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4 ottobre

        4 OTTOBRE ROBERTO BELLARMINO   Che cosa avesse Sisto V, er Papa tosto, per voler mettere all'indice anche un capitolo di un libro di Roberto Bellarmino non è stato chiarito bene. Si disse a quell'epoca (siamo nel 1590) che ne "Le controversie" - la più famosa opera del santo gesuita scritta su preciso incarico della Chiesa cattolica che dopo il Concilio di Trento voleva avere qualche arma in più per rispondere agli attacchi della Riforma protestante - Bellarmino non avesse riconosciuto al Vaticano il potere diretto sulle realtà temporali. Ora Sisto V era un pontefice di quelli al quale il sangue andava subito alla testa e pare non avesse gradito la spiegazione che alla questione aveva dato il Dottore della Chiesa, nato toscanaccio e quindi abituato a parlare e a scrivere secondo la sua testa. Probabilmente però ci saranno state altre ragioni per un così ostinato irrigidimento da parte del Papa che si era sempre manifestato buon amico del gesuita tanto che era stato lui in persona a nominarlo nel 1588 Direttore Spirituale del Collegio Romano. Non solo, ma lo aveva inviato in Francia per cercare di trovare una soluzione alle dure lotte che si stavano combattendo in quel Paese tra cattolici e protestanti, questi ultimi nella veste dei ribelli Ugonotti. 
Come che sia, Bellarmino se ne amareggiò profondamente. Comunque tutto si risolse per il meglio. Sisto V pensò di togliersi di torto, non si sa bene per malaria o perché qualcuno lo aveva avvelenato, e così il gesuita ebbe vita più facile anche perché il nuovo Pontefice - Gregorio XIV - considerò "Le controversie" un'opera fondamentale.
Nato a Montepulciano il 4 ottobre 1542, terzo di dieci fratelli, entrò a 18 anni nella Compagnia di Gesù nonostante che il padre avesse desiderato per il figlio una carriera politica. Anche allora, a ben vedere, se si voleva sfondare nella vita occorreva seguire questa strada. La madre, pia donna, era invece favorevole a che il figlio diventasse sacerdote. Carriera anche questa non disprezzabile. L'ebbe vinta, quest'ultima. Grazie a lei, Roberto Bellarmino sarebbe diventato poi uno dei Dottori più significativi della Chiesa.
Insegnante e predicatore, il giovane sacerdote ebbe dai vari Papi che si succedettero a Gregorio XIV tutta una serie di importanti e delicati incarichi, non ultimo quello di rivedere le modifiche che Sisto V aveva apportato alla Vulgata. Questi infatti aveva fatto alcuni errori che andavano corretti prima della promulgazione finale. Compito non facile perché sarebbe stato come sconfessare il nome di un Papa. Bellarmino suggerì allora il rimedio consistente nel far credere che, nello stampare la nuova Vulgata, la tipografia aveva fatto degli errori per cui era necessaria una errata corrige. In questo modo si salvò la reputazione di Sisto V e Clemente VIII potette fare uscire il Sacro testo nella edizione corretta.
Nominato cardinale nel 1599, dopo essere stato dapprima Rettore del collegio Romano e poi Preposito della Provincia di Napoli, Bellarmino durante il conclave del 1605 fu proposto anche per diventare Papa. L'iniziativa ebbe però buona parte dei voti contrari. Già il fatto di avere ricevuto la porpora - cosa più unica che rara per un gesuita - andava contro tutte le regole, farlo Pontefice sarebbe stato poi il colmo. Ad ogni modo fu lo stesso Bellarmino a defilarsi appena seppe che si era fatto il suo nome. Anzi, in quella occasione fu lui stesso a dire che avrebbe rinunciato pure al titolo cardinalizio purché ogni cosa filasse per il verso giusto. Fu scelto Camillo Borghese che prese il nome Paolo V e che - appena salito al soglio pontificio - volle con se Bellarmino nominandolo membro del Santo Ufficio. La carica lo porterà ad occuparsi di delicate questioni quali la contesa tra la Santa Sede e la Repubblica di Venezia, la controversia tra i sudditi inglesi e la Corona, il processo a Giordano Bruno e quello a Galileo Galilei. Nel primo di questi ultimi due casi, per la verità il gesuita - che aveva il compito di consultore - ebbe un ruolo marginale. In quanto a Galilei, che gli era amico, Bellarmino soffrì moltissimo quando fu lui stesso a dovergli comunicare con una lettera l'ammonizione della Chiesa se avesse continuato ad insegnare la teoria eliocentrica. La morte, nel settembre del 1621, lo colse però prima che uscisse la sentenza di condanna dello scienziato.
Autore del "Grande catechismo" e del "Piccolo catechismo", Bellarmino divenne beato nel 1923 e santo nel 1930. A Cincinnati negli Usa viene venerrato come patrono degli avvocati canonisti. (Veronica Incagliati)