Accadeva Oggi

16 settembre

      16 SETTEMBRE SABRA E CHATILA Sabra e Chatila. Ci viene in mente la favola di Fedro del lupo e dell'agnello: Ad rivum eundem Lupus e Agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat Lupus, inferior Agnus. Ricordate? Il lupo ad un certo punto accusava l'agnello di intorbidirgli l'acqua cosa che non poteva fare dato che l'agnello stava a valle. Allora, sempre il lupo, tornava alla carica sostenendo che sei mesi prima l'agnello aveva parlato male di lui, cosa anche questa impossibile giacché questi non era ancora nato. Quale altra scusa per mangiarsi l'agnello? Ma certo, se non era stato lui era stato suo padre.
Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt, concludeva Fedro amaramente. Morale: a rimetterci sono sempre gli innocenti.
Innocenti erano i profughi palestinesi trucidati a Sabra e Chatila. Gli uomini di Yasser Arafat, circa 15 mila, se ne erano infatti andati via dai due campi il 1 settembre 1982 secondo gli accordi sottoscritti da lui stesso, dall'interlocutore americano Philip Habib, da Tel Aviv e dal Libano; senonché l'allora ministro della Difesa Ariel Sharon se ne venne fuori sostenendo che erano rimasti altri 2000 palestinesi. Terroristi, disse. Non era vero, ma le forze armate israeliane, venendo meno alla parola data, il 3 settembre avanzarono nei territori interdetti e assediarono i campi profughi. Non solo, ma prendendo come scusa che in un attentato era stato ucciso il neo-presidente libanese Bashir Gemayel, il 15 settembre entrarono a Beirut ovest rompendo anche questa volta l'accordo preso con gli Stati Uniti. La giustificazione di Tel Aviv non avrebbe potuta essere più banale: proteggere i rifugiati palestinesi da eventuali ritorsioni dei gruppi cristiano-maroniti. Tanto banale che alcuni giorni dopo - a strage avvenuta a Sabra e Chatila - fu proprio Sharon ad aprire bocca per sostenere che l'attacco ai due campi aveva avuto lo scopo di distruggere l'infrastruttura stabilita in Libano dai terroristi.
Già, l'attacco. Gli israeliani non si sporcarono nemmeno le mani lasciando alle milizie falangiste di Elie Hobeika il compito di compiere il massacro. L'ordine fu dato alle H. 18:00 di giovedì 16 settembre. Il giorno prima, l'esercito israeliano aveva chiuso ermeticamente i campi profughi e messo posti di osservazione sui tetti degli edifici vicini. Si voleva controllare bene che fosse fatta una pulizia completa. E pulizia fu. In tre giorni, nei campi, si provvide ad eliminare ogni anima viva. Scriveva Elaine Carey del <Daily Mail<: "Nella mattinata di sabato 18 settembre, tra i giornalisti esteri si sparse rapidamente una voce: massacro. Io guidai il gruppo verso il campo di Sabra. Nessun segno di vita, di movimento. Molto strano, dal momento che il campo, quattro giorni prima, era brulicante di persone. Quindi scoprimmo il motivo. L'odore traumatizzante della morte era dappertutto. Donne, bambini, vecchi e giovani giacevano sotto il sole cocente.....". Per Sharon erano tutti terroristi. Terrorsiti erano i morti descritti da un'altra inviata, Loren Jankins della <Washington Post>: "La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l'angolo, in un'altra strada, due ragazze, forse di 10 e 12 anni, fiacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa....".
Un atto di genocidio stabilì l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riunita il 16 dicembre di quello stesso anno. Peccato che non si sia mai riusciti a stabilire quante realmente furono le vittime, se alcune centinaia o 3.500 come accreditavano alcune fonti. Fatto si è che nessuno ha pagato. Del resto, se è vero che la Commissione Kahan ha ammesso indirettamente la responsabilità degli israeliani nel massacro, è altrettanto vero che si è sempre preferito tenere nascosta la verità. In quanto al responsabile materiale della strage, Hobeika, forse colto dai pruriti del pentimento per quello che aveva fatto, acconsentì a deporre davanti alla Corte di Cassazione belga che era stata designata per competenza universale a giudicare i crimini di guerra contro l'umanità. Pare che avesse intenzione di fare grosse "rivelazioni" come aveva confidato a due senatori belgi. Non ne ebbe il tempo giacché fu colpito a morte in un attentato il 24 gennaio 2002. Si parlò di servizi segreti israeliani i quali non volevano che parlasse. Solo una ipotesi comunque. Di sicuro rimane il fatto che Tel Aviv si è sempre opposta al tentativo di Bruxelles di incriminare Sharon. I morti di Sabra e Chatila aspettano ancora giustizia. (Veronica Incagliati)