Accadeva Oggi

9 settembre

    9 SETTEMBRE LUIGI GALVANI Come tutti i grandi vissuti nei secoli scorsi, morì povero. Poi ebbe a che fare con la meschinità di una intellighentzia locale che - servile al potente di turno - lo emarginò dalla vita pubblica salvo poi decantarne le lodi a morte avvenuta. Ci riferiamo a Luigi Galvani, bolognese di nascita (9 settembre 1737), di cui l'Italia dovrebbe andare fiera se non altro per i suoi studi sulla struttura degli organi degli animali che lo portarono a quelle scoperte per cui sarebbe stato riconosciuto come uno dei fondatori dell'elettronica moderna. Se Alessandro Volta arrivò alla costruzione della pila, lo fu proprio grazie alle ricerche di Galvani.
Fisiologo, fisico e anatomista, Luigi Galvani a 22 anni si era laureato in medicina e filosofia, a 26 era già ordinario di chirurgia presso l'ateneo felsineo con specializzazione in ostetricia presso l'Istituto delle Scienze di cui poi sarebbe diventato presidente nel 1772. Stimolato dal clima della ricerca scientifica che caratterizzava Bologna nel XVIII secolo e da alcune scoperte fatte da Marcello Malpighi, Galvani lasciò ben presto l'incarico per dedicarsi interamente agli studi di anatomia. Fu il primo a scoprire l'azione fisiologica dell'elettricità e nel 1791 il suo "De vibus electricitatis in motu muscolari commentarius" - che ragguagliava su dieci anni di ricerca - fece rumore nell'ambiente scientifico internazionale. Nel corso dei suoi esperimenti Galvani osservò come - toccando con un coltello il tronco nervoso di un preparato neuromuscolare connesso con una macchina elettrostatica - scoccava una scintilla. Successivamente notò anche che una analoga contrazione si poteva avere toccando, con gli estremi di un arco formato da due metalli diversi, i nervi lombari ed i muscoli della coscia di una rana. Interpretò allora il fenomeno come dovuto ad elettricità animale.
"Disseccai una rana - è lui stesso a scriverlo - la preparai e la collocai sopra una tavola sulla quale c'era una macchina elettrica, dal cui conduttore era completamente separata e collocata a non breve distanza: mentre uno dei miei assistenti toccava per caso leggermente con la punta di uno scalpello gli interni nervi crurali di questa rana, ad un tratto furono visti contrarsi tutti i  muscoli degli arti come se fossero stati presi da più veementi convulsioni tossiche.....". Galvani scoprì poi che le contrazioni muscolari avvenivano anche quando, posta la rana su una piastra di ferro, si spingeva un uncino di ottone contro di essa. Le contrazioni si manifestavano più o meno forti a seconda del metallo usato. La teoria dell'elettricità animale fu comunque confutata dal Volta che ne dava una interpretazione diversa ma che partì poi proprio dalle osservazioni dell'amico Luigi per arrivare alla costruzione della pila. Intuizione che del resto aveva avuto lo stesso Galvani come lui stesso ebbe ad osservare: "Dopo avere raggiunto le scoperte, da noi finora esposte, introno alla forza dell'elettricità artificiale nelle contrazioni muscolari, fu nostro vivo desiderio indagare se la cosiddetta elettricità atmosferica producesse, oppure no, i medesimi fenomeni: cioè se, seguendo i medesimi artifici, lo scoccare dei fulmini eccitasse contrazioni muscolari, così come quella della scintilla".
La fama di Galvani, alla quale aveva contribuito la moglie e sua preziosa collaboratrice Lucia Galeazzi, fu in parte offuscata proprio dall'invenzione del Volta. La sua opera fu poi riproposta come attuale nel 1848 da Du Bois Reymond il quale in più di una occasione ebbe a dimostrare nei seminari scientifici quanto fosse valida l'elettricità animale. Ma questo a Galvani non poteva più interessare. Aveva cessato di vivere da parecchio tempo (1798). Come accennato, finì i suoi giorni quasi in miseria. Si era in parte rovinato per curare la moglie colpita da una grave forma di artrite degenerativa che l'aveva completamente paralizzata. Poi, dulcis in fundo, l'allontanamento dall'università. Si era infatti rifiutato - all'arrivo delle truppe di napoleone Bonaparte - di prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica Cisalpina. Le teste d'uovo dell'Ateneo bolognese si erano subito adeguate, ma Galvani no. E per questo fu punito. (Veronica Incagliati)