Accadeva Oggi

17 settembre

    17 SETTEMBRE LE STIGMATE DI SAN FRANCESCO Pregare per godere delle stesse sofferenze che subì Gesù Cristo quando lo inchiodarono alla croce è da stoici. Francesco d'Assisi stoico non era ma santo sì, e questo spiega perché gioisse di quella medesima Passione. Fu così il primo a ricevere le stigmate. Ad altri santi, pochissimi per la verità, e ad alcune sante (poche anche loro)  toccò questo dono che sembra venga concesso solo a chi se lo merita. Insomma, cristianamente parlando, noi di sicuro le stigmate non le avremo mai. Intanto - oltre al fatto di essere buoni a 18 carati, caritatevoli, vicini al Signore e capaci di fare i miracoli cosa che è la conseguenza di tutto ciò - occorre saper meditare. La meditazione, infatti, non è da tutti. Meditò Cristo nel deserto per quaranta giorni respingendo gli assalti del demonio e meditò San Francesco, sempre per 40 giorni, quando si recò sulla Verna. Il luogo era uno di quelli prediletti dal "poverello" di Assisi, un crudo sasso che si stagliava verso il cielo nella valle del Casentino. All'epoca la terra apparteneva al conte Orlando da Chiusi che ne aveva donato una parte ai fraticelli perché vi potessero costruire un riparo per le loro preghiere. Posto quasi inaccessibile, non certo come lo vediamo oggi con le strade asfaltate, i ristori lungo il percorso e via dicendo. Per arrivare sulla sommità del monte - tagliata da una roccia a strapiombo tanto che da farla assomigliare ad una fortezza inaccessibile - bisognava ricorrere al mulo oppure farla a piedi. San Francesco - nonostante fosse ormai afflitto da mille mali - probabilmente sarà salito with feets, come direbbero gli inglesi. Poi, giù a pregare senza nemmeno un minuto per riposarsi. Ora volete che il Padreterno, che tutto vede e provvede, non abbia sentito il bisogno di ricompensare il povero Francesco per tanta devozione? Figuriamoci! Sull'evento prodigioso - circa il quale alcuni contemporanei storcono il naso pensando ad una frode - dobbiamo attenerci a quel che scrisse San Bonaventura da Bagnoregio che nacque appena qualche anno dopo che il "poverello" era salito in cielo: "Un giorno, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide come la figura di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli. Esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce......". Era il Cristo che si apprestava a trasmettergli le stigmate.
Racconta ancora San Bonaventura che fu Gesù stesso, nella sua apparizione, a chiarire a Francesco il senso di tale prodigio: " Sai tu. quello ch'io t'ho fatto? Io t'ho danato le stimmate che soni i segnali della passione, acciò che tu sia il mio gonfaloniere. E siccome io il dì della morte mia discesi al limbo, e tutte l'anime ch'io vi trovai ne trassi in virtù di queste mie Istimate; e così a te concedo ch'ogni anno, il dì della morte tua, tu vadi al Purgatorio, e tutte l'anime de' tuoi tre Ordini, cioè Minori, Siore e Continenti, ed eziandio degli altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu troverai, tu ne tragga in virtù delle tue Istimate e menile alla gloria del Paradiso, acciò che tu sia a me conforme nella morte, come tu se' nella vita". 
Alquanto contorto questo San Bonaventura nell'esprimersi ma noi comunque lo prendiamo per buono anche quando -nella sua cronaca del fatto - aggiungerà come, scomparsa la visione, nelle mani e nei piedi di Francesco incominciarono ad apparire i segni dei chiodi. Quel giorno era il 17 settembre 1224. Due anni dopo il "poverello" moriva attorniato dai suoi confratelli. L'evento prodigioso, come tutti sappiamo, è stato ricordato da Giotto negli affreschi della basilica superiore del Santo in Assisi. (Veronica Incagliati)