Accadeva Oggi

26 settembre

    26 SETTEMBRE   EDOARDO SCARFOGLIO Ci sia permesso, per tratteggiare la figura di Edoardo Scarfoglio, cominciare con un incipit che rubiamo da una biografia trovata su Internet relativa a quello che un giorno disse di sé il grande giornalista: "Io ero nato per cacciar l'elefante sulle rive dell'Omo o per condurre una nave fra le fenditure della banchisa polare; ma questo paese idiota che si chiama Italia mi chiuse inesorabilmente le  vie sulle quali mi sospingevano tutti gli impulsi della mia psiche, e mi costrinse ad un lavoro forzato e ingrato di scribacchino che è stato il tormento della mia vita ed il fastidio di tanta gente".
Secondo noi non dovreste credere una parola a questa confessione, tipica dell'uomo che in vita fu contro tutto e contro tutti fino a che non lo colse la morte nel 1917. Perché se è vero che Scarfoglio - direttore tra l'altro di quotidiani importanti come <Il Corriere di Roma>, <Il Corriere di Napoli> ed <Il Mattino> - dette fastidio a tanta gente, è altrettanto vero che non fu mai costretto a fare lo scribacchino. Era un giornalista nato; nato per tenere la penna in mano e per rivoluzionare l'editoria con idee nuove, più che altro moderne. Fu indubbiamente  lo "scribacchino" più famoso tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.
E a proposito di biografia, questa fa nascere Scarfoglio a Paganica in provincia dell'Aquila il 26 settembre 1860 da padre calabrese e da madre di origini abruzzesi. Quindi di napoletano aveva ben poco se non perché nella città partenopea si trasferì nel 1888 dopo avere sposato la scrittrice Matilde Serao. Trascorse la gioventù  tra Chieti e Roma; nella prima per seguire i primi studi ripetendo sovente le classi a causa del suo spirito ribelle ed estroso, nella seconda - diventata da poco capitale d'Italia - per terminare il liceo. Quindi per darsi, appena diciottenne, all'attività giornalistica con un primo articolo dal titolo "Gli atomi" apparso sulla rivista <Vita di pensiero> e nel quale Scarfoglio aveva esposto il suo piano programmatico. Non sappiamo se detto articolo sia stato bene accolto negli ambienti letterari, fatto si è che da quel momento il giovane - alternandosi tra l'Università dove nel frattempo si era iscritto e la Biblioteca Vaticana - cominciò a frequentare le redazioni collaborando ora con <Vita di pensiero> ora con il <Fanfulla della Domenica>. Da ultimo approdò al <Capitan Fracassa> avendo tra l'altro la fortuna di rincontrare Gabriele D'Annunzio e conoscere il gotha del mondo letterario e salottiero. <Dal Capitan Fracassa> passò poi a <Cronaca bizantina>, rivista che in quel momento andava per la maggiore se non altro perché tra le firme più in voga vi era quella del poeta Giosuè Carducci.
Abile parlatore, attraente quanto bastava per mietere  vittime in campo femminile, colto, ma soprattutto ironico e disincantato quando si accingeva a scrivere, in breve Scarfoglio diventò l'astro nascente del giornalismo italiano, polemico e provocatore a seconda di come gli girasse l'umore. Ne fecero le spese addirittura gli scritti di Victor Hugo e di Honoré de Balzac, l'uno tacciato di decadenza senile, l'altro come dottrinario e fanatico. Nel 1885, a 25 anni quindi nel pieno della passione, decise di consolidare il suo rapporto con la Serao acconsentendo alle nozze. Nonostante però quattro figli, il matrimonio fu un alto e basso a causa delle relazioni extraconiugali del giornalista. Finirà nel 1904 nel peggiore di modi dato che la donna fu perseguitata con cause e cattiverie per lungo tempo. Peccato perché la loro collaborazione aveva portato alla fondazione dapprima de <Il Corrriere di Roma> e successivamente a quella de "Il Corriere di Napoli> e de <Il Mattino>. Il primo numero di quest'ultimo fece la sua apparizione il 16 marzo 1892. La sede si trovava nella centrale Galleria Umberto I e veniva venduto a 5 centesimi la copia. Quindici lire per chi faceva l'abbonamento. Fu un successo. Il quotidiano -  che si avvaleva di collaboratori di chiara fama come Francesco Saverio Nitti, Ferdinando Verinosi, Luigi Mercatelli, Anton Giulio Barilli e D'Annunzio - era stato voluto per rappresentare il volto complesso di Napoli cadendo però più  volte in contraddizione essendo da una parte liberale e democratico e dall'altra nazionalista e antisocialista, ora difendendo la classe operaia sfruttata dalla borghesia, ora appoggiando quest'ultima, ora a favore di un Governo ora di un altro, ora interventista nella avventurosa politica coloniale ora contrario.
Coinvolto nell'inchiesta di Celestino Summonte, un sindaco piuttosto chiacchierato per certi suoi legami con la camorra, Scarfoglio nel 1898 dovette riparare in Svizzera fino a che l'inchiesta non ebbe chiarito la sua estraneità. Tra l'altro si erano anche placate le acque dopo i suoi ripetuti attacchi al presidente del Consiglio Antonio di Rudini che aveva permesso al generale Fiorenzo Bava Beccaris di sparare con i cannoni sulla povera gente affamata di pane. Tornato in Italia appoggiò tanto il Governo Zanardelli che quello Giolitti. Fu favorevole alla conquista della Libia ma non all'intervento del nostro Paese nella I° Guerra Mondiale. Temeva infatti un capovolgimento del sistema come infatti accadde con l'avvento del fascismo. Si spense a Napoli pochi giorni prima della disfatta di Caporetto. (Veronica Incagliati)