-Sadat presidente dell'Egitto dal 1970 al 1981, anno in cui un commando di tre soldati, simpatizzanti del gruppo al-Jiha, lo falciò a raffiche di mitra durante una parata militare a Il Cairo. Era il 6 ottobre 1981 ed il mondo intero assistette scioccato alle immagini riversate dalla televisione. Al-Sadat aveva 62 anni essendo nato il 25 dicembre 1918 nel basso Egitto. Nella sua autobrigrafia scriverà di avere avuto fin da piccolo sentimenti nazionalisti il che, tradotto in parole povere, significava affrancarsi dalla dominazione britannica che, pur non avendo alcun titolo, di fatto nell'ex terra dei Faraoni faceva il buono ed il cattivo tempo dal 1881. Per due volte fu arrestato durate la seconda Guerra Mondiale per avere simpatizzato con i tedeschi di Erwin Rommel ed ancora nel 1946 per partecipazione ad una organizzazione che mirava alla liberazione dell'Egitto. La sua fortuna politica è legata all'amicizia con il generale Muhammad Neghib e con il colonnello Gamal Abd al-Nasser tutti aderenti ai "Liberi Ufficiali" con i quali nel luglio 1952 - approfittando che Re Farouk era in viaggio all'estero (Roma) - portò a termine un incruento colpo di Stato dando vita ad una sorta di triunvirato con Neghib presidente. Gli succederà due anni dopo Nasser. Quando questi morì nel 1970 la strada era aperta anche per Sadat.
Per l'Egitto era il momento dei grandi cambiamenti. Se da un lato infatti il nuovo presidente dava inizio ad una opera di vera e propria demolizione del sistema politico-economico con una serie di riforme che porteranno ad una "seconda rivoluzione" anche nel campo sociale, dall'altra apriva alle potenze occidentali avvicinandosi alla Francia e all'Inghilterra e di pari passo chiedendo ai consiglieri russi e ai circa 20 mila uomini del loro personale militare di fare le valigie e di rientrare nell'Unione Sovietica. Contemporaneamente non disdegnò di firmare un accordo con l'Arabia Saudita considerato un prezioso tramite diplomatico con gli Stati Uniti. Questo non gli impedì di sferrare assieme alla Siria un attacco ad Israele il 6 ottobre 1973 approfittando della giornata dello Yom kippur ebraico e riuscendo a sorprendere le forze israeliane. Tel Aviv si troverà in difficoltà per alcuni giorni ma la vittoria per l'Egitto fu effimera in quanto non gli ridette né il controllo del canale di Suez né gli permise di giungere ad un accordo favorevole. Se il Sinai ritornò alla patria di origine, questo fu dovuto all'apertura di relazioni tra al-Sadat ed il Primo Ministro israeliano  Begin, fino a quel momento inimmaginabili. A fare il passo iniziale fu al-Sadat che nel novembre 1977 si recò in visita a Gerusalemme dove tenne tra l'altro un discorso alla Knesset. Successivamente sarà Begin a recarsi a Il Cairo. Un anno dopo i due statisti si ritroveranno a Camp David per discutere di un trattato di pace sotto l'egida del presidente americano Jimmy Carter. Trattato che sarà siglato nel marzo 1979 a Washington. Nelle fasi successive Israele ritirerà le sue truppe dalla Penisola del Sinai, restituendo all'Egitto l'intera area.
Gli accordi di Camp David resero però molto impopolari tanto al-Sadat, diventato inviso ai fondamenti islamici, che Begin. A farne le spese fu il primo anche perché si era messo in testa di colpire le organizzazioni musulmane, in particolare quelle formate dagli studenti. L'arresto di 1.600 dissidenti, in buona parte islamici e comunisti, fu la goccia che fece fece traboccare il vaso. La mattina di quel 6 ottobre la sorte di al-Sadat era segnata. (Veronica Incagliati)