Accadeva Oggi

2 ottobre

    2 OTTOBRE IL FEROCE SALADINO Dopo averla conquistata nel corso della prima crociata all'incirca un secolo prima (anno più, anno meno poco conta), i cristiani il 2 ottobre del 1187 furono costretti a consegnare per forza maggiore Gerusalemme a Saladino. Per forza maggiore perché il 4 luglio di quello stesso anno nella battaglia di Hattin l'esercito di colui che si era proclamato sultano di Siria, di Egitto e di altri territori aveva sconfitto pesantemente gli uomini di Re Guido di Lusignano e non aveva avuto più davanti a se la minima resistenza. La caduta della Città Santa, che anticipava di poco quella di Acri, provocò nel mondo cattolico europeo un vero sgomento anche perché i fuggiaschi sulla strada del ritorno nelle rispettive patrie avevano raccontato ogni sorta di nefandezza da parte dei saraceni. Tutto falso Se è' vero infatti che Saladino in persona volle tagliare la testa a Rinaldo di Chatillon quale vendetta per avere questi trucidato in precedenza un gruppo di fedeli musulmani che si stavano recando in pellegrinaggio alla Mecca, ed è vero altresì che un eguale trattamento ebbero i Cavalieri degli Ordini religiosi come gli Ospitalieri ed i Templari che non erano voluti scendere a compromessi o tradire il loro voto di combattere per la fede religiosa ("Intendo purificare la terra da questi due ordini mostruosi, dediti a pratiche insensate, i quali non rinunzieranno mai all'ostilità, non hanno alcun valore come schiavi e rappresenano quanto di peggio vi sia nella razza degli infedeli"),  non si può negare che il Sultano si comportò con la popolazione di Gerusalemme nel migliore dei modi. Quando fece il suo ingresso in città gli ordini erano stati già impartiti: nessuno - tra cristiani ed ebrei - avrebbe dovuto essere molestato e chi voleva andarsene via dal Paese era libero purché pagasse una tassa di dieci dinar. In moltissimi casi esonerò addirittura la gente da questa imposta venendo incontro alla richiesta del patriarca il quale aveva fatto osservare che vedove ed orfani erano troppo poveri per trovare la somma. Tra le tante disposizioni di Saladino pure quella di non rivalersi sui cristiani quale rappresaglia da parte dei fanatici per le violenze compiute sui musulmani. Fu inoltre rafforzata la guardia al Santo Sepolcro. Peccato che la reliquia della vera Croce, portata in battaglia come insegna, fosse andata perduta.
Chiamato a torto "feroce" dai suoi contemporanei quando invece fu - oltre che un grande statista, abile guerriere e fine letterato - generoso e misericordioso, Saladino (Salad ed-Din Yussuf) era nato nel 1138 da famiglia curda. Non sappiamo molto della sua gioventù, se non che fu inviato dal padre Ayyub a studiare dapprima materie giuridiche e letterarie, e successivamente strategia militare presso lo zio Shirkun. Il che gli servirà nel momento in cui dovrà affrontare le prime esperienze di guerra contro i turchi selgiuchidi e gli sciiti-ismailiti. Entrato al servizio del califfo al-Adid come vizir, nel 1171 Saladino lo deponeva, ponendo fine alla dinastia sciita e dando vita ad un governo sunnita. In quelle terre frattanto si era fatta strada l'idea della Jihad o Guerra Santa che secondo i musulmani avrebbe dovuto riunificare sotto un unico sovrano la forza araba per cacciare l'invasore occidentale rappresentato dai Franchi. Saladino era il personaggio più adatto per raccogliere questa sfida, tutto sommato facile se si pensa che il Regno di Gerusalemme era in mano a signori incappaci e perennemente in lite tra di loro per il possesso di castelli e territori. Altro elemento di debolezza era determinato dal fatto che i latini - a differenza dei nuovi arrivati - vivevano in Terrasanta ormai da due generazioni per cui avevano installato stabili ed amichevoli relazioni con i musulmani arrivando persino a combinare matrimoni misti. Per questi, una crociata contro Saladino non aveva senso e furono così moltissime le defezioni al momento della chiamata per salvare Gerusalemme.
Il 30 giugno 1187 Saladino attraversò il fiume Giordano con circa 30 mila uomini i cui 12 mila cavalieri. Era un esercito eterogeno ma ordinato e soprattutto fidato. Una parte fu inviata verso Tiberiade per stanare Guy di Lusignano ed indurlo ad accorrere in difesa di questa fortezza, un'altra si diresse verso Hattin. Stremati da giorni di marcia, senza acqua per dissetarsi, decimati nelle retrovie dalle frecce dei sabotatori musulmani che dopo le incursioni si dileguavano immediatamente, i cristiani affrontarono la battaglia di Hattin con un morale che non era certo dei migliori. E fu la fine. Scriveva un cronista arabo contemporaneo, Abu Shama: "Sirio gettava i suoi raggi su quegli uomini vestiti di ferro e la rabbia non abbandonava i loro cuori: Il cielo ardente accresceva la oro furia; i cavalieri caricavano, ad ondate successive nel tremolio dei miraggi, tra i tormenti della sete, in quel vento infuocato e con l'angoscia nel cuore. Quei cani gemevano sotto i colpi, con la lingua penzoloni dall'arsura. Speravano di raggiungere l'acqua ma avevano le fiamme dell'inferno e furono sopraffatti dall'intollerabile calura".
Nel corso della battaglia furono catturati tanto Re Guido che il Maestro Templare per il rilascio dei quali furono date in cambio alcune piazzeforti. Astutamente Saladino aveva disposto che le fila saracene ad un certo punto si aprissero per fare entrare la cavalleria cristiana del conte Raimondo, quindi fece chiudere i varchi. Raimondo si trovò circondato e non più in grado di portare soccorso al resto dell'esercito.
Il "feroce" Saladino divenne famoso perché le figurine che lo rappresentavano fecero parte di un concorso indetto dalla <Buitoni-Perugina>  pubblicizzato da una trasmissione radiofonica condotta da Nizza-Morbelli. Un giorno al teatro Vittoria queste figurine furono trovate come sorpresa nelle barrette di cioccolate che vendeva Pompeo Darly, un ex attore di varietà. Nella sala fu un pandemonio anche perché il feroce Saladino non era facile da reperire. Dallo scompiglio Pompeo trasse poi l'idea di mettere su una rivista sul tema proprio del Sultano saraceno. Fu un successone. Nel 1937 fu girato anche un film con la regia di Mario Bonnard, sempre con Pompeo Darly e con Alida Valli. Tra l comparse Alberto Sordi che faceva il leone. (Veronica Incagliati)