Accadeva Oggi

10 settembre

      10 SETTEMBRE UGO FOSCOLO   "Principale esponente del Neoclassicismo e del periodo nel quale si manifestano, o cominciano ad apparire in Italia, le correnti del pre-Romanticismo, del neo-Classicismo e del Romanticismo, costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'isola greca di Zacinto, oggi Zante), si sentì esule per tutta la vita, strappato da quel mondo di ideali classici in cui era nato. Fuggitivo di terra in terra, privo di fede in quanto intellettualmente formatosi alla scuola degli illuministi, incapace di trovare felicità nell'amore di una donna, avvertì sempre dentro un infuriare di passioni, ma si sentì sempre attratto dalle splendide immagini dell'Ellade, simbolo di armonia e di virtù". Questa introduzione, che abbiamo tratto da <Wikipedia>, si riferisce ad Ugo Foscolo considerato uno dei più grandi poeti che abbia avuto l'Italia. Nato nel 1778 in terra veneziana, morì povero e malato il 10 settembre 1827 nel piccolo sobborgo londinese di Turham Green a soli 49 anni. Al suo funerale appena cinque persone. Fu aperta una sottoscrizione per una lapide nella fossa del cimitero di Chiswick ma non fruttò molto. Una brutta fine tutto sommato per un uomo "ricco di vizii e di virtù", come lui stesso ebbe a definirsi, che aveva raggiunto in vita le glorie eccelse dell'immortalità poetica ma che - soprattutto per il suo carattere insofferente ed a volte anche violento - non seppe custodire gelosamente. Ora se vogliamo lasciare da parte quello che di lui, dal punto di vista letterario, scrissero critici come Francesco Flora e Natalino Sapegno, e ci soffermiamo invece solo sulla sua personalità, vedremo infatti che Foscolo fu un instabile, mai sicuro di sé, in rotta ora con l'uno ora con l'altro, desideroso di emergere nei salotti dove in verità faceva il buono ed il cattivo tempo, soprattutto con le donne che difficilmente riuscivano a resistergli. Parlare di un nuovo Casanova sarebbe esagerato ma è certo che a cascargli tra le braccia furono in tante a cominciare dalla bella Isabella Teotochi Albrizzi, all'altrettanto bella Teresa Pikler (moglie tra l'altro del suo amico-nemico Vincenzo Monti), ad Isabella Roncioni, a Lady Funny Halmilton (dalla quale avrà una figlia), alla senese Quirina Mocenni Magiotti, ad Antonietta Fagnani Arese, ad Isabella Nencini e a tante altre. Per sdebitarsi delle grazie ricevute l'autore delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis" e de "I Sepolcri" aveva sempre un sonetto da dedicare loro. In fondo ben poca cosa, ma questo era il Foscolo che indubbiamente - oltre ad essere affascinante - avrà avuto senz'altro qualche altra qualità nascosta.
Fervente ammiratore di Napoleone tanto da scrivergli l'ode "Bonaparte liberatore", comprese più tardi - dopo il trattato di Campoformio in virtù del quale Venezia e tutti i suoi possedimenti passavano sotto il dominio dell'Austria - come il Corso fosse solo un fine calcolatore pronto a fare gli interessi suoi e della Francia. Il saccheggio di tutte le opere d'arte sarebbe dovuto essere sufficiente per rinnegare in toto Bonaparte. Foscolo aderì invece alla Repubblica Cisalpina credendo ancora che gli ideali di libertà e di indipendenza si trovassero ad ovest delle Alpi. Aveva sbagliato i conti e fu per questo nuovamente disilluso giacché - arruolato nella Grande Armée - fece una risicata carriera né mai ottenne l'onorificenza della Legione d'Onore e della Corona di ferro a cui aveva sempre aspirato.
Un peregrinare continuo: a Milano, in Francia, a Firenze, di nuovo a Milano, a Venezia, a Parma, in Svizzera. Qui dovette rifugiarsi il 31 marzo 1815 dopo che il governatore austriaco, il feldmaresciallo Heinrich Johann Bellegarde, se l'era legata al dito per uno sgarbo fattogli dal poeta. Questi dapprima aveva accettato di collaborare con il nuovo Governo per dirigere la futura "Biblioteca italiana", poi però non volle prestare giuramento al regime. Un gesto in fondo ammirevole ma che avrebbe potuto anche risparmiarsi considerato che in passato non era stato sempre coerente con le sue idee. Fatto si è che il volontario esilio a Hottinger, un villaggio vicino Zurigo, durò poco. Alloggiava presso un pastore protestante che un giorno gli fece capire, con estrema tatto, di non poterlo ospitare gratis in eterno. Foscolo si era già venduto anelli ed orologio. Il poeta pensò bene allora di riparare a Londra tanto più che Vienna insisteva per la sua estradizione e gli svizzeri non erano poi tanto affidabili. Nella capitale inglese di soldi, per vivere tranquillamente, come sempre nemmeno a parlarne. I debiti si succedevano ai debiti. L'abbattimento crebbe a dismisura, oltretutto perché gli era giunta la notizia della scomparsa della madre, la greca e dolce Diamantina Spathis. Gli venne l'idea di stabilirsi a Zante anche per prendere quel poco che era rimasto in eredità. Ma non fece nulla. Aiutato da un suo cugino, Dionisio Bulso, riuscì però a risollevarsi e ad ottenere buoni compensi per una serie di articoli. La fortuna ricominciava a girare. Solo che le spese erano superiori alle entrate. Villa in campagna, appartamento in città, carrozza, servitù, feste, speculazioni avventate. In breve si ritrovò nella più nera miseria e per debiti dovette anche affrontare la vergogna del carcere. Liberato, fu costretto a sopravvivere nei quartieri più poveri di Londra, celandosi addirittura sotto falso nome per sfuggire ai creditori. Non erano più gli austriaci adesso a cercarlo ma gli strozzini. Unico conforto, l'aver ritrovato la figlia Floriana che aveva avuto da Lady Hamilton.
Le spoglie si trovano in Santa Croce a Firenze. (Veronica Incagliati)