Accadeva Oggi

20 settembre

      20 SETTEMBRE   LA PRESA DI ROMA "Si stava meglio quando si stava peggio". No, nessun riferimento al Fascismo. E' che qualche volta, nei quartieri più vecchi della capitale si sente ripetere questo detto con riferimento all'epoca del Papa-Re come se chi lo pronuncia avesse vissuto a quei tempi. Che si stesse meglio o peggio, questo noi non possiamo affermarlo anche se, quando il 2 ottobre 1870 - successivamente alla presa di Roma del 20 settembre - si fece il plebiscito in quel poco che rimaneva dello Stato pontificio, la schiacciante vittoria a favore di Roma capitale d'Italia fu di 133.681 voti rispetto ai 1.507 contrari. Evidente che gli ex sudditi del Pontefice ne avevano avuto abbastanza di secoli di Governo papalino e volevano assaporare nuove esperienze. Non passerà molto che qualcuno però già si sarebbe pentito rimpiangendo, al Sabaudi, il dominio temporale della Chiesa.
Come che sia, la breccia di Porta Pia quel 20 settembre fu un avvenimento perché, non solo si compiva finalmente la riunificazione dell'Italia come auspicato nel 1860 da Camillo Benso di Cavour in un memorabile intervento al Parlamento di Torino, ma per la prima volta dopo alcuni decenni la Francia non potette mettere becco né fare intervenire le sue truppe a difesa di Roma e del Pontefice. La disfatta subita a Sedan ad opera della Prussia aveva portato infatti il 4 settembre alla caduta dell'imperatore Napoleone III e alla proclamazione della Terza Repubblica. Parigi aveva ben altri problemi che pensare al Papa. Cosa poteva fare il povero Pio IX di fronte ai 60 mila soldati del generale Raffaele Cadorna? Resistere? Sì, è vero che qualche giorno prima che il 34° battaglione bersaglieri entrasse in Roma il Pontefice - in risposta ad una lettera del Re Vittorio Emanuele II consegnatagli dal conte Ponza di San Martino - aveva dichiarato: "Io non sono profeta, nè figlio di profeta, ma in realtà vi dico che non entrerete mai in Roma"; ma è altrettanto vero che poi diede disposizione al cardinal di Stato Giacomo Antonelli, e questi al generale Hermann Kanzler, perché il corpo pontificio costituito da circa 15 mila militari di varie nazionalità facesse una resistenza solo simbolica. E così fu. Pio IX scese in San Pietro, si raccolse attorno ad una moltitudine di fedeli e poi rientrò in Vaticano da dove non ne sarebbe più uscito; condannando davanti al mondo intero quell'atto di prepotenza con cui la Curia romana vide sottrarsi il secolare dominio su Roma. In realtà, il mondo era rappresentato solo da alcuni Stati che - dopo le solite frasi di circostanza affidate a più che abili ambasciatori - lasciarono il Papa al suo destino avendo altre preoccupazioni da affrontare. Di quella breccia rimaneva un resoconto dello scrittore e giornalista Edmondo De Amicis, all'epoca ufficiale dell'esercito italiano: "Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco dalla commozione, non sono ben certo d'essere qui, d'aver visto quello che ho visto, d'aver sentito quello che sentii ...La strada che conduce a Porta Pia è fiancheggiata ai due lati dal muro di cinta dei poderi. Ci avanzammo verso Porta Pia; la strada era dritta e la porta si vedeva benissimo a gran distanza... a 3-400 metri dalla barricata due grossi pezzi d'artiglieria traevano contro la porta e il muro. Quando la porta fu affatto libera e la breccia vicina aperta fino a terra due colonne di soldati furono lanciate all'assalto... la sola immagine enorme della Madonna che le sorge dietro era rimasta intatta... il suolo intorno è sparso di mucchi di terra, frammenti di statue, materassi fumanti (erano stati messi a protezione di case e statue), di berretti di zuavi, d'armi ...." . Il fuoco sabaudo che dapprima si era concentrato su Porta Pia si sarebbe poi spostato sui Tre Archi, Porta Maggiore, tra la Salaria e Porta San Giovanni ed infine tra Villa Pamphili e Porta San Pancrazio.
Come abbiamo studiato e ristudiato nei libri di storia, il Pontefice si "dichiarò prigioniero dello Stato italiano" (da non confondersi con la frase "prigioniero politico" usata ed abusata dalle brigate rosse), né accennò a venire a più miti consigli neppure quando il Governo Lanza promulgò nel maggio 1871 la Legge delle Guarentigie con la quale assegnava alla Chiesa l'usufrutto dei beni che ora appartengono alla Città del Vaticano. Pio IX per tutta risposta ribadì la disposizione Non expedit  vietando ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica dell'Italia. La controversia tra Stato e Chiesa fu risolta solo nel 1929 con i Patti lateranensi sottoscritti dall'allora Segretario di Stato cardinal Pietro Gasparri e dal Capo del Governo del tempo Benito Mussolini. Patti rivisti nel febbraio 1984 con un nuovo concordato firmato dal cardinal Agostino Casaroli e da Bettino Craxi. (Veronica Incagliati)