Accadeva Oggi

5 agosto

        5 AGOSTO MARILYN MONROE Essendo noi donne non dovrebbe farci molto piacere venire a sapere che - mentre ce ne stiamo al mare a goderci il meritato riposo - nostro marito o comunque il nostro compagno fa lo stupidino in  città  con una bionda platinata alla Marilyn Monroe. Anche se questa è una oca come  ce la ricordiamo in "Quando la moglie è in vacanza"" (The Seven Yaear Itch), uno dei film più brillanti di Billy Wilder.
Beh, dite un po' la vostra? Sappiamo già la risposta. Tornereste in fretta e furia in albergo a fare i bagagli, già pregustando la sorpresa per la vostra metà.
Ma poi, era proprio una ochetta la Monroe? In buona parte dei film dimostrava di esserlo, per via anche del doppiaggio che di questa avevano fatto Rosetta Calavetta e Miranda Bonansea perfette nell'imprimere alla voce dell'attrice americana quel tono di voce da ragazza ingenua e con così poco cervello. Nella vita Marilyn - nata Norma Jeane a Los Angeles nel 1926 - dimostrò al contrario di essere intelligente, capace e brava nel lavoro che svolse sempre con vera professionalità. Purtroppo fu una infelice, segnata fin da piccola da una violenza subìta a dieci anni, e da una serie di matrimoni sfortunati. Meglio sarebbe dire da un'unione con uomini egoisti non adatti a lei, che probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualcuno che la capisse meglio e la proteggesse. Non la capì invece né la protesse il primo marito, James Dougherty, che sposò solo per uscire fuori dalla tristezza di una vita senza futuro (la madre era stata ricoverata in una clinica psichiatrica e Marilyn era stata affidata ad una tutrice); non la capì il secondo marito,  Joe Di Maggio, geloso come possono essere tutti gli uomini che si trovano al fianco una "bomba" al sesso (il campione di baseball era tra l'altro figlio di immigrati siciliani); non la capì l'ebreo Arthur Miller, che sarà stato anche un celebre commediografo ma che nei cinque anni di matrimonio visse completamente alle spalle della moglie; non la capì infine John F. Kennedy (sì, il presidente degli  Stati Uniti) che dopo essersi appagato delle sue grazie la mise da una parte cedendola - si dice  - al fratello Bob.
Sicuramente Marilyn - che ormai aveva ottenuto tutto in fatto di successi ma che si stava anche avviando verso una brutta china fatta di depressione, alcol e stupefacenti, che al suo John aveva dedicato una delle delle sue canzoni più maliziose ed ammiccante come "Happy Birthday, Mister President" - non resse a quell'abbandono. Cosa è la vita in fondo? Un momento di passaggio. La fece finita con un bel po' di sonnifero il 5 agosto del 1962. Fu trovata morta riversa sul letto nella sua casa di Brentwood da una infermiera, tale Eunice Murray che - dopo aver tentato di incassare un assegno di 20 mila dollari firmatogli dalla stessa Monroe - qualche giorno dopo partiva per una crociera in Europa a bordo della "Queen Mary".  E già, una tragedia poco chiara. Ora non sta a noi inzuppare il pane - come si dice nel gergo - nel brodo di una dietrologia che per parecchi lustri ha accompagnato la fine dell'attrice. Certo si è che nella morte di Marilyn vi furono particolari, molti particolari, per nulla chiari. La Monroe cominciava ad essere di troppo. Pare che desse fastidio, che fosse diventata petulante, che telefonasse quando non doveva, che faceva cose che non avrebbe dovuto fare, che......Insomma, era bastata una parolina. Magari una semplice allusione con quelli della Sicurezza, tipo "Questa ragazza comincia ad asfissiarmi", e tutto diventava di conseguenza. Per quei cristoni della Cia, un gioco da ragazzi farle ingoiare un tubetto di barbiturici con del wiskey.
Suicidio. Il coroner non andò oltre e tutti gli credettero.
Povera Marilyn! Quel giorno se ne era andato il "sogno proibito" di milioni di americani che non avrebbero mai confessato di tenere nascosto nel cassetto dell'ufficio la copia di <Playboy> dove la Monroe compariva tutta nuda. L'aveva immortalata nel 1949 il fotografo Tom Kelly per un calendario tipo parrucchieri (<Miss Golden Dreams>) non immaginando di sicuro chi avesse davanti. (Veronica Incagliati)