Accadeva Oggi

18 settembre

    18 SETTEMBRE TRAIANO (IL MIGLIORE) A proposito di integrazione. Noi non solo non abbiamo nulla contro gli immigrati costretti a lasciare la propria terra per necessità e a lavorare all'estero, nello specifico nel nostro Paese, ma siamo anche dell'idea che - dopo qualche anno - questi immigrati possano diventare cittadini italiani. Purché, naturalmente, rispettino le nostre regole e soprattutto la nostra civiltà. Non ci si può arrogare infatti il diritto di fare i propri comodi in casa altrui. Una volta in Italia, si è italiani, punto e basta. Altrimenti, fuori della porta. Diciamo questo perché vogliamo ricordare un personaggio che aveva avuto è vero avi italici essendo appartenuti alla famiglia degli Ulpi, ma la cui origine era pur sempre ispanica essendo nato in terra ispanica, da madre ispanica etc, etc. Parliamo di Marco Ulpio Nerva Traiano, detto anche "il migliore" (da non confondersi con Palmiro Togliatti), nato nell'odierna Santiponce (Siviglia) il 18 settembre del 53 d.C . Se non proprio uno straniero per Roma, in fondo quasi uno spagnolo. Eppure, quest'uomo - dopo essere salito su tutti i gradini di una folgorante carriera militare - a 45 anni diventava imperatore, a dimostrazione che nella caput mundi a nessuno erano precluse gloria ed onori purché non venisse meno alle leggi e al diritto.
Traiano, dunque. Fu indubbiamente (almeno per noi) il più grande degli imperatori romani, più grande ancora di Ottaviano. Ora penserete che una poltrona del genere si può occupare anche senza meriti, sapendosi muovere tra intrighi e giochi di potere. Per Traiano non fu così. Per quanto adottato da Nerva in punto in morte, come dire al senatus popolusque romanus che il successore non poteva essere che Traiano, né l'uno né l'altro lo avrebbero accettato se non avesse dimostrato il suo valore prima nel cursus honorum e poi come Governatore della Germania le cui frontiere erano più turbolente dell'epoca. Ma perché fu grande Traiano? Per una serie di motivi, non ultimo quello di essere stato uno stratega di indubbio valore. Se non fosse morto a Selinus in Cilicia nel 117 d. C. mentre stava preparando l'ennesima guerra contro i Parti, tutta la Mesopotania sarebbe caduta in mano ai romani. Traiano comunque aveva fatto in tempo ad inglobare il regno di Nabatea, a sedare alcune rivolte in Giudea, conquistare la Dacia in due tempi. Non fu facile, certo; ma grazie all'edificazione di un ponte lungo ben 1070 mt. e gettato sul Danubio (ne era stato l'ideatore il noto architetto Apollodoro di Damasco) nonché alla utilizzazione della collaudata testuggine e del carrobalista (un antenato del cannone),  Sarmizegetusa capitale della Dacia fu distrutta, il re sconfitto e la regione tutta trasformata in provincia romana.
Limitare la grandezza di Traiano alle sue vittorie sarebbe però estremamente limitativo. Fu ben altro. Il fatto stesso di entrare a Roma, solo dopo due anni essere stato proclamato imperatore, la dice lunga. Era a Colonia in quei giorni quando la notizia gli venne recapitata dal cugino Adriano, suo successore. Per prima cosa Traiano pensò di rimettere ordine nei confini, di punire i pretoriani coinvolti in una rivolta contro Nerva, di sostituire alcuni dignitari infidi, di rimettere in libertà molta gente che era stata imprigionata ingiustamente. Nel 100 d. C. fece il suo ingresso trionfale a Roma dando luogo ad una riforma generale che andava dal sociale ai problemi più strettamente economici. Se fu chiamato "il migliore" non fu del resto a caso. Pur accentrando a sé il controllo dell'impero delegò al Senato molti compiti; al tempo stesso provvide a creare una sorte di tribunale, il Consilium Principis, per punire i senatori che si fossero macchiati di corruzione e di concussione in casi di malgoverno, cosa molto facile a quei tempi.
Ciò che più stava a cuore a Traiano era però il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. In che modo? Intanto alleggerendo la pressione fiscale e abolendo alcuni tributi, quindi favorendo gli investimenti nell'agricoltura e dando vita all'Institutio Alimentaria che assicurava ai bambini e ai giovani poveri di che mangiare quotidianamente. Tra le tante riforme, la creazione di collegi ed orfanotrofi per i figli illegittimi e gli orfani dei soldati; la diminuzione dei processi e la proibizione delle condanne in caso di prove solide; lo snellimento della burocrazia; la promulgazione di leggi a favore della piccola borghesia; la bonifica dell'agro pontino; la risoluzione dei problemi di congestione e sovraffollamento del centro antico di Roma con l'edificazione del Foro traianeo; la costruzione di un ulteriore acquedotto a quelli già esistenti; l'incentivazione dell'estensione della rete idrica anche nelle province; la fondazione di molte colonie; la costruzione di numerosi ponti. Ma l'opera più importante che lo rese celebre fu senza dubbio l'avere dato l'avvio alla realizzazione nel porto di Fiumicino, ovviando così ai problemi di approvvigionamento che affliggevano Roma. Ancora una volta l'incarico fu dato ad Apollodoro di Damasco che non si lasciò pregare nel dar vita - in appena due anni - in un bacino di forma esagonale con i lati di 358 mt. e profondi 5, con una superficie di 32 ettari e 2.000 metri di banchina. Qualcosa di imponente, di cui ancora oggi se ne vedono i resti, reso ancora più importante dalla costruzione di una strada a due corsie che collegava Ostia a Roma.
Il mito dell'Optimus Princeps ha accompagnato Traiano nel corso dei secoli tanto che - secondo una leggenda - Papa Gregorio Magno avrebbe avuto da Dio la grazia della sua resurrezione, il tempo necessario per impartigli il battesimo. Tra gli aneddoti, uno riguarda l'incontro che ebbe -  mentre si recava nella Dacia - con una donna che gli chiese giustizia per la morte del figlio ucciso da una persona. Nonostante la fretta, l'imperatore scese da cavallo, cercò il colpevole, lo fece giudicare da un tribunale e ripartì per la guerra. Di uomini così avrebbe bisogno l'Italia.(Veronica Incagliati)