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27 settembre

    27 SETTEMBRE EZZELINO DA ROMANO Si dice che nemmeno Sant'Antonio di Padova fosse riuscito a convertirlo. Non ci fu niente da fare neppure quando il 27 settembre 1259 si trovò in punto di morte per le ferite riportate in battaglia perché anche in quella occasione rifiutò i sacramenti. Di Ezzelino da Romano, Ezzelino III per la precisione, se ne sono dette tante sulla sua ferocia e crudeltà che non si sa più quanto sia vero e quanto falso. Dante Alighieri - che non voleva altro per mettere qualcuno nel suo "Inferno" - ce lo ficca di prepotenza nel Canto XII là dove scrive "e quella fronte ch'a il pel cosi nero, /è Azzolino". Certo ci voleva un pelo proprio nero per fare quello che si racconta sul suo conto. Secondo uno aneddoto, pare che risolse il problema dei mendicanti a Verona nel modo più spiccio. Un giorno li fece radunare in un enorme capannone fuori le mura della città facendo intendere loro che c'era da mangiare per tutti. A quei tempi un po' di cibo non si rifiutava mai per cui fu un accorrere da tutte le contrade. Poveretti, non sapevano cosa li aspettava. Gli ordini - una volta che quei disgraziati si fossero accomodati dentro - erano infatti quelli di chiudere ermeticamente le porte e di dar fuoco al capannone. In un sol colpo Ezzelino si era liberato dei questuanti, il tutto sempre con un sorriso gentile sulla bocca, un fare accomodante che in più di una occasione trasse in inganno gli avversari politici ed il popolo. E già, perché questo signorotto della Marca Trevigiana vissuto nel XIII secolo, cavaliere indomito, grande combattente - oltre ad essere un tiranno di quelli proprio cattivissimi - sapeva dissimulare alla perfezione la sua vera anima che probabilmente - come asseriva il cronista contemporaneo Fra' Salimbene de Adam - apparteneva al diavolo ("Hic plus quam diabolus timebatur"). E poi aveva pazienza, una dote - negativa nel caso suo - che ingannava, salvo poi per chi aveva creduto alle sue parole ritrovarsi in una fetida prigione. L'ultima destinazione in genere era il patibolo al quale - per citare un caso - furono destinati in sol giorno del 1239 diciotto padovani. Qualche anno dopo, nel 1256, si liberò di altri patavini che pure avevano  militato nel suo esercito. Se ne era servito per un certo periodo, dopo averli fatti coscrivere con la forza. Ma non si fidava di loro per cui pensò di eliminarli dapprima concentrandoli tutti nell'anfiteatro di Verona e successivamente dando disposizione perché fossero condotti a gruppi nelle prigioni e fatti fuori. Di diecimila che erano, se ne salvò solo uno. Non aveva ragione dunque Dante ad asserire che Ezzelino aveva il pelo nero?
Era nato nell' aprile 1154 a Romano, terzo di una famiglia che si era trasferita in Italia dalla Germania. Fin da giovane manifestò una speciale inclinazione per la guerra, resistente ad ogni fatica, insensibile alla pietà, abile politico. Se per un certo lasso di tempo simpatizzò per la Lega Lombarda, se ne disgustò ben presto (chissà come la pensa Umberto Bossi?) per buttarsi dalla parte dell'Imperatore Federico II di Svevia. Anzi con questo strinse rapporti anche di parentela, avendo avuto in moglie la figlia. Si chiamava Selvaggia, nome che più adatto di così non poteva essere per un uomo crudele come Ezzelino. Sembra invece che la fanciulla fosse, oltre che bella, anche buona; troppo per vivere accanto ad un marito che non sapeva cosa fosse la tolleranza. Morì quasi subito lasciando Ezzelino libero di accasarsi altre due volte, libero di distruggere castelli, di impossessarsi di Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova, Brescia; di ordinare l'arresto di tutte le persone che simpatizzavano per la parte guelfa; di fare abbattere case e palazzi dei fuoriusciti; di sbarazzarsi di qualsiasi ostacolo che si frapponeva alle sue ambizioni.
Accusato di eresia e di efferatezza e pertanto scomunicato, calcolò male l'ultima sua mossa. Non avrebbe dovuto mettersi contro il Papa, oltretutto perché la scomparsa di Federico II nel 1250 lo aveva lasciato in parte solo. Pure riuscì ancora una volta ad ottenere qualche decisiva vittoria grazie anche all'appoggio del fratello Alberico ed inizialmente dell'alleato Oberto II Pallavicino, senonché una crociata bandita dal Pontefice riuscì a convincere la Lega guelfa di Azzo II d'Este che era giunta l'ora di liberarsi una volta per tutte di Ezzelino. I due eserciti si affrontarono  a Cassano d'Adda (27 settembre 1259). Ezzelino si battè da valoroso, come sempre era solito fare in battaglia, ma circondato da forze superiori fu ferito e catturato morente. Non volle essere curato, anzi si strappò le bende con le quali lo avevano fasciato. Spirò dissanguato - riporta uno storico -  senza nessuna pietà neppure per se stesso. (Veronica Incagliati)