Accadeva Oggi

8 settembre

      8 SETTEMBRE IL TRANSATLANTICO REX Due anni e cinque mesi di cantiere per  costruirlo, meno di cinque giorni per affondare. L'8 settembre 1944 il Rex, ancorato nelle acque della baia di Trieste, tra Capodistria ed Isola, veniva avvistato dai ricognitori della Royal Air Force e successivamente bombardato in tre riprese con 123 razzi. Era la fine del più grande transatlantico che mai abbia avuto la Marina Mercantile italiana, l'unico che sotto la nostra bandiera riuscì ad aggiudicarsi il Blue Riband (Nastro Azzurro) riuscendo a compiere 3181 miglia - tanto erano quelle che separano Gibilterra dal faro di Ambrose - in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti alla velocità media di 28,92 nodi.
Già il 10 giugno il porto di Trieste era stato oggetto di un pesante bombardamento, un avvertimento anche se il Rex era rimasto miracolosamente illeso. Lo spostamento non fu però immediato e solo il 5 settembre successivo l'unità venne rimorchiata fuori del porto e portata all'ancoraggio a ridosso della costa in località Provè o Giracaròse (Giro delle carozze) con la fiancata di dritta verso terra e quella di sinistra verso il mare aperto. Il fondale era di circa 12 metri ma la nave era scarica, giacchè altrimenti avrebbe toccato il fondo prima di giungere al posto prescelto; il tirante d'acqua doveva esserea comunque minimo. L'unità pescava a pieno carico 13 metri ma, dopo l' 8 settembre 1943, oltre a non disporre di dotazioni di acqua, combustibile e viveri, era stata saccheggiata (gli abitanti della zona poco trovarono nella struttura devastata dall'incendio che durò molti giorni) con l'asportazione delle attrezzature mobili, della strumentazione, delle opere d'arte e del ricchissimo corredo alberghiero (111.000 pezzi di posateria, stoviglieria, biancheria da tavola e 51.000 capi di biancheria da cabina). I tedeschi infatti avevano arredato le loro sedi con molto di questo materiale, parte del quale aveva preso la via della Germania.
Povero Rex! Era stato inaugurato il 25 settembre del 1932 mentre il varo era avvenuto il 1 agosto dell'anno prima. Con una stazza di 51.061 tonnellate, quattro gruppi di turbine, una potenza dichiarata di 136 mila cavalli, 900 uomini di equipaggio, 65 ufficiali e 2.032 passeggeri era l'orgoglio dell' <Ansaldo> di Genova e naturalmente del regime fascista. Il giorno della prima uscita in mare, una domenica, sulla banchina di Sestri Levante erano pochi però i gerarchi presenti che avevano preferito lasciare i primi piani al re Vittorio Emanuele III e alla regina Elena. A benedire la nave il cardinal Dalmazio Minoretti. Poi  l'urlo "agghiacciante" delle sirene come di "migliaia di animali selvaggi". Così fu scritto. Un momento indimenticabile ricordato dall'ex sindaco di New York James Walker che non aveva voluto perdersi il viaggio inaugurale mentre veniva sparato un colpo di cannone dalla fortezza di Castelletto e centinaia e centinaia di persone accompagnavano l'inno "Giovinezza" intonato dalla banda militare. 
A comandare il Rex era Francesco Tarabotto che poi sarà sostituito da Attilio Frugone. Inizialmente il viaggio non filò tutto liscio per alcuni problemi tecnici sorti mentre si dirigeva verso le Colonne d'Ercole; tant'è che la nave dovette fermarsi a Gibilterra offrendo l'opportunità ad alcuni passeggeri di scendere a terra per raggiungere poi in treno la Germania ed imbarcarsi sul transatlantico Europa. Solo  che, quando giunsero però a New York, trovarono il Rex già ormeggiato.
Una delle più belle crociere dell'unità italiana fu quella che la portò da New York a Rio de Janeiro passando per Capo Colon, vicino al canale di Panama, e lungo le coste venezuelane alle foci del fiume Orinoco. Una esperienza indimenticabile in particolare per i passeggeri che godettero di uno splendido clima e di incomparabili bellezze. L'ultimo viaggio fu compiuto nella primavera del 1940. Con lo scoppio della 2° Guerra Mondiale il Rex fu trasformato in nave ospedaliera addetta al trasporto dei feriti dal Nord Africa all'Italia quindi il definitivo trasferimento a Trieste per finire tristemente i suoi giorni. (Veronica Incagliati)