Accadeva Oggi

25 settembre

    25 SETTEMBRE

  VITALIANO BRANCATI   Spesso ci si interroga se una persona è importante per i suoi meriti o perché intorno ad essa si è fatto un tal chiasso e tanta di quella sponsorizzazione che prendiamo tutto per oro colato. Prendiamo il caso dello scrittore turco Orhan Pamuk: basta che annunci che sta scrivendo un nuovo libro e già tutto il mondo letterario è in fermento; grazie appunto ad un sistema mediatico che arriva dappertutto si che, quando poi l'ultima fatica esce nelle librerie, è una corsa ad acquistarla. Questo, senza nulla togliere a Pamuk, premio Nobel e grande narratore.
Allora viene spontaneo chiedersi se avrebbero avuto più fama scrittori vissuti nella prima metà del secolo scorso o in quegli anni se solo avessero avuto una attenzione in più di quella che la pubblicità dedica normalmente a Pamuk; ad esempio Vitaliano Brancati che pure ai suoi tempi era notissimo al punto che dalle sue opere sono stati tratti più di venti film. Ecco, un Brancati come lo avremmo visto oggi? Siamo sicuri che, sponsorizzati a dovere, i romanzi dello scrittore sarebbero stati maggiormente recepiti dal pubblico quando invece la loro risonanza rimase circoscritta entro i nostri confini.
Un siciliano puro Brancati, e non perché  fosse nato a Pachino (1907) quanto e soprattutto perché il suo cuore ed i suoi sentimenti erano rimasti sempre laggiù, nella sua terra, anche quando si  trasferì a Roma, una prima volta nel '29 per insegnare e dove aveva cominciato a frequentare i circoli letterali, e più tardi nel '41.
Scrittore, giornalista e sceneggiatore, Brancati si può giustamente considerare l'espressione più verace di un'epoca che risentiva pesantemente dell'atmosfera fascista, quindi anche molto propagandistica, tra esaltazioni e speranze deluse, ma dalla quale seppe discostarsi - dopo i suoi incontri con Corrado Alvaro, Alberto Moravia e Leo Longanesi - per puntare verso una narrativa neoralista. Alcuni temi, come il problema dell'esistenza e dell'erotismo, erano già evidenti in alcune delle sue prime opere ma sarà con "Gli anni perduti" ed ancor più con "Don Giovanni in Sicilia", il "Bell'Antonio" e "Paolo il caldo" (quest'ultimo lasciato incompiuto perché la morte lo colse a Torino il 25 settembre 1954) che Brancati dette libero sfogo, con una scrittura - come sottolinea <Wikipedia> - agilissima e pervasa di sana e vigorosa sensualità, al suo io più profondo, descrivendo quella che era la società italiana dei suoi giorni, piena di faciloneria, velleitarismo e sogni di grandezza. Una dimensione provinciale che denotava un acuto osservatore degli atteggiamenti degli uomini in un preciso contesto storico.
Sposato con l'attrice teatrale Anna Proclemer, dalla quale avrà una figlia e dalla quale si separerà nel 1953, Brancati ebbe un ruolo importante in ambito cinematografico sia come sceneggiatore (ricordiamo tra le tante pellicole "Signori in carrozza", "L'arte di arrangiarsi", "Guardie e ladri" e "Viaggio in Italia") sia perché dai suoi romanzi sono stati tratti film che hanno fatto epoca.  Chi non ricorda infatti il "Bell'Antonio" con la regia di Mauro Bolognini, interpreti Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale? Era la storia di un ragazzo (Antonio Magnano), con una fama di conquistatore, che tornato dalla capitale in famiglia a Catania, viene preceduto dalla sua nomea prontamente alimentata dalla cerchia genitoriale e amicale. Continuamente imbarazzato, scostante e per niente incline a resoconti della sua vita di libertino presunta, evita di intrattenersi in conversazioni e preferisce costeggiarsi defilato. Ogni ragazza non fa che mangiarselo con gl’occhi, tutte lo vorrebbero ma nessuna può meritarlo. La realtà era ben altra. Antonio era impotente e così quando si sposa per volontà del padre, il matrimonio di lì a poco verrà sciolto per la sua impotenza.
Con il "Bell'Antonio" Brancati ricevette nel 1950 il premio Bagutta. 
Dello scrittore scrisse Leonardo Sciascia, altro siciliano: "Brancati è lo scrittore italiano che meglio ha rappresentato le due commedie italiane, del fascismo e dell'erotismo in rapporto tra loro e come a specchio di un paese in cui il rispetto della vita privata e delle idee di ciascuno e di tutti, il senso della libertà individuale, sono assolutamente ignoti. Il fascismo e l'erotismo però sono anche, nel nostro paese, tragedia: ma Brancati ne registrava le manifestazioni comiche e coinvolgeva nel comico le situazioni tragiche". Bravo Sciascia, hai colto nel segno!(Veronica Incagliati)