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23 agosto

    23 AGOSTO SIR WILLIAM WALLACE Se volessimo ricordare qui di seguito, nel poco spazio che abbiamo, le gesta eroiche di Sir William Wallance, condottiero inglese che guidò i suoi connazionali alla ribellione contro l'occupazione del suo Paese da parte di Edoardo I d'Inghilterra, scriveremmo ben poco. Troppi gli intrighi, le alleanze, i tradimenti, i  nomi, i dignitari coinvolti, che fanno di questa storia uno dei più bei capitoli della tentata e mai riuscita indipendenza di un popolo nei confronti degli odiati vicini. Meglio allora andare al cinema, sedersi comodi, ed assistere al film di Mel Gibson, "Bravehart", che rimase famoso non tanto e non solo perché nel 1995 vinse ben cinque premi Oscar ma per la frase con la quale finiva: "Nell'anno del Signore 1314, patrioti scozzesi affamati e sovverchiati nel numero sfidarono il campo di BannockBurn. Si batterono come poeti guerrieri. Si batterono come Scozzesi. E si guadagnarono la libertà".
Libertà! Una bella parola. E' stata gridata in tanti, nel corso dei secoli. La gridano ancora in molte parti del mondo, anche se sembra che i cingolati abbiamo sempre ragione. All'epoca di Wallace i cingolati non c'erano; solo frecce e piccarde, e cavalli. Chi ne aveva di più vinceva. Chi ne aveva di meno poteva anche vincere, una o due volte, ma poi perdeva inevitabilmente ed allora cadeva o ricadeva sotto il tallone del più forte. Come capitò agli scozzesi. In quanto al giovane Wallace che aveva osato ribellarsi alle angherie della soldataglia inglese e che si era messo - quale capopopolo alla testa di un manipolo di rivoltosi - il giorno che fu tradito da un amico non ebbe più scampo. Ora la parola Sir non significa lealtà. Lo aveva creduto Wallace che si era fidato del cavaliere Sir John de Menteith. Questi invece, con un raggiro, lo fece catturare vicino a Glasgow per poi consegnarlo ad Edoardo I. Questi non ebbe pietà. Troppe volte Wallace lo aveva umiliato in battaglia. Ora doveva pagare.
Il processo fu sommario, come tutti i processi del tempo. Wallace poi aveva perduto tanto l'appoggio del Pontefice quanto quello del re di Francia, Filippo il Bello, che in primo momento aveva pensato di servirsi di Sir William come "quinta colonna" oltre Manica. Era la fine. Il 23 agosto 1305 salì sul patibolo a Smithfield, una località di Londra. Dapprima fu impiccato, quindi squartato. La testa fu infilzata su una picca e posta in bella veduta sul London Bridge. Le membra infine furono esposte nelle città di Newcastle, Berwich, Edimburdo e Perth perché il popolo imparasse la lezione e non tentasse più di sottrarsi alla autorità inglese.Nato nel 1270 da una famiglia di nobile lignaggio di Elderslie nel Renfrewshire, Wallace  - che Harry il Cieco descrisse come un giovane alto e di corporatura robusta, dotato di una forza incredibile, buon conoscitore del latino e del francese - si era dato alla macchia nel 1297 dopo avere ucciso due soldati inglesi che lo avevano fermato mentre pescava di frodo. Più probabile che avesse voluto vendicare la morte del padre, assassinato dagli sgherri di Edoardo I, o - come vuole la leggenda - per vendicare le offese che alcuni sbirri dello sceriffo Sir Guglielmo di Hazelrig avevano recato alla sua fidanzata. Fatto si è che Wallace assaltò la guarnigione di Lanark, ammazzò un bel po' di sudditi di Edoardo I e si diede infine alla macchia. In poco tempo - grazie ad una tattica di guerriglia con attacchi e sorpresa e ritirate strategiche - il giovane scozzese divenne il terrore egli inglesi tanto che il re di Inghilterra decise di muovergli contro in forze.
Al suo popolo Wallace aveva gridato di combattere in nome di John Balliol. Qui però è doveroso fare un piccolo passo inglese. Balliol era un nobile che vantava il diritto al trono scozzese senonché - dato che erano sorti contrasti sulla legittimità di una tale rivendicazione - era stato chiamato a fare da arbitro neutrale Edoardo I. La persona meno indicata. Il re inglese si presentò in Scozia con un grosso esercito dichiarando di essere venuto a risolvere una disputa in uno Stato vassallo e pretendendo obbedienza. E, se all'inizio fu favorevole alla nomina di Balliol, in seguito alla ribellione di quest'ultimo mise a ferro e fuoco la Scozia, imprigionò il ribelle e pretese l'omaggio da parte di tutti i 2.000 nobili scozzesi. Come ultimo atto rimosse la Pietra del Destino dal palazzo di Scone, reggia dei re scozzesi. Il Paese cadeva di fatto sotto il tallone inglese.
Per tornare a Wallace, Sir William ottenne una splendida vittoria a Stirling Bridge dove le armate inglesi, pesanti nelle loro armature, si trovarono quasi subito in difficoltà per via di un terreno a loro non congeniale. Forte di 300 cavalieri e 10 mila fanti, l'esercito di Edoardo I andò incontro infatti ad uno dei più terribili disastri.La Scozia tornava libera. Assetato di vendetta, il re inglese convocò il Parlamento a York per avere pieno mandato sulla guerra. Si fece dare dai nobili tremila cavalieri ed un numero imprecisato di soldati quindi fece di nuovo invadere le terre scozzesi. Wallace, che nel frattempo era stato nominato "guardiano del regno" - nella battaglia di Falkirk commise non pochi errori tattici. Per gli scozzesi non  fu una vera e propria disfatta, ma quasi. Il ripiegamento permise a Sir William di salvarsi e di rifugiarsi in Francia. Il momento magico però era passato. I nobili scozzesi avevano già giurato fedeltà ad Edoardo I che, grazie anche alla pace firmata con Filippo il Bello, potette dedicare più tempo a soffocare le ultime resistenze dei rivoltosi.
Sul tragico finale di Wallace abbiamo detto. La morte di questi non avrebbe impedito però al popolo scozzese di dar vita ad una nuova insurrezione. Questa volta però Edoardo I non aveva davanti a sé un ribelle coraggioso e tenace come Sir William ma un nobile ambizioso che rispondeva al nome di Roberto Bruce. La guerra continuava. Questa però è un'altra storia. (Veronica Incagliati)