Accadeva Oggi

8 agosto

    8 AGOSTO MAUTHAUSEN-GUSEN Per non dimenticare: le centinaia di migliaia di morti.
Per non dimenticare: le camere a gas, le fucilazioni di massa, le impiccagioni, le torture, i forni crematori.
Per non dimenticare: gli esperimenti medici.
Per non dimenticare: l'annientamento di ebrei, omosessuali, zingari, comunisti e socialisti.
Per non dimenticare: Mauthausen
Per non dimenticare,  parliamo oggi -  8 agosto - di quel campo di concentramento voluto da Heinrich Himmler e da Oswald Pohl per sfruttare commercialmente le cave di granito della zona, necessario per creare i giganteschi monumenti progettati per il Fuhrer.
Il campo fu inaugurato per l'appunto l'8 agosto 1938, cinque mesi dopo che l'Austria era stata annessa al Reich tedesco, e fu posto sotto il comando del tenente colonnello delle SS Franz Ziereis che lo tenne fino al 5 maggio 1945, giorno in cui in lontananza si sentirono i cingolati dei primi carri armati degli americani che di lì a poco avrebbero liberato i 66 mila prigionieri che non erano stati ancora eliminati.
La "soluzione finale", ideata fin dall'inizio, era di una semplicità mostruosa. Gli internati dovevano lavorare per 12 ore al giorno nelle condizioni più disumane dopo di che - quando non servivano più - venivano fatti fuori. Tra questi anche molti italiani il cui afflusso cominciò nel '43. Se ne salvarono pochi come il pittore Aldo Carpi, i partigiani Ando Gilardi e Ennio Odino, lo psichiatra Luigi Massignan, lo scrittore Vincenzo Pappalettera.
I primi prigionieri, circa 300,  giunsero a Mauthasen dal lager di Dachau. La 2° Guerra mondiale non era ancora scoppiata ma già gli alti comandi tedeschi erano stati messi al corrente che quel luogo doveva servire per lo sterminio dei deportati. Il posto era stato scelto nella parte più alta della collina dove poi questi - a costo di sforzi tremendi - avrebbero dovuto trasportare i blocchi di pietra (pesanti fino a 50 kg) salendo per 186 gradini, i cosiddetti gradini della morte. Chi non ce la faceva e cadeva a terra senza vita, vuoi per denutrizione vuoi perché d'inverno la temperatura scendeva anche a 15/20 gradi sotto lo zero, veniva direttamente portato nei forni crematori. Il lager fu costruito a somiglianza di una fortezza medioevale di forma rettangolare, chiusa per tre lati da un alto muraglione largo più di due metri dal quale si elevava un fitto sistema di torrette dove notte e giorno le guardie vigilavano con i temibili doberman.
Per Mauthausen transitarono circa 335 mila persone, polacchi, russi, tedeschi. Molti erano insegnanti e professori universitari, molti scienziati, molti artisti tutti destinati alla stessa fine che poteva avvenire anche per mezzo di iniezioni di fenolo al cuore o, nelle camere a gas allestite nel vicino castello di Hartheim, con il terribile Zyklon B. Durante i primi mesi del 1945, su ordine di Berlino, quasi tutti i documenti furono distrutti. Quel "quasi" è importante perché furono comunque salvati alcune carte e registri che testimoniavano quello che era successo nei sette anni di quell'inferno. Basti pensare che  vi furono prigionieri che - arrivati al limite della sopportazione delle sofferenze - si gettarono contro i reticolati, attraversati dall'altra tensione, per farla finita subito.
A Mauthausen - dove tra l'altro si lavorava all'assemblaggio dei caccia Messerschmitt Me 262 - vi era anche un campo femminile per il trasporto delle donne da Auschwitz, Ravensbruck, Buchenwald, Gross Rosen. Il destino per queste poverette e per i loro figlioletti non era diverso.
Confessiamo di non essere mai andati in pellegrinaggio in questi santuari della morte, voluti scientificamente da menti mostruose e sataniche. Non abbiamo mai visto Mauthausen, mai Auschwitz, mai Buchenwald; né pensiamo di vederle mai perché siamo sicuri che ci commuoveremmo troppo e ci metteremmo a piangere. Ma chi ha la forza di andarvi, ci vada. Si renderà conto a quali limiti può arrivare la crudele follia di certi uomini, dove la sta portando ancora, dove la porterà se non faremo qualche cosa; almeno per delimitarla. (Veronica Incagliati)