Accadeva Oggi

4 agosto

    4 AGOSTO IL RE DEL JAZZ Parliamo di jazz, del caro e vecchio jazz non ancora imbastardito dal rock e dal rap. Parliamo del jazz di Buddy Bolden, Joe Oliver, Sisdey Becket, Duke Ellington, Ella Fitzgerad, Dizzy Gillespie, Charlie Parker. Parliamo del jazz di Louis Armstrong, del leggendario Satchmo o Satch (bocca a sacco) che portò questo genere di musica verso le vette più alte. Quante volte siamo rimasti a bocca aperta nell'ascoltare i suoi dischi, e lì a battere il tempo con i piedi e con le mani mentre dai primi Cd uscivano le note di una tromba senza eguali e di una voce che non era voce ma che ci rapiva ugualmente soprattutto per quegli stacchi che non avevano eguali. C'è ben poco oggi di lui nelle rivendite di dischi, peccato!  Per trovare qualche bel album, che raccolga il meglio della sua produzione, bisogna cercare proprio con il lanternino. E già, Armstrong non va più di moda, doppio peccato; per i giovani, in particolare, che non vanno al di là del proprio naso confondendo l'urlo tridimensionale (sballo) con la vera musica.
La data di nascita ufficiale di Armstrong è quella registrata all'anagrafe di New Orleans, vale a dire il 4 agosto 1001. Se fosse vivo avrebbe 107 anni. Se ne andò che ne aveva settanta, troppo presto. Ormai però suonava molto poco per via che le labbra, a forza di tenere cornetta e tromba in bocca, si erano completamente deformate. Del resto aveva suonato per tutta la vita, da quando ebbe l'età della ragione e aveva cominciato a trascorrere le sue giornate per la strada. Ironicamente la sua ebbe la grande svolta il giorno in cui entrò in riformatorio per ragazzi neri. Con una pistola era messo a sparare in aria  per festeggiare l'arrivo del Natale ed era stato così condannato a due anni. A salvarlo dalla brutta piega che stava prendendo, il coro dell'istituto di pena. Ne entrò a far parte e fu quel giorno che comprese come la musica era l'unico modo per uscirne fuori bene. Imparò quindi a suonare la cornetta e a rispettare i ritmi, sviluppando meglio l'intonazione della voce che  già aveva quel certo non so che di gutturale che poi con gli anni fino alla fine dei suoi giorni sarà la sua principale caratteristica. Quando le porte della prigione si chiusero alla sue spalle, Armstrong si era già calato in un ruolo nuovo, merito anche del suo maestro Peter Davis che gli aveva dato l'opportunità di studiare i rudimenti della cornetta e che poi se lo porterà in giro a suonare sui battelli lungo il Mississipi. Ma il suo grande mentore - a parte Bunk Johnson - fu Joe Oliver detto anche il re (King) che gli insegnò tutto quello che c'era da imparare e che fu per il giovane Louis come un padre (quello vero non l'aveva mai conosciuto).
Ricostruire la carriera di Armstrong, delle band di cui fece parte e delle sue in particolare - da quando si trasferì nel 1922 a Chicago e da qui a New York fino alle tournee in Europa - è come ripercorrere in un flash back quello che fu il periodo migliore per il jazz quando i quintetti  erano diretti da pezzi da novanta come Fletcher Henderson e Benny Goodman e lo stesso Satchmo poteva permettersi di duellare con Ella Fitzgerald (Ella and Louis, Ella and Louis Again, Porgy and Bess), con Bing Crosby (High Society) o con Billie Holiday (New Orleans). Insomma era il vero jazz al cui successo contribuirono notevolmente Barney Bigard, Jack Teagarden, Earl Hines, Trummy Yong e Barret Deems.
Accusato di essere poco sensibile verso i problemi ei fratelli neri, e per questo ribattezzato "zio Tom" quale etichetta di un nero che tenta di assomigliare il più possibile alla cultura dei bianchi per farsi accettare da loro, Armstrong - uomo estremamente generoso tanto da donare in beneficenza tutto quello che guadagnava nei recital - rifiutò sempre di farsi coinvolgere in queste polemiche sostenendo che il suo lavoro di musicista non doveva mescolarsi con le sue opinioni politiche e con l'attivismo per i diritti civili. Lo dimostrò, sia con la sua amicizia per Martin Luther King che sostenne finanziariamente, sia in occasione degli scontri avvenuti nel 1957 per la de-segregazione delle scuole a little Rock (Arkansas) allorché criticò apertamente il presidente Usa, Dwight D. Eisenhower, definendolo "falso e codardo" per la sua inazione in tale frangente.
Armstrong - che ricordiamo venne in Italia in quattro occasioni (una volta addirittura sotto il Fascismo, nel 1935 a Torino) - come tanti personaggi americani entrò nella lista nera del Federal Bureau of Investigation (Fbi) per una serie di episodi quasi tutti inventati o mistificati tant'è che un giorno - stanco di essere perseguitato da accuse false quanto stupide - se ne uscì fuori dicendo: "Perché non dite a questa gente, che mette in giro questa roba, di venire da me: gli racconterei un paio di barzellette da commesso viaggiatore". 
Morì per un attacco cardiaco nel 1971 a New York. Noi vogliamo ricordarlo riascoltando Hello, Dolly canzone con la quale nel 1964 scalzò dalle vette delle classifiche di vendita nientemeno che i Beatles. (Veronica Incagliati)