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30 agosto

    30 AGOSTO MARY SHELLEY Quando Mary Wollstonecraf Godwin dette alle stampe nel 1818 "Frankenstein" aveva 21 anni essendo nata il 30 agosto 1797. A Londra. Il padre William Godwin - appena l'adolescente Mary aveva cominciato a mostrarsi audace e dotata di una mente eccessivamente fervida  - aveva cercato di farla rinsavire da quei castelli in aria mandandola in Scozia. Ma era servito a ben poco. La madre poi - anche lei Mary e della casata Wollstonecraft, antesignana del femminismo e famosa autrice della "Rivendicazione dei diritti delle donne " - era morta che era piccola. La matrigna, Mary Jane Clairmont, e la sorellastra Claire erano tante care ed affezionate ma non potevano certo bastarle. Poi, al ritorno a casa, l'incontro fatale e l'amore fulmineo. Ecco apparire all'orizzonte quello che sarebbe diventato l'uomo della sua  vita: Percy  Bysshe Shelley, sposato con Harriet madre di una bambina ed incinta di un altro figlio. M poteva essere questo un inconveniente per impedire che la passione divampasse? Nemmeno per sogno. Se Mary recalcitrava un po' (non aveva in fondo che diciassette anni), Percy ormai ne era travolto. Le si presentò con una pistola in mano ed una dose di laudano da ingerire se non fosse scappato con lui. Fuggirono, meta la Francia. Scrisse il poeta: "La notte precedente questa mattina, essendo già stato tutto deciso, ho ordinato che una carrozza fosse pronta per le quattro. Vegliai fino a quando l'illuminazione e le stelle impallidirono. Finalmente arrivarono le quattro...Andai, la vidi, lei venne a me...Alcuni preparativi dovevano essere ultimati e lei mi lasciò per un breve lasso di tempo. Come mi sembrò spaventoso quel tempo; sembrava che ci gingillassimo con la vita e con la speranza; passarono alcuni minuti e lei fu nelle mie braccia. Eravamo salvi, eravamo sulla strada per Dover".
Dopo un anno sarebbe nata Clara deceduta quasi subito. Era l'inizio di una lunga serie di lutti: sarebbe morta infatti Harriet, sarebbero morti altri due figli, Clara Everina e William; sarebbe morta suicida la sorella di Mary, Fanny Godwin.
Mary e Percy finalmente sposi il 30 dicembre 1816. E' in quell'anno che nacque il capostipite del genere horror. I due coniugi - assieme al comune amico Lord George Byron, alla sorellastra Jane Clairmont e al medico John William Polidori (autore de "Il vampiro") - si trovavano a trascorrere una estate particolarmente piovosa in una villa di Ginevra. Da una serie di discussioni sulla letteratura tedesca a Mary venne fuori l'idea l'idea di scrivere un romanzo gotico. Idea, peraltro, che aveva già in testa dopo avere visitato a Mannheim un castello noto come il "Castello di Frankentein" dove tra il 1673 e il 1734 sarebbe nato Konrad Dippel che - per le sue oscure quanto macabre ricerche su come carpire il segreto dell'eternità - avrebbe fatto da modello a Mary Shelley per lo scienziato pazzo. Victor Frankenstein, per l'appunto; colui che con i i suoi esperimenti crea il mostro dai sentimenti miti ma dall'aspetto ripugnate, intollerabile alla vista di tutti, persino a quella del suo stesso padre putativo. Il mostro che si ribella e che uccide, il Prometeo moderno con chiara allusione al mito del Titano che aveva dato il fuoco agli uomini. Affermare che il romanzo di Mary Shelley - uscito con la prefazione del marito - fosse subito un successo, è dir poco. Senonché nella seconda metà dell'Ottocento l'opera conobbe un lungo periodo di oblio: Riprese quota nei primo anni del Novecento con le numerose trasposizioni cinematografiche. Tra queste, la riduzione in commedia ad opera del regista Mel Brooks che nel 1974 girò "Frankenstein junior" con Gene Wilder.
Mary Shelley non fu in fondo una donna felice. Vedova a soli 24 anni (il marito scomparve tra i flutti del Tirreno durante una gita in barca), dovette affrontare l'ostilità della società inglese ed in particolare del suocero, il baronetto Sir Timothy. Morirà sola a Bournemouth nel 1851. Nel suo testamento ideale si legge: "Cercate la felicità nella quiete ed evitate l'ambizione, anche se si tratta solo di quella apparentemente innocente di distinguervi nella scienza e nelle scoperte".(Veronica Incagliati)