Accadeva Oggi

27 agosto

      27 AGOSTO SISTO V "Mejo n'morto dentro casa
cchè n'marchigiano foro daa porta".

Quante volte abbiamo sentito ripetere questo detto a proposito dell'esosità dei marchigiani. Pochi però sanno a cosa si riferisca. Eccovi in due parole la spiegazione. Quando Sisto V negli anni del suo pontificato dette inizio alla riforma delle tasse comprese subito che non poteva fidarsi troppo dei funzionari romani che, allora come oggi,  non erano eccessivamente onesti. Pensò allora di affidare ai suoi compaesani il compito di andare a bussare alle porte dei contribuenti. Questi - come era naturale - ben presto si attirarono l'odio di tutti. Cosa che al Papa non importava più di tanto, contento solo di rimettere in sesto le casse dello Stato impoverite dalla cattiva gestione del suo predecessore Gregorio XIII. 
Considerato uno dei più grandi pontefici mai esistiti - nato Felice Peretti a Grottammare nelle Marche - Sisto V morì il 27 agosto 1590 tra gli schiamazzi di tutto il popolino che mal aveva sopportato la sua "gestione", abituato come era stato prima a fare il comodo proprio. I più felici ad ogni modo furono briganti e banditi ai quali il Pontefice non aveva dato respiro, ricorrendo all'impiccagione e al taglio delle testa. Contenti però furono anche moltissimi cardinali che si erano pentiti cinque anni prima di avere votato per l'elezione del Peretti  pensando di poterlo abbindolare come credevano. Ed invece avevano fatto male i loro conti, o meglio non avevano seguito con attenzione la sua ascesa da povero francescano a cardinale, la sua particolare durezza di carattere, la sua simpatia per il "partito rigorista" che gli aveva fatto guadagnare nel 1557 la nomina di Inquisitore Apostolico a Venezia. Fatto si è che Felice Feretti, soprannominato  "il Turbine Consacrato" - appena nominato Pontefice nel 1585, quindi a 64 anni - mise mano a tutte quelle riforme alle quali aveva pensato da tempo. Per prima cosa ritenne che era urgente puntare l'attenzione sulla giustizia e sull'ordine pubblico. Fece pubblicare degli editti, tanto per far capire che con lui non si scherzava, quindi passò ai fatti. Ed i fatti erano i patiboli, sempre eretti e sempre in ogni parte dello Stato pontificio. In poco tempo di briganti - in particolare nella capitale dove ladri ed assassini erano di casa - ne erano rimasti ben pochi. Le forche del resto lavoravano a ritmo continuo e ne fecero una esperienza diretta capi come Umberto Sacripante, Marco Sciarra, Lamberto Malatesta e Bastinella che con 1500 uomini di cui, seicento a cavallo, avevano invaso l'Abruzzo e il Lazio. Via anche i mendicanti dalle strade, via le prostitute. Anzi, a questo riguardo, l'aneddoto che ricordiamo è uno dei più calzanti per tratteggiare la figura di questo Papa che non usava mezze misure. Via Borgognona era il rifugio di buona parte di queste "signore" che facevano il buono ed il cattivo tempo. Per ripulire il quartiere Sisto V dette disposizione alle guardie di chiudere all'alba gli ingressi dell'arteria, in cima ed in fondo, e di raccogliere le suddette in uno spiazzo all'aperto. La loro fine non fu delle migliori. Fu inflessibile pure con la minorità delinquenziale che abbassò al 14° anno
Il passo successivo del Pontefice fu quello di aggiustare le finanze. Per raggiungere lo scopo fece vendere gli immobili inutili della Santa Sede, aumentò le tasse e fece in modo che i suoi amministratori fossero accorti nelle spese e negli investimenti. Creò il sistema dei Monti di Pietà per i prestiti ai cittadini, si interessò del commercio e stabilì un nuovo sistema di misure per la vendita al dettaglio del vino, uno dei settori economici più importanti di Roma. Si impegnò per la crescita dei settori come quelli della lana e della seta. Il risultato fu una floridezza che la Chiesa non aveva mai conosciuto.
Con Sisto V la Sede Apostolica raggiunse un vertice di autorità all'interno e di prestigio nella politica estera che non si era mai visto prima. Somme immense vennero spese in opere pubbliche. Il Papa non pose limite ai suoi progetti, quali il completamento della cupola di San Pietro, la costruzione della loggia a San Giovanni in Laterano, l'erezione di quattro obelischi, l'apertura di sei strade, il restauro dell'acquedotto di Settimio Severo, l'integrazione di Borgo, la creazione di un moderno piano regolatore.
E non finisce qui perché Sisto V limitò il collegio dei cardinali a settanta, raddoppiò il numero delle Congregazioni, riscrisse personalmente la Bibbia. A proposito della quale lavorò giorno e notte per 18 mesi ed altri sei ne spese per correggere le bozze. Fu contro l'aborto ma protesse anche la comunità ebraica dalle restrizioni oppressive a cui l'avevano posta i Pontefici precedenti, cercò di promuovere una intelligente politica di equilibrio tra le potenze cattoliche, conservò buoni rapporti con Venezia, favorì le arti anche se non apprezzava le opere dell'antichità.
Era naturale cha attorno a questo Pontefice nascesse una serie di leggende. Una di queste racconta di una immagine lignea di Cristo che aveva preso a trasudare. Il luogo divenne così meta di un continuo pellegrinaggio e, a trarne il beneficio, fu il proprietario del terreno dove c'era la statuetta in questione. La notizia giunse all'orecchio del "Papa tosto" che volle recarsi sul posto per verificare il miracolo di persona. Quando gli fu mostrata l'immagine. Il Pontefice si fece portare un'ascia e - dopo avere pronunciato le parole "Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco" - dette un violento fendente alla statuetta. All''interno fu trovato una spugna imbevuta di sangue animale ed una corda che - tirata - strizzava la spugna e faceva sanguinare l'immagine. Il proprietario del fondo fu giustiziato. (Veronica Incagliati)