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2 settembre

    2 SETTEMBRE IL GRANDE INCENDIO DI LONDRA   Si dice, ma l'aneddoto è completamente falso nonostante la parodia fattane da Petrolini, che a provocare l'incendio di Roma sia stato Nerone che voleva ricostruirla più bella di prima. Di certo sappiamo che il grande incendio di Londra, che infuriò per tre giorni dal 2 settembre 1666,  scoppiò a causa della disattenzione di un fornaio di Pudding Lane che aveva dimenticato la sera prima di spegnere il fuoco prima di andare a letto. Il colpevole - definiamolo così - si chiamava Thomas Farrinor e riuscì a salvarsi appena si accorse che alcuni tizzoni avevano attaccato il fuoco ad una vicina legnaia estendendo le fiamme all'intero fabbricato. Meno fortunati invece la domestica di casa e migliaia e migliaia di cittadini londinesi, per lo più povera gente, che morirono nell'immane rogo che consumò i cinque sesti dell'intera città, vale a dire 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company Hall, la royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di San Paolo, il Bridewell Palace e altre prigioni, la Session House, quattro ponti sul Tamigi, tre porte di Londra. Più di centomila persone rimasero senza un tetto. Eppure il disastro si sarebbe potuto ridurre notevolmente di entità, e subito, se il Lord Mayor di Londra nella persona di Sir Thomas Bloodworth non avesse ironizzato - con chi era corso da lui per avvisarlo dell'incendio - affermando che anche "una donna avrebbe potuto spegnerlo con una pisciata". Molti ad ogni modo ne gioirono perché di un sol colpo era stata debellata la peste che nel giro di una anno si era portata nelle tomba circa 70 mila persone. Senza contare, come scrisse un secolo dopo James Peller Malcom in "Anecdotes of the Manners and Customs of London in the Eighteenth Century", che la vecchia Londra - quella dei tuguri, della lebbra, della miseria, delle case di legno e paglia, del sudore inglese - aveva lasciato il posto ad una nuova città fatta di mattoni, di case dai soffitti alti, di grandi finestre, di pulizia, più in generale di benessere. Non era proprio così ma l'osservazione di Malcom ci andava tutto sommato vicino.
Per tornare all'incendio, una furia distruttrice come quella di Londra che mandò in cenere la città, pare non sia mai stata superata. Secondo uno studioso dell'epoca, le rovine interessarono ben 436 acri, vale a dire circa 28 milioni di mq. Insomma un'area decisamente apprezzabile. Conseguenze così disastrose erano del resto prevedibili, considerato che i quartieri londinesi fino alla prima metà del 17mo secolo erano fatti di abitazioni in legno con case che si affacciavano le une sull'altre e strade dove a malapena vi passava un carretto. Ci si metta poi che quel 2 settembre tirava un forte vento proveniente dal Mare del Nord che rese inutili tutti gli sforzi per spegnere le fiamme.
"Ratle, ratle, rattle, fu il rumore del fuoco che colpì l'orecchio tutto intorno, come se ci fossero stati mille carri di ferro a battere sulle pietre....". Il cronista che trascrisse dal vivo questo resoconto non avrebbe potuto essere più calzante nella descrizione dell'incendio che secondo una profezia sarebbe stato annunciato da Nostradamus o veggenti del genere per via di certi  numeri arabi che rimandavano alla Bestia. Nel 1658 tale Walter Gostelo aveva ammonito il popolo londinese con queste parole: "Se il fuoco non fa ceneri della città, e delle tue ossa anche, ritienimi un bugiardo per sempre!...il decreto è emesso, pentiti, o brucia, come Sodoma e Gomorra". A pagare per tutti un orologiaio francese, un mitomane che aveva dichiarato di essere stato lui quale agente del Pontefice Alessandro VII ad appiccare il fuoco a Westminster, salvo ritrattare. In un Paese protestante una simile ammissione significava andare direttamente sulla forca e Robert Hubert ci andò diritto diritto nel giro di pochi giorni. Era un povero ritardato ma per gli ermellini della giustizia anglosassone poco contava. Le due commissioni - una nominata dal Re e l'altra dalle autorità cittadine - avevano fretta di mettersi al lavoro nell'opera di ricostruzione. La vita di un uomo poteva essere sacrificata nonostante le prove schiaccianti della sua innocenza. (Veronica Incagliati)