Accadeva Oggi

18 agosto

    18 AGOSTO URBAIN GRANDIER, ALIAS ASMODEO Al giorno d'oggi se uno vuole liberarsi di una persona che gli sta fastidio, o di un avversario, basta "confezionare" un pentito. Sarà poi questo, debitamente istruito, a creare un castello di menzogne nei confronti della persona in questione ed il gioco è fatto. Ne seppe qualcosa, anni addietro, Enzo Tortora che per colpa di un cosiddetto collaboratore di giustizia se ne stette in galera un bel po' di tempo.
Nei secoli scorsi si andava molto più per le spicce. Si metteva in giro che uno, od una, era uno stregone od una strega, e comunque che aveva rapporti di buon vicinato con il demonio, e per quel malcapitato - uomo o donna che fosse - non c'era più nulla da fare. L'inquisizione, che cambiava nome a seconda del Paese, se cattolico o protestante, faceva confessare al malcapitato che passava per le sue mani di tutto e di più perché di fronte a certi arnesi del mestiere è difficile non ammettere quel che si vuol che si dica.
Pure Urbain Grandier, mandato al rogo il 18 agosto 1634, non aveva riconosciuto un bel niente, anzi aveva resistito a tutte le torture in gran voga nelle segrete nelle prigioni. Ma che volete fare? Si era fatto come nemico il potente cardinal Richelieu, ovvero la Francia in persona dato che il re Luigi XIII contava meno del fante di picche. E questo non era un bene per lui.
Il punto debole di Grandier erano le donne. Voi direte: e che male c'è? Nessuno, specie adesso che il sesso forte punta sempre pià dall'altra parte. Il fatto si è che il nostro, essendo un prete, aveva fatto voto di castità. Ed invece non c'era donna, nobile o plebea che fosse, che si salvasse dalle sue profferte; anche perché Grandier era di bell'aspetto, simpatico conversatore e piuttosto affascinante. Come confessore di anime aveva poi buon gioco nel carpire l'innocenza carnale di quante si avvicinavano a lui per mettere a nudo il proprio cuore. Come libertino di fatto Grandier aveva anticipato di un secolo Giacomo Casanova. La sua fama un giorno arrivò nel convento delle Orsoline a Loudun dove badessa era suor Jeanne des Anges. Questa, pur non avendo mai visto il sacerdote di persona, ossessionata dalle sue avventure erotiche si lasciò prendere da fantasie sessuali e da organismi irrefrenabili; cosa normalissima del resto considerato che le monache quando entravano nei conventi non lo facevamo mai per misticismo ma perché costrette dalla famiglia. L'occasione di averlo tutto per sè venne con la morte del direttore spirituale del monastero. Suor Jeanne partì subito all'attacco invitando Grandier a prendere il posto del defunto ma questi oppose un gentile rifiuto. Figurarsi se il sacerdote, che conduceva vita mondava ed allegra in città, aveva voglia di seppellirsi in un convento! Non l'avesse mai fatto. Da quel momento, tanto la badessa che le consorelle alle quali aveva attaccato la sua forma di isteria, iniziarono ad avere strane visioni una delle quali era l'apparizione di Grandeur travestito da Asmodeo che le carezzava in tutto il corpo sollecitandole ad atti impuri. Non ci volle molto perché la voce delle strane perversioni delle monache uscisse dal convento e venisse a conoscenza del canonico Mignon che ne informò immediatamente il cardinal Richelieu. Questi comprese subito che occorreva giocare la carta al meglio e mandò a Loundun il barone De Laubardemont con pieni poteri perché verificasse cosa ci fosse di vero. Laubardemont si trascinava dietro una triste fama avendo fatto giustiziare ben 130 streghe per rapporti con il demonio.
Arrestato, Grandier - nonostante le accuse di magia nera - riuscì a cavarsela con poco danno dato che il tribunale ecclesiastico, dopo averlo interrogato e processato, fu costretto a scagionarlo per insufficienza di prove. Uno smacco per il cardinale che trovò una scusa per fare arrestare il sacerdote una seconda volta. Questa volta i giudici furono scelti ad hoc. Si crearono documenti falsi, si falsificò addirittura la firma di una presunta confessione, si andò oltre. Le ossesse diedero in aula in urla terribili, contorcimenti e convulsioni, bestemmiando e schiumando addirittura dalla bocca. Ma altro non era che pezzi di sapone fatti mangiare loro prima. Insomma un processo pilotato con una sentenza già firmata: il rogo.
Si dice che tutti i componenti del tribunale ed i torturatori abbiano fatto una brutta fine. Suor Jeanne invece visse fino in tarda età, in odore di santità. Nel 1638 la sua camicia, che si sosteneva avesse proprietà miracolose, fu posta addosso alla regina Anna, moglie di Luigi XIII, durante il parto per assicurare all'erede lunga vita e felicità.
Per la cronaca la vicenda di Urban Grandier è stata trasportata in un film ("I diavoli") diretto nel 1971 Ken Russel ed interpretato da Vanessa Redgrave e Oliver Reed. (Veronica Incagliati)