Accadeva Oggi

23 settembre

      23 SETTEMBRE   LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA La polemica innescata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno sulla frase relativa al Fascismo che non fu "il male assoluto" e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa secondo il quale sarebbe giusto ricordare anche i caduti della Repubblica Sociale Italiana, ci ha stimolato a buttare giù due righe proprio su quest'ultima dato che essa vide la luce il 23 settembre 1943 dopo che Benito Mussolini era stato liberato dalla prigione del Gran Sasso con un blitz di paracadutisti tedeschi comandato da Kurt Student, Harald Otto Mors e Otto Skorzeny. L'dea di dar vita ad un Governo fascista del Nord Italia era venuta ad Adolf Hitler che poi l'aveva imposta al Duce ormai rassegnato sotto il peso degli ultimi tragici avvenimenti. L'annuncio della creazione del nuovo Stato fu dato alla radio il 17 settembre, quindi la sua formalizzazione il 23 ed infine l'insediamento a Salò. Di qui il termine Repubblica di Salò a capo della quale fu insediato Mussolini. Durerà 583 giorni effettivi fino al 29 aprile 1945, l'indomani cioè della fucilazione del Duce avvenuta nei pressi di Como. Avrebbe dovuto avere una Assemblea Costituente ed una Carta costituzionale ma non ebbe né l'una né l'altra dal momento che a comandare erano de facto i tedeschi. Mussolini, nonostante le intenzioni di far ritornare il fascismo alle sue origini socialiste, ormai non contava niente. Fu comunque creato un Governo con i suoi ministeri a dirigere i quali furono messe, o si misero, per lo più persone già compromesse nel Ventennio ed incapaci pertanto di ribellarsi al controllo dei militari tedeschi che, per paura di un ulteriore "tradimento" da parte degli italiani dopo quello dell'8 settembre, non solo si riappropriarono dei territori storicamente legati all'impero asburgico, ma si annetterono molte zone del Triveneto. Insomma una situazione di vera e propria sudditanza alla Germania. Del resto, a partel'amicizia del Fuhrer nei confronti di Mussolini (se c'era), Hitler aveva dato ai suoi comandanti ordini precisi che riguardavano il rastrellamento degli ebrei, il controllo delle fabbriche e  quello delle finanze. A proposito di queste ultime, la prima mossa - affidata alle SS del colonnello Herbert Kappler - era stata quella portarsi via le riserve della Banca d'Italia consistente in due miliardi in oro ed in un miliardo in valuta pregiata. Ne conseguì che, quando fu affidato il ministero competente al prof. Domenico Pellegrini Giampietro, questi per riprendere il controllo dell'economia - ormai allo sfascio e sull'orlo dell'inflazione - dovette fare salti mortali tanto più che la moneta fatta circolare dai tedeschi non valeva nulla. C'erano poi le spese di guerra, ingentissime, per far fronte ad un esercito di circa mezzo milione di uomini che per la verità fu impegnato più nella caccia ai partigiani che ad operazioni contro gli alleati. Di qui lo scontento nei reparti repubblicani formati per lo più da giovani volontari che ancora credevano negli ideali di patria e che si vedevano invece impiegati in compiti di polizia e di rastrellamento.
Una esperienza quella della Repubblica di Salò tutto sommato inutile e negativa ma che probabilmente - ma questo non lo dobbiamo dire noi bensì gli storici - impedì al Nord Italia di subire ripercussioni peggiori ad opera dei tedeschi. E' vero comunque che le brigate nere lasciarono dietro di se tanti di quegli orrori che alla fine il comandante in capo delle SS nel nostro Paese, generale Karl Wolf, dovette scioglierle. Altra statura la Decima Mas, agli ordini del comandante Junio Borghese, che si distinse per alcuni atti di eroismo e che - proprio per la sua indipendenza politica - seppe raccogliere un numero impressionante di arruolamenti sino a diventare una sorta di esercito autonomo.
Nella Repubblica Sociale Italiana, le cui Forze Armate capitolarono alle h. 14:00 del 29 aprile '45 con la firma di resa del Maresciallo Rodolfo Graziani, ci furono buoni e cattivi. Sia gli uni che gli altri alla fine però risultarono vinti e pagarono pesantemente. Secondo una stima del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa furono infatti ventimila le persone - tra civili e militari - trucidate dai partigiani per ritorsione a guerra ufficialmente conclusa. (Veronica Incagliati)