Accadeva Oggi

3 agosto

    3 AGOSTO   LA SCALA   Parlare della Scala a Milano è come parlare del Metropolitan a New York, dell'Opéra a Parigi, del Covent Garden Theatre Royal a Londra, del Bol'soj a Mosca. Ma cosa stiamo dicendo? Parlare della Scala è parlare solo della Scala, unico ed ineguagliabile teatro in tutto il mondo. E questo non solo perché vi sono passati i più famosi direttori di orchestra ed i più famosi cantanti da quando vide la luce il 3 agosto 1778, non solo per la maestosità del suo impianto, non solo per il jet set internazionale  che lo anima soprattutto nelle prime, ma anche perché la Scala ha rappresentato in oltre due secoli e rappresenta tuttora lo spirito musicale e culturale di un intero Paese: l'Italia.
Fu voluta dall'imperatrice d'Austria Maria Teresa, a dimostrazione che anche sotto una dominazione straniera la città di Milano fu sempre e comunque centro importante in Europa. Nacque in maniera casuale dopo una serie di vicissitudini a partire da un vecchio teatro che nel Seicento si trovava all'interno del cortile del palazzo Reale e che era stato costruito in onore di Margherita d'Austria. Nonostante gli incendi, l'edificio aveva tirato avanti fino al 1708, anno in cui i milanesi decisero di abbatterlo per realizzarne altri due.  Senonché uno era troppo piccolo per cui si mise subito mano ai picconi (anche a quell'epoca gli sprechi di denaro erano all'ordine del giorno), l'altro tirò avanti per 59 anni dal 1717 al al 1776 dando spazio a compositori come Tommaso Albinoni e Amadeus Mozart, poi ancora una volta le fiamme ebbero ragione di legni, stucchi e quant'altro. A farlo risorgere dalle rovine fumanti Maria Teresa che ne affidò la progettazione al celebre architetto folignate Giuseppe Piermarini. Dalla firma del decreto imperiale alla inaugurazione del nuovo teatro - che da quel momento prenderà il nome della Scala dalla piazza omonima - furono sufficienti meno di due anni per vederlo realizzato.
Il 3 agosto 1778 era una giornata particolarmente afosa. Per la prima volta volta i milanesi si accalcarono per assistere alla parata di personalità. "Quella sera - scrive Marco Caruso in <Opera Lirica> - veniva inaugurato il teatro alla Scala al cospetto dell'Arciduca Ferdinando e della consorte Maria Ricciarda Beatrice d'Este. Il ballo, in quell'occasione, era presentato con molto risalto: occupava la seconda metà del programma, mentre nella prima veniva offerto un melodramma. Erano dunque  perfettamente rispettati i dettami della tradizione teatrale settecentesca che voleva lo spettacolo costituito da opera lirica ed azione coreutica. Si trattava nel primo caso dell' 'Europa riconosciuta' di Antonio Salieri, nel secondo di due coreografie, 'Pafio e Mirra', ossia i 'Prigionieri di Cipr' su musica dello stesso Salieri, e 'Apollo placato' su una partitura di Louis de Baillou. La Scala esibiva così, già dalla Prima assoluta, la sua doppia anima di tempio della lirica e della danza. Quell'evento rappresentò specie per il ballo la  consacrazione ufficiale di una tradizione che aveva messo radici a Milano tre secoli prima".
Il primo periodo della storia della Scala fino al 1793 vide il successo dell'opera buffa. A farla da padroni Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa, quindi a dominare le scene saranno nel corso degli anni le musiche di Gioacchino Rosssini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti. Sarà infine la volta di Giuseppe Verdi, di Pietro Mascagni, Ruggero Leoncallo e Giacomo Puccini ed infine di Richard Wagner, quest'ultimo fatto conoscere ai milanesi grazie alla direzione artistica di Arturo Toscanini. Insomma il meglio del melodramma.
Ora se dovessimo metterci adesso ad elencare i nomi dei grandi artisti che sono saliti sul podio o che hanno cantato le arie più belle non la finiremmo più.
La Scala sta vive una ennesima stagione magica grazie anche ad un radicale restyling compiuto tra il 2002 ed il 2004 dall'architetto svizzero Mario Botta che ha ravvivato le sue strutture. Come sempre, quando si affidano i lavori a persone poco sensibili, ne sono andati di mezzo molti reperti archeologici della Milano romana, residui di uno dei momenti più importanti per l'umanità (così <Wikipedia, ndr), ma - come diceva quel tale - "il fine giustifica i mezzi" ed allora anche le offese all'antichità sono scusate. (Veronica Incagliati)