Accadeva Oggi

14 agosto

    14 AGOSTO I MARTIRI DI OTRANTO Certo segare in due un vescovo ed un conte solo perché non avevano voluto convertirsi ci pare esagerato. Ma i turchi di Gedik Ahmed Pasha, uno dei governatori del Sultano Mehmet II, erano fatti così. Un po' esuberanti quando dovevano prendere delle decisioni. "Ti vuoi fare cristiano?", chiedevano prima gentili. "No!?". E allora via alla sega, o - se andavano di fretta - alla scimitarra. Di scimitarra, il 14 agosto 1480, furono decapitati 800 cittadini di Otranto che avevano avuto il torto di resistere alle cannonate di Giacometto. Così, infatti, era stato ribattezzato Ahmed Pahsa, un rinnegato greco che aveva istruito i turchi sull'arte della navigazione ma che farà anche la lui la stessa, identica fine quando alla morte di Mehmet II, gli succederà Bayazid II che era - come dire - un po' sospettoso.
Ma torniamo ai nostri martiri le cui ossa sono ora custodite in sette grandi armadi di legno in una cappella della Cattedrale di Otranto e  che, naturalmente per noi cristiani, sono oggetto di grande venerazione. Con una premessa che ci riporta al Trecento, secolo in cui in Italia ed In Europa si era assistito ad una violenta arabofobia che da religiosa che era inizialmente via via si era tramutata in culturale, tanto che lo stesso Petrarca si era dato da fare per gridare contro Averroè (Abu I-Walid Mohammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd) e tutto quello che sapeva di musulmano. Non ce ne sarebbe dovuto essere motivo dal momento che i saraceni erano stati ormai cacciati tutti dalla zona sud del Mediterraneo. Quando invece nel Quattrocento si fece minacciosa la presenza ottomana, il vecchio continente non fece nulla per prendere immediatamente le appropriate misure. In Italia poi erano tutti contro tutti e tanto il Papa quanto gli aragonesi, Firenze e Genova non si avvidero che il nemico stava quasi alle porte. Venezia poi se ne fregava altamente (scusate il verbo, ndr) dal momento che aveva stipulato un accordo politico-commerciale con la Sublime Porta per ben 16 anni.
La strategia del Sultano fu degna dell'uomo che aveva conquistato Costantinopoli. Fece credere al re Ferrante di Napoli di avere interesse ad occupare l'isola di Rodi, che era in mano ai cavalieri ospitalieri (ex templari), e per questo inviò una flotta per metterla sotto assedio; successivamente fece salpare il grosso da Valona il cui governatore era per l'appunto Ahmed Pasha. Si trattava di 90 galee, 40 galeotte, 20 navi per un totale di 150 imbarcazioni e 18.000 uomini. La flotta partì dall'Albania la notte del 28 luglio. L'obiettivo era il Salento, regione ricchissima e scarsamente difesa secondo quella definizione che la paragonava ad un'arnia il cui miele era molto e le cui api erano poche. Ma l'obiettivo era ben più ambizioso. Attraverso il corridoio salentino, e giovandosi della neutralità veneziana, Mehmet II intendeva piantare la Mezzaluna in Italia molto più a nord e puntare su Roma. Lo sbarco avvenne presso i laghi Alimini e, come sempre in certi casi, ci furono le prime razzie, i primi saccheggi ed i primi morti. Quindi Ahmed Pasha - che aveva scartato un attacco su Taranto e su Brindisi, la prima perché difficilmente prendibile, la seconda sotto la peste - puntò diritto su Otranto difesa da appena 400 uomini e scarsamente difesa. Sprovvista di cannoni e nonostante una strenua difesa, la città fu presa dopo 15 giorni di assedio. Parlare di crudeltà ad opera dei soldati turchi è semplicistico. Furono uccise 12 mila persona ad eccezione delle donne e dei bambini che andarono a rinforzare il mercato degli schiavi in Oriente. I pochi superstiti - gli 800 di cui sopra - si raccolsero a pregare nella Cattedrale assieme al vecchio arcivescovo Stefano Agricoli a cui fu destinata la morte della sega. Stessa fine per il conte Francesco Largo, comandante della guarnigione. Tutti gli altri furono decapitati nel vicino colle della Minerva.
La riscossa cristiana - affidata ad una crociata di cui si era fatto il portabandiera il Pontefice - non tardò ad arrivare. Ma non tanto per una rivincita militare quanto e sopratutto perché Mehmet II all'età di 52 anni lasciava questa valle di lacrime. Ad Ahmed Pasha veniva ordinato di lasciare l''Italia e di ritirarsi ad Otranto in attesa di sapere chi tra i figli del Sultano morto, Bayazid e Jem, avesse la meglio. Il piano di conquista del nostro Paese fu abbandonato e rimandato a tempi migliori. Se i turchi non avessero desistito dall'impresa, si sarebbero impadroniti della maggior parte della penisola. Come ha scritto Vito Bianchi "una ipotetica conquista turca dell'Italia, agli inizi di Rinascimento, avrebbe trasformato la storia del mondo intero". (Veronica Incagliati