Accadeva Oggi

3 ottobre

    3 OTTOBRE LA CONQUISTA DELL'ETIOPIA Con il senno del poi potremmo dire che Benito Mussolini se la poteva pure risparmiare la guerra all'Etiopia. Se fosse stato più prudente, o per lo meno avesse temporeggiato senza lasciarsi prendere dalle manie di grandezza coloniale, di certo Francia ed Inghilterra avrebbero appoggiato l'Italia chissà per quanto tempo ancora e magari il nostro Paese non sarebbe entrato nel secondo conflitto mondiale. Le cose invece presero un'altra piega. A beneficio del Duce - e questo per rispettare la verità - va sottolineato comunque che il primo a cercare rogne era stato proprio Haile Selassie imperatore abissino il quale aveva dato disposizione alle sue bande di provocare gli italiani, lungo i confini con l'Eritrea, con una serie di attacchi "mordi e fuggi". Dagli oggi, dagli domani, alla fine Mussolini - che probabilmente avrà avuto pure delle buone qualità ma non quella sopportazione - dichiarò formalmente guerra all'Etiopia il 2 ottobre 1935. Il 3 ottobre le truppe italiane, già mobilitate e consistenti in 100 mila soldati più un considerevole numero di ascari, entravano in territorio abissino. Con il via alla campagna dell'Africa orientale, che avrebbe dovuto riscattare il disonore della cocente sconfitta subita dagli italiani ad Adua nel 1896, il nostro Paese - sull'onda di canzoni come "Faccetta nera", "Povero Selassie", "O morettina", "Noi tireremo dritto" - di fatto si rompeva quell'equilibrio europeo al quale in qual modo era stato proprio l'allora capo del Governo italiano a mantenere quando nel 1933 aveva fatto la voce grossa con Adolf Hitler che voleva annettere l'Austria alla Germania.
Che il Duce fosse intenzionato mettere le mani sull'Abissinia era cosa risaputa. Per quale motivo - si chiedeva il capo del Governo italiano - Londra e Parigi avevano potuto fare il comodo loro in Africa mentre a Roma si era lasciato - a parte l'Eritrea e la Somalia - solo lo scatolone di sabbia? (a quell'epoca non si conoscevano infatti le risorse nascoste della Libia in fatto di petrolio). Sì, è vero. C'era quel trattato di assistenza italo-etiope del 1928 che tra l'altro avrebbe dovuto garantire l'inviolabilità dei confini da entrambi i due Paesi, ma non erano forse sempre gli abissini a sconfinare prendendo a pretesto che anche l'Etiopia aveva diritto di ottenere un posto sul mare? La provocazione di Addis Abeba  arrivò puntuale verso la metà del 1943 allorquando alcuni presidi italiani furono attaccati dagli abissini. Non era che l'inizio giacché subito dopo ci fu l'assalto al nostro consolato di Gondar terminato con la morte di quattro ascari e a dicembre l'aggressione da parte di 1.500 etiopi ad una postazione italiana costata la vita ad 80 soldati su 200 che formavano il presidio. Roma chiese le scuse ufficiali che naturalmente non vennero. Nemmeno a parlare poi di indennizzo ai famigliari dei caduti. Della cosa fu investita la Società delle Nazione, un organismo internazionale quanto inutile nato nel 1919 a Versailles e voluto fortemente dal presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson. Si dimostraò subito un fallimento al pari delle attuali Nazioni Unite. La Società delle Nazioni rimandò infatti la palla a Roma e ad Addis Abeba perché se la sbrigassero loro. Data, 16 gennaio 1935. L'8 giugno Mussolini in un discorso a Cagliari rivendicava il diritto dell'Italia ad attuare una sua politica coloniale; il 18 settembre in una intervista al <Morning Post> garantiva che gli interessi anglo-francesi non sarebbero stati assolutamente lesi. Infine la dichiarazione di guerra.
Inizialmente il comando delle operazioni fu affidato al marescialllo Emilio De Bono, quadrunviro e pluridecorato, che ebbe come appoggio il generale Rodolfo Graziani. Poi siccome l'avanzata era lenta - nonostante la conquista di Axum (capitale religiosa) e di Adua - a prendere in mano la situazione fu il enerale Pietro Badoglio. Sei mesi dopo la guerra sarà finita, fuggiasco Haile Selassie e gli italiani trionfanti in Addis Abeba. Il breve conflitto costato la vita a 1.500 soldati italiani e a 16 mila abissini, oltre ad un numero altissimo di civili, fu condannato dalla Società delle Nazioni  che impose al nostro Paese alcune sanzioni economiche senza peraltro che l'Italia ne risentisse. L'atto - ma anche in questo caso parliamo con il senno del poi - avrebbe potuto essere evitato giacché da quel momento Mussolini, per ripicca, si avvicinò alla Germania di Hitler.
Per la prima volta, nel corso di guerre coloniali, furono usate armi vietate dalla convenzione di Ginevra. Gli italiani, bombardando in più di una occasione i villaggi somali con bombe all'iprite; gli abissini facendo ricorso all'uso di proiettili Dum-dum.
Resoconti del conflitto furono inviati al "Corriere della Sera" dal giovane giornalista Indro Montanelli. (Veronica Incagliati)