Accadeva Oggi

24 agosto

    24 AGOSTO LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO Lo chiamano scontro di civiltà, un modo eufemistico per non dire scontro di religioni. Islam e cristianesimo, a piè fermo tutti e due. Noi ci auguriamo che rimanga solo verbale e che non divenga una vera e propria guerra. Sappiamo quanto sangue sia costato nel corso dei secoli, quando a fronteggiarsi erano allora cattolici e protestanti. L'Irlanda del Nord, ancora fino ai giorni nostri, ne è stato un esempio. Bilancio: migliaia e migliaia di morti.
La causa - se vogliamo andare indietro nel tempo - fu la Riforma contro la Chiesa di Roma, e non tanto quella luterana quanto quella calvinista. Poi arrivò la Controriforma e il vaso di Pandora si ruppe definitivamente. Avevano inizio le guerre di religione.
A dar retta a quello che scrive Ludwing von Pastor, il grande storico del papato, a cominciare con le stragi furono i calvinisti che, sia in Francia come nei Paesi Bassi, non stettero proprio con le mani in mani quando si trovarono di fronte i cattolici. Saccheggi sistematici di chiese e cattedrali, tombe degli ecclesiastici profanate, ostie consacrate date da mangiare ai cavalli, monache violentate, preti uccisi. Il tutto - pare - con una crudeltà bestiale. Chi rimaneva fedele alla propria fede veniva persino sepolti vivo o cotto nell'olio bollente. Vedi gli episodi di Béarne  e di Sant Séver, episodio quest'ultimo che vide circa duecento sacerdoti invitati con maniere spicce a buttarsi in un precipizio. La pace di Sant Germain in Francia, che avrebbe dovuto mettere pace nel 1570 alle guerre civili, di fatto servì a ben poco perché troppo vicina era ancora l'eco della strage operata a Nimes dagli ugonotti un anno prima allorquando i protestanti chiusero di sorpresa le porte della città e massacrano 500 cattolici mettendo a ferro e a fuoco tutto quello che odorava di papato. I morti di les Michelades reclamavano la loro vendetta. E questa venne nella notte di Saint-Barthélemy.
L'antefatto parte dal matrimonio tra la figlia di Caterina de' Medici, Margherita di Valois, ed il principe protestante Enrico di Navarra che in seguito sarebbe diventato re di Francia. Le nozze erano state precedute dall'arrivo a Corte di numerosi nobili protestanti venuti dall'ovest della Francia. Cosa che non era piaciuta all'aristocrazia cattolica di Parigi, al popolino prevalentemente di fede cattolica e al clero. Tanto il cardinale di Lorena, un Guisa, che lo stesso Pontefice Gregorio XIII si erano dichiarati contrari all'unione. Per non parlare poi del re di Spagna, Filippo II, che da queste nozze vedeva grossi guai nei suoi domini fiamminghi. In quanto alla regina-madre Caterina si trovava nell'ambigua situazione di dover tutelare, da una parte la sua intransigenza di cattolica puro sangue, e dall'altra l'appoggio degli ugonotti i quali con le loro ricchezze contribuivano al mantenimento di una corte spendacciona. Questo equilibrio fu rotto il 22 agosto con il ferimento, nel corso di un attentato, di Gaspar II de Coligny comandante delle forze protestanti. I sospettati della congiura furono molti. Il re Carlo IX - che si sosteneva fosse succube del Coligny - si affrettò ad andare subito al capezzale del ferito per tranquillizzare gli animi, senonché gli ugonotti cominciarono ad andare in giro per Parigi dichiarando pubblicamente che, se il sovrano non avesse fatto subito giustizia, ci avrebbero pensato loro a cominciare da quest'ultimo, per passare a Caterina d' Medici, al duca di Guisa, al governatore della città François de Montmorency ed infine al clero. La situazione si stava facendo seria.
Come siano andate le cose da quel momento, non si è mai chiarito. Fatto si è che Caterina la sera del 22 agosto tenne una riunione segreta alle Tuileries con il maresciallo di Tuvannes e pochi intimi per decidere come procedere, quindi - esagerando il pericolo - la sera dopo informò il sovrano circa il complotto dei protestanti nei loro confronti. Si dava il via alla "notte dei lunghi coltelli", anticipata di quattro secoli. Stando a quel che ci hanno fatto credere gli storici, Carlo IX avrebbe gridato: "Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me si possa rimproverare". Chiuse tutte le porte di Parigi, nella notte tra il 24 ed il 25 agosto si dette il via allo scannatoio. Il primo ad essere fatto fuori fu l'ammiraglio de Coligny, ammazzato nel suo letto ed il cadavere scaraventato dalla finestra. Quindi fu la volta di tutti gli ugonotti che si trovavano in città tolti mezzo in meno che non si dica. Dalla capitale il massacro, come un fiume in piena, si spostò ad Orléans, Meaux, Charité-sur-Lore, Angers, Saumur, Lione, Bourges, Bordeaux, Troyes, Rouen, Toulouse, Albi, Gaillac, Borges, Romans, Valence, Orange. Si calcola che le vittime di quella carneficina siano state circa diecimila. Un bel numero, che non fece comunque gridare per nulla all'orrore Gregorio XIII il quale anzi, appena ne ebbe notizia, dispose che si cantasse un Te Deum di ringraziamento, dando ordine altresì al pittore Vasari di mettere mano ad una serie di affreschi - raffiguranti l'eccidio - nella Sala Regia dei Palazzi vaticani. Soddisfatto ugualmente Filippo II di Spagna, molto meno la regina Elisabetta II di Inghilterra che costrinse la Corte a prendere il lutto.
Questo nostro breve discorso per sottolineare cosa siano le guerre di religione. (Veronica Incagliati)