Accadeva Oggi

6 agosto

        6 AGOSTO H. 8:15, HIROSHIMA Si ha un bel dire: se gli americani non avessero sganciato la bomba atomica su Hiroshima, e successivamente su Nagasaki, il numero delle perdite in vite umane tra civili e soldati sia Usa che del Tenno sarebbe stato di molto superiore prima che il Giappone si arrendesse incondizionatamente.
Si ha un bel dire: se non ci fosse stata quella prova di forza, la guerra sarebbe continuata almeno per un anno considerato che l'esercito nipponico avrebbe resistito all'avanzata del nemico fino all'ultimo uomo secondo il codice dei Samurai.
Si ha un bel dire: se la bomba atomica l'avesse avuta per primo il Giappone, questo non non ci avrebbe pensato un minuto di più a farla cadere su qualche città degli States tanto è vero che nei piani dello Stato Maggiore del Sol Levante vi era anche quello di ricorrere ad aerei kamikaze riempiti di pulci infestate con la peste per infettare la popolazione di San Diego. 
Si ha un bel dire: se non si fosse velocizzato la fine del conflitto, almeno 600 mila prigionieri, tra olandesi ed indonesiani, sarebbero stati massacrati dai "musi gialli".
Si ha un bel dire: il bombardamento di Tokyo nel marzo 1945 da parte delle fortezze volanti Usa costò più vittime di quelle di Hiroshima.
Si ha un bel dire.......
Eppure quando il presidente degli Stati Uniti, Harrry S. Truman, decise che era giunto il momento di dare una lezione per tutte al Giappone, vi fu in quel atto qualcosa di mostruoso che ancora oggi -  a distanza di 63 anni - fa inorridire. Mostruoso perché con un solo ordigno di faceva piazza pulita di migliaia e migliaia di persone senza correre alcun rischio; mostruoso perché scherzosamente quella bomba era stata battezzata "Little Boy" tanto da riderci su negli ambienti militari americani come se la cosa fosse un gioco; mostruoso perché Washington avrebbe potuto dare una dimostrazione della sua invincibile potenza ordinando di sganciare i due ordigni in qualche zona lontana dell'abitato, ed invece non lo fece. Mostruoso infine perché bisognava far capire all'alleata Unione Sovietica, che stava per dichiarare guerra al Giappone lanciando una offensiva nelle Sakhalin, che a reggere il coltello erano sempre e comunque gli Stati Uniti e questo possibile solo con una azione spettacolare, anche a costo di tantissimi morti.
La mattina del 6 agosto 1945 la giornata si presentava serena. Nella città di Hiroshima presa come primo dei due esperimenti nucleari, si conduceva la vita di sempre. Nessuno tra i 255 mila abitanti poteva certo immaginare che in uno dei tre B-29 Superfortress, che si stavano avvicinando e che avevano fatto scattare per qualche minuto le sirene di allarme, fosse collocato il più terribile degli ordigni. Era uscito dai laboratori del Progetto Manhattan e conteneva parte dell'uranio trovato in un sommergibile U-234 che era stato catturato mentre si dirigeva verso il Giappone. "Little Boy", la bomba, pesava 4 tonnellate ed era lunga 3 metri. Fu sganciata da un'altezza di 9.450 metri e fatta esplodere attorno ai 550 metri. In un attimo di Hiroshima non rimase più nulla, tranne gli scheletri di quei palazzi che erano stati costruiti in cemento armato antisismico. Dei sopravvissuti, i cosiddetti "hibakusha", moltissimi moriranno poco dopo per gli effetti devastanti delle radiazioni. Altri vissero per alcuni anni. Qualcuno c'è ancora, pare: a raccontare quel terribile momento. Il numero accertato delle vittime per causa della bomba fu di 242.437 morti.
Le cronache raccontano che le comunicazioni, sia telefoniche che telegrafiche, furono di colpo interrotte tanto da impensierire il quartiere generale militare a Tokio. Fu così inviato un aereo con un ufficiale perché verificasse quello che era successo. Dopo circa tre ore, quando ancora mancavano 160 km ad Hiroshima, vide una grande nuvola di fumo che ancora si levava alta. Poco dopo la terribile scoperta.
Quattro giorni dopo Nagasaki farà l'identica fine. Quello stesso giorno l' <Unità> organo dell'allora Partito Comunista Italiano se ne usciva con un artico dal titolo "Al servizio della civiltà" e nel quale tra l'altro si scriveva: "Le notizie che l'Aviazione americana ha usato la bomba atomica sono state accolte con senso di panico e con parole di riprovazione. Questo ci sembra uno strano complesso psicologico, una formale obbedienza ad un astratto umanitarismo". Qualche anno più tardi, la stessa <Unità> tuonava contro i bombardieri americani che colpivano il Vietnam del Nord.
Vogliamo chiudere questo servizio-ricordo con quello che disse, a proposito di Hiroshima, Leo Szilard uno dei Padri del Progetto Manhattan: "Se i tedeschi avessero gettato bombe atomiche sulle città al posto nostro, avremmo definito questo un crimine di guerra e avremmo condannato a morte i tedeschi di questo crimine a Norimberga e li avremmo impiccati". Invece......(Veronica Incagliati)