Accadeva Oggi

4 settembre

    4 SETTEMBRE GEORGE SIMENON Vogliamo farvi una confessione. Se non avessimo letto da ragazzi i "gialli" con il Commissario Maigret probabilmente non ci saremmo avvicinati a tutta la narrativa di George Simenon di cui, come oggi,  ricorre il 19/mo della sua morte. Il grande scrittore si spense infatti il 4 settembre 1989 a Losanna, dove si era ritirato da tempo con la domestica Teresa Sburelin. E già, perché ad affascinarci in quei romanzi non era tanto l'indagine affidata al celebre poliziotto parigino che compare in più di cento episodi tra racconti lunghi e brevi, quanto la descrizione di una Parigi e di una provincia francese che al momento della nostra lettura era già scomparsa. Scomparse le tradizionali brasserie, scomparsi gli alberghetti di malaffare con le donnine fuori dell'androne, scomparsi gli chansonnier con le loro fisarmoniche, scomparsi quegli odori forti e quei colori tutti particolari delle campagne dove molte volte Jules Maigret era costretto ad indagare e a farci scoprire un mondo il più delle volte piccolo-borghese e mediocre, di piccola gente travolta da destini cui era impossibile opporsi. L'uomo, il nostro Maigret, è grosso, alto, dall'aspetto burbero e bonario al tempo stesso, buon bevitore e accanito fumatore di pipa. Ha la fortuna di avere accanto una moglie devota, Louise Léonard, che sa comprende i suoi alti e bassi sbalzi di umore ma soprattutto che non fa domande. Altra fortuna è di quella di lavorare avendo al fianco collaboratori fedeli ed ubbidienti, ed anche qualche amico. Come poliziotto non assomiglia a quelli resi popolari dai "giallisti" anglosassoni. Porta abiti di lana fine e di buon taglio. Si rade ogni mattina ed ha le mani curate. Il suo modo di investigare è poi diverso da quello dei suoi colleghi letterari. "L'importante è conoscere - raccontava lo stesso Simenon - Conoscere l'ambiente in cui il delitto è stato maturato, conoscere il genere di vita, le abitudini, i costumi, le reazioni degli uomini che vi sono coinvolti, vitti,e, colpevoli o semplici testimoni. Entrare nel loro mondo senza stupirsi, tranquillamente, parlare con naturalezza il loro linguaggio". Sono parole che, tradotte, stanno a significare come prima di arrivare al colpevole di un delitto, di scoprire chi è stato, occorre sapere perché si è arrivati al delitto. L'antefatto- , ovvero la paziente ricostruzione della verità umana - che ha causato il dramma.
Ecco, tutto questo non poteva non piacerci e non spingerci in seguito ad apprezzare l'altro Simenon fatto di romanzi decisamente più impegnativi là dove i personaggi dai tratti quasi sempre rassegnati e malinconici sono vittime inconsapevoli di una irresistibile sessualità e di tragedie che li porterà alla fine a perdersi.
Nato a Liegi nel 1903 da padre tedesco e madre olandese, amante della buona letteratura classica e cronista per sbarcare il lunario, George Simenon è stato uno degli scrittori più prolifici del Novecento avendo al suo attivo qualcosa come 700 milioni di copie. Amico negli "anni trenta" del regista Jean Renoir e nell'immediato dopoguerra di Federico Fellini, sposato due volte, quattro figli ed una serie infinita di avventure sentimentali, l'inventore del Commissario Maigret, fu accusato ingiustamente di collaborazionismo con la Repubblica di Vichy e per questo costretto ad allontanarsi dalla Francia. Si trasferì negli Stati Uniti, soggiorno peraltro che non lo entusiasmò più di tanto. Tornato in Europa si ritirò dapprima sulla Costa Azzurra e successivamente a Epalinges nei dintorni di Losanna dove lavorò al suo ultimo Maigret ("Maigret et monsieur Charles") e alle sue "Memorie intime" dedicato alla figlia Marie-Jo morta suicida. (Veronica Incagliati)