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5 ottobre

    5 OTTOBRE
JAMES BOND Quel 5 ottobre 1962, quando sugli schermi londinesi uscì "Licenza di uccidere" primo di una serie fortunatissima di film imperniati sulle avventure dell'agente segreto James Bond, non eravamo nati. Per la precisione i nostri genitori dovevano ancora convolare a nozze. L'avrebbero fatto più tardi. Per cui, una volta nell'età giusta per andare al cinema, lo 007 di Sua Maestà britannica  aveva già fatto il suo tempo  e non c'era poi più tanto da meravigliarsi se Bond ingaggiava una dura battaglia all'interno di una stazione spaziale costruita dal cattivo di turno che voleva distruggere la terra (vedi "Moonraker"); un po' perché nel frattempo si era andati sulla luna, un po' perché le scoperte scientifiche e tecnologiche avevano fatto passi da gigante. Ciò nondimeno le pellicole tratte dai romanzi di Ian Fleming sono state sempre le nostre preferite e crediamo che in tanti abbiano condiviso la nostra opinione.
L'uscita del film "Licenza di uccidere" fu un avvenimento per una duplice ragione. In primo luogo perché si dava vita ad un eroe tutto sommato scanzonato che si muoveva tra belle donne e paesaggi incantevoli; secondariamente perché ormai la gente era stanca di drammoni di guerra dove i malvagi erano sempre tedeschi e  giapponesi. Il nemico ora era un altro ed anche piuttosto abile. Da un successo immediato scaturì poi il desiderio di sapere chi fosse quel Fleming che aveva creato uno 007 tanto bravo da uscire fuori indenne pure dalle contaminazioni radioattive. Nessuno - eccettuato in ambienti ristretti - aveva sentito quel nome ragion per cui fu un accorrere nelle librerie per trovare il libro. La sorpresa allora fu grande perché si scoprì che Fleming di romanzi con Bond protagonista ne aveva già scritti dieci. Aveva cominciato per noia nel 1952 per distrarsi dagli ozii nella sua bella villa GoldenEye in Giamaica e fors'anche per non ascoltare le tiritere della fresca mogliettina contessa Anne Geraldine Rothermere Charteris. Da ex agente della Marina Militare britannica, arruolato nel corso della 2° Guerra Mondiale, Fleming aveva tutte le carte in mano per scrivere un romanzo pieno di colpi di scena ma soprattutto attendibile. Pure quel "Licenza di uccidere" e così altri come "Casinò Royal, la benda nera", "Vivi e lascia morire", "Moonraker: il grande slam della morte", "Una cascata di diamanti", "Dalla Russia con amore", "Missione Goldfinger", "Solo per i tuoi occhi", "Thunderball, operazione tuono", "La spia che mi amava", erano passati inosservati al grande pubblico. Se qualcuno prima del 5 ottobre '62 avesse infatti chiesto ad un librario di tirargli fuori dagli scaffali un'opera qualsiasi di Fleming, si sarebbe trovato di fronte allo sconcerto del poveretto il quale tra l'altro a quei tempi non aveva neppure il computer per fare una ricerca dettagliata.
Il successo di Bond, e quindi del suo creatore, fu dovuto in buona parte all'interprete cinematografico, ovvero all'attore Sean Connery, l'uomo giusto per la parte giusta. A noi per la verità non dispiacque  neppure Roger Moore che gli succedette nello schermo mentre altri Bond - nelle versioni George Lazenby, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig - per la verità ci hanno lasciato indifferenti. Va da se che Connery è stato lo 007 più vicino allo spirito creativo di Fleming.
Ogni tanto la televisione ci fa rivedere qualche film della serie e ci viene da sorridere, con una sorta di indulgente malinconia, pensando che i tempi delle spie - anche durante la Guerra fredda con l'Urss da una parte e l'Occidente dall' altra - avevano in fondo qualcosa di romantico che il terrorismo ha distrutto. La Specte che combatteva Bond - inviato ogni qualvolta in missione da Sir Mansfiled Smith-Cumming (M) capo dell'MI6 - altro non era, al di là della Cortina di ferro, che la famigerata Smersh reparto eliminazione del Kgb sovietico. Bisognerebbe chiedere a Vladimir Putin - che del Komiter Gosudarstvenno Bezopasnosti era un dirigente - chi comandasse quella branchia quando Flaming dava vita al suo eroe. Di certo chi ne fosse stato a capo, non avrebbe avuto tra le braccia l'angora bianco dagli occhi verdi, cattivi come quelli del padrone, che abbiamo visto sia in "Dalla Russia con amore" che in "Moonraker".
Un ultima parola, sulla segretaria di M. Bisognerebbe inventarsela una come miss Liz Moneypenny, perennemente innamorata del suo agente segreto, perennemente fedele all'immagine di questo rubacuori che non se la filava per niente, inconsapevole che lei invece smaniava di essere portata a letto come 007 faceva con le altre. Povera Moneypenny, ci fai tenerezza. Per fortuna figure così non esistono più. (Veronica Incagliati)