Accadeva Oggi

28 agosto

      28 AGOSTO   NINO TARANTO Abituati a vederlo accanto a Totò in moltissimi film, l'impressione che si ricava è che Nino Taranto ne esca fuori come un comprimario che serviva al principe della risata solo e  semplicemente come spalla. E forse è così. Forse. Ma Nino, l'indimenticabile Ciccio Formaggio che i più fortunati ebbero modo di conoscere sui palcoscenici del dopoguerra accanto a  a Titina De Filippo, era molto, molto di più di una spalla.
Della sua infanzia le cronache non ci raccontano molto se non che vide i natali a Napoli il 28 agosto 1907 e che appena tredicenne faceva il suo esordio al Teatro Centrale della città partenopea. Già allora sapeva quello che faceva per cui quando nel 1928 fu arruolato nella compagnia Cafiero-Fumo, specializzata in sceneggiata, ormai la gavetta lo aveva plasmato abbondantemente per trasformarlo in un artista dalle mille sfaccettature. Taranto era nato per lo spettacolo, per il suo mondo, per fare il capocomico. Un destino già segnato. A parte una breve tournée negli Stati Uniti che gli servirà al suo rientro in Italia per finanziare un varietà di scarso successo, la sua fortuna fu l'incontro con Anna Fougez (psudonimo di Maria Annina Laganà Pappacena), cantante e sciantosa per antonomasia che lo fece debuttare nella grande rivista. Era l'inizio di una carriera che avrebbe fatto di Taranto un artista di successo, grazie al suo ingegno ed alla sua arguzia e grazie anche alla paglietta tagliuzzata sulla falda frontale. Era una identità tutta sua di cui si sentì fiero per tutta la vita, necessaria del resto per una recitazione fatta di mimica, improvvisazione e professionalità. A quell'epoca sbagliare una battuta sulla scena o annoiare il pubblico significava andare incontro ad una serie di fischi che alle volte potevano portare anche alla fine della carriera. Sul palcoscenico - a parte il canovaccio - si doveva infatti supplire alle carenze degli sceneggiatori, senza mai lasciarsi prendere dal panico come capitò un giorno durante una recita per le Forze Armate. La commedia si chiamava "La scampagnata dei tre disperati". Senonché oltre agli attori scritturati - vale a dire Nino Taranto, Totò e Macario - risultò che dovesse recitare anche Renato Navarrini perché così aveva voluto l'impresario Michele Galdieri. Ne uscì fuori uno spettacolo piacevolissimo allietato tra l'altro dalla presenza del celebre tenore Tito Schipa che faceva la parte del posteggiatore.
Attore, cantante, macchiettista - una carriera terminata sulle tavole del Teatro Stabile Sannazzaro di Napoli nella compagnia di Luisa Conte - ad una parte del pubblico italiano avrebbe detto anche poco o niente se a farlo conoscere non fossero stati la radio prima ("Rosso e nero", "Chicchirichì", "L'occhio magico", "Fermo posta"), il cinema e la televisione poi. Mirabile la sua interpretazione in "Anni facili" del regista Luigi Zampa" che gli valse nel 1953 il Nastro d'argento. L'incontro con Totò sulle scene de "I pompieri di Viggiù" nel 1949 lo aveva già consacrato come inimitabile comprimario. Con il grande attore comico girerà poi altri film tutti esileranti e tutt'ora godibili quali "Se fossi deputato", "Tizio, Caio e Sempronio", "Accadde al commissariato", "Italia piccola", "I prepotenti", "Assi della ribalta", "Totòtruffa", "Totò contro Maciste", "Il monaco di Monza". Al cinema restò attivo fino al 1971 quando recitò sotto Ettore Maria Fizzarotti nella pellicola "Venga a fare il soldato da noi". Ormai era diventato ospite fisso della Tv. Questa nel 1985 - Taranto ancora in vita - trasmise una monografia in quattro puntate dedicata all'attore napoletano. Quanto sarebbe bello - in un momento in cui la recitazione nazionale è così scadente tanto da arrivare al fondo della volgarità e dell'insulsaggine - se le teste pensanti di viale Mazzini dedicassero un nuovo tributo alla "più bella paglietta di Napoli". (Veronica Incagliati)