Accadeva Oggi

29 settembre

    29 SETTEMBRE

SOLIMANO IL MAGNIFICO Con Suleyman I, o Solimano, si chiude il periodo più glorioso della potenza ottomana che era cominciata con Mehmet II il Conquistatore e proseguita con Selim I detto anche il Crudele o il Ponderato. Suleyman fu chiamato il Magnifico perché la Turchia, ed in particolare Costantinopoli, sotto di lui ebbe una fioritura delle arti e delle lettere che più tardi sarebbe stato solo un ricordo. Salì al potere il 29 settembre 1520 all'età di 26 anni e governò il vasto impero per poco meno di mezzo secolo. Tutto il tempo necessario quindi per portare avanti le conquiste, a nord verso Belgrado e l'Ungheria, a sud verso l'attuale Iraq, ad est verso la Persia, e poi nel Mediterraneo. Per i suoi sudditi fu  anche il Legislatore (Qanuni). La sua attività politica si incentrò infatti sullo sforzo di integrare la legge sacra tradizionale o shari'a con una legislazione (kanun, dal "canone" greco) intesa a regolare ogni aspetto della vita dello Stato. In questa attività Solimano apportò innovazioni proibite dall'Islam sunnita, imposte proprio grazie al prestigio derivategli dall'aver allargato i confini dell'Impero là dove erano riusciti solo Alessandro Magno ed i romani.
Nato a Trebisonda sul Mar Nero (l'attuale Trabzon), già a sette anni era stato introdotto nel palazzo di Costantinopoli per prendere confidenza con gli studi e con le tecniche militari, determinanti queste ultime quando dovrà proseguire la guerra iniziata dal padre contro i Mamelucchi e i Safavidi. Al Topkapi farà la conoscenza di Damat Ibrahim Pasha, uno schiavo coltissimo che lo inizierà alla conoscenza della letteratura e delle teologia e che diventerà - una volta diventato sultano - il più fido e seguito dei suoi consiglieri. Sarà proprio Pasha a fargli conoscere un giorno il veneziano Ludovico Gritti principale fornitore di pietre preziose e tra i più abili ambasciatori ed agenti della Sublime Porta nelle Corti dei Paesi europei.
Quando Solimano divenne sultano Costantinopoli contava 400 mila abitanti ed era una città grande. In poco tempo la popolazione salì a quasi a 800 mila facendone per l'epoca una sorte di metropoli, considerato che Londra ne contava 150 mila e Parigi appena 45 mila. L'ex Bisanzio - il cui nome dopo la conquista di Mehmet II nel 1453 per la verità era stato trasformato in Istanbul - era diventata un afflusso ininterrotto di popolazioni che venivano da tutte le parti, un'amalgama di razze che si erano viste solo nel periodo di massimo splendore della Roma antica. Questo incessante afflusso di uomini e donne conferì alla capitale dell'impero ottomano quel tono cosmopolita che conserverà per sempre, grazie soprattutto all'arrivo degli ebrei cacciati dalla Spagna (disse in proposito Solimano: "L'Europa senza ebrei si impoverirà"), dei greci commercianti e marinai, degli armeni, dei cristiani cattolici questi ultimi stabilitisi a Pera e a Galata. Degli altri ,chi preferì fermarsi vicino al mar di Marmara, chi a Fener, chi sul Corno d'Oro.
Ora chiamare minoranze sarebbe improprio: Erano difatti i dhimmi. Svolgevano il loro lavoro di banchieri, di cambiavalute, di bottegai come gli ottomani ne svolgevano altri. Verso di loro non c'era alcuna ostilità. Anzi il Sultano li favoriva, essendo sconosciuto il pogrom; specie nei confronti di gruppi etnici più emarginati come gli albanesi (ambulanti e lastricatori), gli zingari (ammaestratori di orsi e fabbricanti di utensili di ferro), i moldo-valacchi ed i  serbi ( pastori), gli egiziani ed i siriani (muratori e ceramisti). Una popolazione, messa tutta insieme, che assieme ai dhimmi raggiungeva il 40 per cento; di poco inferiore quindi  ai turchi.
Protagonista per eccellenza della dinastia che l'aveva resa erede dell'impero bizantino, Solimano volle dare a Costantinopoli un volto uomo. Fece pertanto arricchire il palazzo del Topkapi, fece edificare dal più famoso architetto Sinan la bellissima moschea che prende il suo nome (Sulymamiye Camii), ordinò che si desse inizio alla costruzione di bagni pubblici, cimiteri, scuole coraniche, ospedali e persino di un manicomio. Incoraggiò le istituzioni filantropiche e le arti, facendo venire da ogni parte dei suoi possedimenti pittori e decoratori ai quali affidò il compito di fare risplendere ancora di più la sala del Divano.
Nell'interessante libro di André Clot ("Solimano il Magnifico") si riporta di una cronaca scritta nel 1544 da un prete di Antibes, tale Jerome Maurand, che aveva accompagnato la flotta turca a Costantinopoli di ritorno dalla Provenza: "In questa terza sala (il Divano, ndr), Il gran Signore era seduto su cuscini di broccato, con un abito di raso bianco e il turbante non molto grande; in cima al turbante si vedeva un po' di velluto cremisi che emergeva di tre dita e formava una piega; sul davanti c'era una specie di rosa d'oro, e in mezzo a questa rosa, uno sfolgorante rubino rotondo, grosso come mezza nocciola; all'orecchio destro aveva una perla in forma di pera, della grandezza di una nocciola; sotto il mento, allo scollo della casacca bianca e screziata, vi erano al posto dei bottoni dieci o dodici perle, della grandezza di un grosso cece.....". Tutto sommato Solimano non poteva lagnarsi, specie quando si metteva a tavola. C'era di tutto. Solo che il Sultano era piuttosto frugale: al mattino pane, marmellata e frutta; la sera un po' di carne (per lo più piccioni), minestre di cerali e dessert (baklava e mahallebi), il tutto inaffiato da acqua profumata. Mai vino. I legumi freschi venivano dai giardini del Serraglio, l'olio di oliva dal Penopolleso, le spezie da Alessandria di Egitto, i formaggi dall'Italia. Per i gelati, ogni giorno decine di cammelli erano in cammino da Bursa a Costantinopoli per portare la neve ghiacciata dal monte Uludag. Lo avevano già fatto i romani. 
Solimano è famoso per avere dato vita ad una categoria molto particolare di servitori di palazzo, i cosiddetti içoglandari - che poi altro non erano che dignitari di Corte - la cui formazione durava quattro anni per essere arruolati definitivamente al servizio interno. Ma il suo nome è legato alla creazione dei Giannizzeri (yeni-çeri, nuova truppa), un corpo scelto di fanteria formato da giovani cristiani forzatamente reclutati e considerati l'èlite dell'esercito ottomano. Non potavano avere altra occupazione o fonte di reddito che non fossero quelle derivanti dal mestiere delle armi. Solimano, e i sultani che gli succedettero, se ne servirono per sedare i disordini e per portare gli attacchi nelle battaglie più delcate.
Di tutte le preoccupazioni del sultano - a parte le guerre che lo videro sovente scontrarsi con Carlo V per il predominio del Mediterraneo (epiche le battaglie tra Khair Barbarossa e Andrea Doria) - vi era quella di proteggere il popolo contro la speculazione tanto che aveva dato disposizione al Visir perché intervenisse di continuo per impedire il rialzo ingiustificato dei prezzi. Fissati in generale per un lungo periodo, salvo variazioni considerevoli dei costi di produzione, questi erano stabiliti in modo tale che il commerciante potesse guadagnare onestamente il dovuto e la popolazione potesse rifornirsi a buone condizioni anche per la qualità. In quanto alla giustizia, la Turchia di Solimano era molto più avanti della Francia di Francesco I, della Spagna di Carlo V e dell'Inghilterra di Enrico VIII. Questo perché i poteri pubblici della Sublime Porta si preoccupavano della sorte della gente e della sue necessità, cosa che non avveniva negli altri Paesi.
Dodici campagne militari condotte di persona, 1.400.000 kq di terre conquistate in tre continenti, un figlio strangolato perché non aveva nascosto la sua ambizione di succedergli anzitempo, una moglie bellissima alla quale restò sempre fedele, Solimano il Magnifico morì di infarto il 6 settembre 1566 davanti alla fortezza di Szigetvar in Ungheria dopo che un ennesimo attacco dei suoi soldati era stato respinto dagli uomini del barone croato Nikola Subic Zrinki. I turchi però non disarmarono. Fecero issare per benino il cadavere di Solimano su un baldacchino e, dopo avere ucciso il medico che lo aveva ricomposto, convinsero gli ungheresi che il sultano era ancora vivo e vegeto. Il giorno dopo la fortezza cadeva ed iniziava il saccheggio. (Veronica Incagliati)