Accadeva Oggi

10 agosto

    10 AGOSTO CICEURACCHIO L'errore di Angelo Brunetti, alias Ciceuracchio, fu quello di prendere parte alla congiura per far fuori il Primo Ministro di Pio IX, quel Pellegrino Rossi che si era reso inviso per le le sue riforme; troppo liberali per la Curia, eccessivamente equalitarie per i conservatori, non sufficientemente democratiche per i rivoluzionari. L'attentato, portato a termine il 15 novembre 1848 mentre lo statista varcava il palazzo della Cancelleria per l'apertura delle Camere, era stato voluto - così di dice - da Luciano Bonaparte nipote di Napoleone I. Le ragioni non si sono comprese mai bene, fatto si è che l'illustre rampollo - pur ideandolo - se ne stette a guardare dietro le quinte mandando allo scoperto altri cospiratori tra i quali per l'appunto Ciceruacchio ed il figlio naturale di questi Luigi Bossi.
Angelo Brunetti non si rese conto di essere entrato in una spirale che lo avrebbe reso inviso, non solo al Pontefice ma anche allo stesso popolino che magari il Rossi non potevano soffrirlo, ma solo a parole nei momenti in cui la sera nelle osterie - tra un bicchiere di vino ed un altro - si fceva passsare il tempo tagliando e cucendo sui responsabili della politica papalina. Fatto si è che dopo l'uccisione di Pellegrino Rossi, Pio IX se ne scappò a Gaeta, fu proclamata la Repubblica Romana e - dopo una vana resistenze di fronte alle truppe francesi del generale Nicolas Charles Oudinot - tutti i capi storici della rivolta se ne dovettero scappare. Ciceuracchio volle seguire Giuseppe Garibaldi assieme ad altri fedelissimi, non immaginando che il destino gli avrebbe riservato un destino ben diverso da quello del leader delle camicie rosse. Dopo essersi imbarcato a Cesenatico su un bracozzo per dirigersi alla volta di Venezia fu intercettato all'altezza di Goro e costretto a scendere a terra con i figli Luigi e Lorenzo di 13 anni ed altri quattro compagni di sventura; ovvero il sacerdote Stefano Ramorino, Lorenzo Parodi di Genova, Gaetano Fraternali e Paolo Baccigalupi entrambi romani, Francesco Laudadio di Narni. Furono traditi da un oste (tale Fortunato Chiarelli, detto Capitin) al quale avevano chiesto ospitalità per una notte e passati per le armi mediante fucilazione. La data, 10 agosto 1848. L'esecuzione fu ordinata dal tenente croato Luca Rokavina. Aveva termine la vita di un uomo che, se ebbe un torto, fu quello di essere troppo ingenuo.
Angelo Brunetti era nato a Campo Marzio nel settembre 1800. Le cronache lo descrivono come una persona che fin da giovane era stato di carattere socievole, brillante e beneamato dalla gente. La sua vocazione era quella di capo popolo ma non perché volesse esserlo, quanto per la spigliatezza con quale sapeva dialogare ad imporsi. La sua parlantina, in dialetto romanesco dato che non conosceva l'italiano, ne fecero ben presto l'ambasciatore presso lo Stato pontificio delle proteste popolari contro il ritardo delle riforme. Ma non solo, perché Ciceruacchio - sempre pronto a sacrificarsi per il bene della gente - si prodigò in qualsiasi occasione dove era necessaria la sua presenza; come quando scoppiò il colera nel 1837 o quando si schierò a fianco degli ebrei perché potessero esercitare il loro commercio fuori del ghetto (1847) o quando in fine salvò alcuni romani in difficoltà per una terribile alluvione.
Cattolico osservante, anche da capo carbonaro e affiliato alla Giovane Italia, sostenne inizialmente con convinzione e con feste popolari il Papa. Quando questi (Giovanni Maria Mastai Ferretti) fu chiamato al soglio pontificio nel 1846 con il nome di Pio IX, Ciceruacchio andò all'Aracoeli a prendere con una carrozza il bambinello e lo portò in giro per tutta Roma per dimostrare quanto fosse contento per quella elezione. Al Museo della patria si conserva ancora la sua giacchetta con ricamata la scritta "Viva Pio IX". Poi la svolta e la triste fine. (Veronica Incagliati)