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6 settembre

    6 SETTEMBRE   BIG LUCIANO Giusto un anno fa, il 6 settembre, logorato da un male che lentamente ma inesorabilmente l'avrebbe avuta di vinta sulla sua forte fibbra ma in particolare sulla grande voglia di vivere, si spegneva Luciano Pavarotti . Aveva 72 anni di cui più di quaranta dedicati alla carriera di cantante lirico. Le sue condizioni si erano aggravate ai primi di agosto tanto che la notizia era subito rimbalzata al Rossini Opera Festival in quel di Pesaro dove il tenore amava trascorrere momenti di assoluto riposo nella sua bella villa sul San Bartolo. Si sapeva che stava molto male ma nessuno aveva voluto voluto credere che la morte l'avrebbe raggiunto di lì a poco.
Figlio di un panettiere, Pavarotti - nato a Modena nel 1935, una esistenza che lo ha visto esibirsi nei teatri maggiori del mondo - è considerato uno dei più significati tenori del secolo scorso. Noi purtroppo non abbiamo avuto la fortuna di sentirlo dal vivo se non ascoltando la sua voce attraverso dischi e cd. Non possiamo quindi esprimere giudizi. Dobbiamo quindi riandare a quello che hanno scritto i giornali da quando, giovanissimo, si presentò al Teatro di Reggio Emilia per interpretare il ruolo di Rodolfo ne "la Bohème" di Giacomo Puccini. Era il suo cavallo di battaglia, quello che lo fece conoscere tra l'altro alla Royal Opera House del Covent Garden dove nel 1963 aveva sostituito, per una improvvisa malattia, il grande Giuseppe di Stefano.
Puccini, Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti i compositori preferiti Di Pavarotti. Grazie alla loro musica il tenore modenese riuscì a dare il meglio di sé per la sua particolare estensione vocale e padronanza tecnica della voce. Poco adatto invece per cantare le arie di Gioacchino Rossini. Pavarotti - i cui successi in ogni parte del nostro emisfero sono stati infiniti (basti ricordare l'exploit al Metropolitan di New York dove in occasione dell'esecuzione de "La fille du règiment" di Donizetti ebbe una ovazione da parte del pubblico con ben 17 chiamate sul palco) - non è stato comunque esente da critiche essendogli stato rimproverato dai cosiddetti puristi di avere usato nell'ultima parte della sua carriera troppo spesso microfoni ed amplificatori in una commistione tra lirica, pop e rock. Critiche che lo amareggiarono e che in una sorte di testamento spirituale gli fecero dire. "Spero di essere ricordato come cantante di opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese. Fortunatamente la vita ci presenta momenti assai diversi. E, come tanti miei predecessori, compreso il grande Caruso, amo la diversità musicale dei brani scritti per voce di tenore. La letteratura del tenore è la più variegata di tutte. In qualsiasi lingua, e in confronto ad altri generi, contiene la gamma di emozioni più ampia".
Sposato due volte, quattro figli, Big Luciano - del quale Daniel Hicks del <New York Times> ebbe a scrivere "Quando Pavarotti nacque, Dio gli baciò le corde vocali" - è stato il miglior sponsor di se stesso in quanto ha saputo gestire la sua carriera e pubblicizzarla come meglio non avrebbero saputo fare altri. Sua l'idea di fondare il gruppo "Pavarotti & Friends" per riunire sul palco a scopo benefico i più famosi artisti della scena musicale pop italiana ed internazionale; sua l'idea di dar vita ai "Tre Tenori" per cantare assieme a Placido Domingo e a José Carreras sia arie liriche tratte dalle opere maggiori sia brani provenienti dal repertorio di tutto il mondo; sua l'idea di tenere concerti tanto all' Hyde Park di Londra davanti a 150 mila persone tra le quali i principi di Galles Carlo e Diana, quanto al Central Park di New York e all'ombra della Torre Eifell a Parigi. In fondo una vita per la musica. Fu lui stesso a confessarlo. "Penso di averla spesa bene ed è a questo che mi sono dedicato". (Veronica Incagliati)