Accadeva Oggi

1 settembre

        1 SETTEMBRE IL GIORNO IN CUI GHEDDAFI SALI' AL POTERE Noi, se fossimo nel signor cavalier Silvio Berlusconi, ci penseremmo parecchio prima di credere ciecamente alle promesse fatte da Mu'ammar Abu Minyar al-Qadhafi meglio conosciuto come Muammar Gheddafi. Il colonnello non ci è mai piaciuto e non saranno certo i 5 miliardi di dollari che l'Italia dovrà versare alla Libia quale riconoscimento del passato colonialismo più altre bazzeccole come la restituzione della Venere di Cirene (unica copia di quella di Prassitele), a far sì che il rais tenga fede alle promesse contenute nel recente accordo sottoscritto in base al quale dallo "scatolone di sabbia" non dovrebbero più salpare battelli carichi di clandestini. Troppe volte infatti Gheddafi è venuto meno alla parola data. Vedremo. Semmai verrà sempre tempo a non versargli più un soldo, anche se la statua purtroppo non potrà più tornare in terra italica. Sinceramente questa politica del Governo Berlusconi di "disfarsi" di pregiati tesori per restituirli ai loro legittimi proprietari dopo quasi un secolo di nostra appartenenza non ci convince del tutto anche perché ci sembra che a seguire questa, pur legittima strada, sia solo l'Italia. Se il Louvre ci dovesse ridare quello che il Napoleone Banaparte nel 1797 ci depredò dopo il trattato di Campoformio, il museo francese non avrebbe quasi più nulla da esporre. Ma tant'è.
Parliamo invece di Gheddafi che ha - questo non lo si può negare - più di una qualità, se non altro perché dal giorno della sua ascesa al potere con la cacciata di re Idris dalla Libia (il sovrano si trovava a Bursa in Turchia con la moglie Fatima) e la proclamazione della Repubblica il 1 settembre 1969 è riuscito sempre a mantenersi a galla. Merito di una politica cinica alla Talleyrand che lo ha visto ora diventare fervente seguace della sharia, ora un acceso anti-integralista, ora amico di Saddam Hussein ora duro critico della politica espansionista di quest'ultimo, ora con l'uno ora con l'altro, ora legato ai terroristi dell'Olp di Yaser Arafat ora contro ogni forma di deviazionismo istituzionale; tutto questo a seconda dei propri interessi.
Interessi uguale petrolio giacché la Libia ne ha tanto, tanto da rifornire gli Stati Uniti  fino al 1981 del 40 per cento della sua produzione; e questo, nonostante che i rapporti con l'Amministrazione della Casa Bianca non fossero dal 1970 in poi dei migliori. Diciamo anzi tutto il contrario.
Nato a Sirte da una famiglia di poveri beduini nomadi nel 1942, quando già le sorti del fedmaresciallo tedesco Erwin Rommel erano state segnate nella battaglia di el-Alamein, Gheddafi - il libro sacro dell'Islam in una mano ed il fucile nell'altra - si era distinto nel 1948 in Palestina nella guerra contro gli ebrei. Più tardi considerò sempre Israele un nemico giurato, un po' come oggi lo vede il presidente iraniano Mahmoud Ammadinejad. La personalità che più influì sulla maturazione del pensiero di Gheddafi fu l'egiziano Gamal Abdel Nasser, il militare che aveva guidato il colpo di Stato che nel 1952 rovesciò la monarchia di re Faruk. In parte fu a lui che si ispirò il colonnello allorché prese le redini della Libia dopo quel 1 settembre 1969. Grazie ai petrodollari, il nuovo Governo rivoluzionario diede impulso alle prime riforme (tutte valide per la verità) e alle prime nazionalizzazioni. A pagarne le spese gli inglesi, gli americani e gli italiani. Per la nostra comunità il 21 luglio 1970 è una data da non dimenticare. Con uno speciale decreto voluto dal colonnello per "restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei sui avi usurpate dagli oppressori", ventimila italiani furono privati di ogni bene e cacciati dalla Libia. Bene, chiedete ai sopravvissuti cosa ne pensano del rais. La risposta è implicita.
Cacciati, ma intanto società come Eni e Fiat continuavano ad intrattenere rapporti privilegiati mentre alcuni nostri Governi non si tiravano indietro quando si trattava di vendere armi e munizioni alle Forze Armate libiche. Affari andati avanti anche quando Gheddafi fece sequestrare un battello con 23 pescatori di Marzara del Vallo e più tardi (1986) fece lanciare due missili Scud-B in direzione di Lampedusa.
Controverso leader africano, il colonnello, all'ombra della bandiera verde, è ora sotto stretto esame. E a proposito di bandiere e di verde, lo sanno Umberto Bossi ed i leghisti tutti che si  fregiano di questo colore, che il verde è il colore di Maometto e quindi degli islamici? Quel colore che il Carroccio vede come il fumo negli occhi? Se non lo sanno, non resta loro che documentarsi. (Veronica Incagliati)