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22 settembre

    22 SETTEMBE SELIM I° IL CRUDELE Tre furono i grandi sultani ottomani: Maometto II, suo nipote Selim I° ed il suo pronipote Solimano il Magnifico. Ora se al primo va il merito di avere conquistato Costantinopoli nel 1453 strappando dopo secoli di dominio l'impero ai bizantini e se al terzo va il merito di avere arricchito questa città di nuove meraviglie facendone un centro artistico e culturale, indubbiamente il secondo ebbe quello di avere portato con una serie di vittorie militari l'estensione dei territori della Mezzaluna a 6.5 milioni di kq. Selim, detto anche il Crudele o il Ponderato, era figlio di Bayezid II che lo aveva generato nel 1465. Arrivò al potere che era già in là con l'età, a 47 anni, ma quei pochi che gli rimasero prima di morire il 22 settembre 1520 gli furono sufficienti per dare prova ai suoi sudditi e al mondo occidentale di che pasta fosse fatto. Del resto si era già fatto conoscere facendo assassinare i fratelli e deponendo il padre che aveva simpatie sciite e si era messo a intessere un rapporto epistolare con il safavide Shah Ismail. Questi era un estremista sia nella fede sia nel perseguitare i sunniti, sia nella volontà di diffondere l'Islam sciita in Iran. Nutriva inoltre ambizioni sull'Iraq e sui territori che confinavano ad est e ad ovest con il regno dell'antica Persia. Anche quando ci era stata una strage di sunniti, Bayezid II aveva cercato però di essere accomodante invitando l'amico e vicino a non essere aggressivo nei confronti dei sunniti. Tutto questo preoccupava Selim I, convinto che l'impero savafide rappresentasse un pericolo per quello ottomano e che Shah Ismail cercasse ogni pretesto per espandersi ancor più nell'Anatolia. Ragion per cui, una volta messo da parte il padre, partì all'attacco; dapprima invadendo il sultanato dei Mamelucchi ai quali strappò la Siria (1516) e l'Egitto (1517) e costringendo al tempo stesso il califfo al-Mutawakkil (ultimo discendente della dinastina abbaside) a cedergli il titolo; quindi rivolgendo l'attenzione più ad est per chiudere definitivamente la partita con i safavidi. Per la verità già nel 1514 aveva inferto loro una cocente sconfitta nella battaglia di Caldiran. I due eserciti, come forze in campo, grosso modo si fronteggiavano; l'unica differenza semmai stava nel fatto che quello ottomano - oltre ad essere meglio equipaggiato - poteva disporre delle armi da fuoco. Fin dai primi, furiosi scontri si capì subito a chi avrebbe arriso la vittoria. In quella occasione Selim I non volle calcare la mano visto e considerato che anche i safavidi parlavano il turco ma, quando nel 1517 questi ricominciarono con le scorrerie in territorio anatolico, fece capire di che pasta fosse fatto spostando i confini tra i due imperi al limite della città di Tabriz; confini che sono rimasti invariati fino ai nostri giorni. Per ripicca i safavidi abbandonarono la lingua turca e ritornarono all'antico persiano mentre la maggioranza sunnita fu costretta a convertirsi al modello sciita. Particolari che a Selim non importavano più di tanto avendo in mente di riprendere le armi per puntare questa volta ancora più lontano. L'idea del Sultano era infatti quella di impadronirsi di Goa strappandola ai portoghesi ed allargando i suoi domini verso l'Oceano indiano. Per questa ragione aveva intavolato negoziati con lo Shah Muzzaffar del Gujarat per un attacco congiunto. Non solo, ma essendo un avido collezionista di mappe e testi geografici - alcuni dei quali gli erano stati donati dal mercante ottomano Ali Akbar  - volle servirsi dei favori del più famoso cartografo del tempo, quel Piri Reis che nero su bianco gli aveva tratteggiato tutti i punti dove far veleggiare le navi e disporre l'esercito. La morte lo colse prima di portare a termine l'ambizioso progetto. Piri Reis avrebbe continuato il suo lavoro sotto l'egida del potente Ibrahim Pascia, gran Visir di Suleyman il Magnifico. (Veronica Incagliati)