Accadeva Oggi

5 settembre

      5 SETTEMBRE LA STRAGE DI MONACO 5 settembre 1972, ore 4:30 del mattino. Un commando di otto terroristi appartenenti alla formazione di "Settembre Nero" fa irruzione in un appartamento al numero 31 di Connollystrasse dove sta dormendo una parte degli atleti israeliani che prendono parte alle Olimpiadi di Monaco di Baviera. L'azione si  concluderà alle 1:30 dell'indomani con la morte di otto ostaggi, cinque fedayyin ed un poliziotto tedesco. Da quel giorno i Giochi non saranno più gli stessi. Anche gli ultimi a Pechino - come ben si è potuto osservare - si sono svolti in un clima di controllo poliziesco che nulla avevano a che fare con una festa sportiva.
A Monaco di Baviera, trentasei anni fa, invece era proprio una festa. La Germania voleva far dimenticare al Cio, ma soprattutto al mondo, che non era più quella di Hitler e che quindi anche le Olimpiadi dovevano essere diverse da quelle di Berlino del 1936. Tutto si doveva svolgere in una atmosfera di rilassatezza e di gioia connaturata all'evento. Sicurezza ai livelli molto bassi e sorveglianza del villaggio affidata a volontari chiamati Olys, equipaggiati solo con radio ricetrasmittenti e pronti ad intervenire unicamente in casi di risse. D'altra parte il pericolo del terrorismo interno (vedi Rote Armee Fraktion) era stato neutralizzato con l'arresto dei due principali capi dellas Banda Baader-Meinhof. Fu facile pertanto per il commando penetrare nel villaggio per portare a compimento il piano progettato da Al Fatah. Quella della mancata sicurezza dei Giochi non fu comunque l'unica leggerezza delle autorità tedesche. La più grave infatti si registrò all'aeroporto di Francoforte dove il 24 agosto, due giorni prima dell'apertura dei Giochi, un terzetto di terroristi varcò tranquillamente la dogana senza che la polizia di frontiera verificasse cosa contenessero le cinque valigie Samsonite che si portavano dietro. In due di queste erano nascosti sei fucili d'assalto Kalashnikov, due machine-pistole, caricatori e bombe a mano. Se gli ufficiali tedeschi fossero stati più scrupolosi, non avrebbe avuto corso il massacro. Senonché la storia non è fatta con i se. Già, proprio così. Perché se il Cio, alias Comitato Olimpico Internazionale, avesse almeno risposto alla richiesta avanzata dalla Federazione Giovanile della Palestina di poter partecipare con una propria delegazione ai Giochi, quel giorno del 15 luglio a due alti esponenti di Al Fatah (Abu Daoud e Abu Iyad) che stavano a chiacchierare a Roma in un Caffè di piazza della Rotonda non sarebbe venuto in mente di far pagare quell'affronto con una azione che avrebbe scioccato il mondo. L'idea si trasformò all'istante in progetto ed il progetto nel giro di poco più di un mese in una operazione alla quale venne dato il nome di "Biraam" e "Ikrit" da due villaggi che nel 1948 gli israeliani avevano strappato ai palestinesi.
Non è il caso, in questa nostra rubrica, ricostruire le fasi della strage, dalla preparazione avvenuta nei minimi particolari, al sequestro degli atleti israeliani, alle trattative tra il Governo di Bonn ed i terroristi, all'assenso di questi ultimi di trasferirsi con due elicotteri all'aeroporto di Furstenfeldbruch di Monaco, alla sparatoria finale. Di sicuro c'è solo che, tanto il Cancelliere Willy Brandt, quanto il ministro federale dell'Interno Hans-Dietrich Genscher non seppero affrontare il "caso" con la dovuta responsabilità e competenza, rifiutando tra l'altro l'offerta di Israele di inviare in Germania una unità di forze speciali per tentare un blitz. Il capo della Polizia di Monaco Manfred Schreiber  fu poi una vera frana. Il destino era pertanto segnato per tutti, prigionieri e sequestratori. Le Olimpiadi furono immediatamente sospese ed il nuotatore ebreo-americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d'oro, rimpatriato sotto buona scorta negli Stati uniti.
La Germania uscì da quella tragedia con le ossa rotte, frustrata ed umiliata anche perché non mancarono le polemiche sollevate da Tel Aviv che accusò i tedeschi di essere stati più che superficiali di fronte ad un dramma del genere. Sarà comunque l'occasione per rivedere nella Repubblica federale tutto il sistema della sicurezza anti-terrorismo con la costituzione di un nucleo speciale denominato Grenzchutzgruppe 9. I GSG 9 daranno buona di sé nel 1977 quando a Mogadiscio uccideranno i componenti di quello che rimaneva della Raf dopo che questi avevano assassinato il presidente della Confindustria tedesca Hanns-Martin Schleyer.
Coindicenza: anche quello era un 5 settembre. (Veronica Incagliati)