Accadeva Oggi

1 agosto

      1 AGOSTO   L'IMPERATORE GIUSTINIANO Un personaggio così, se non c'è, bisognerebbe inventarlo. Ci riferiamo a Giustiniano diventato imperatore di Bisanzio il 1 agosto 527. Magari Roma avesse avuto lui negli ultimi anni della sua decadenza invece che quei buoni a nulla, le cose certamente per la caput mundi sarebbero andate in modo diverso. Ma tant'è! Giustiniano ebbe la ventura di nascere nell'alto medioevo e più precisamente 11 maggio 483 in un piccolo villaggio dell'lliria. Dire che sia stato un grande è poco ma per la verità bisogna riconoscere che forse Giustiniano non avrebbe raggiunto mete così eccelse se lo zio non si fosse chiamato Giustino. Questi, infatti, da generale era diventato imperatore così che alla sua morte la palla passò a Giustiniano che di fatto già nell'aprile 527 era stato associato nella guida dell'Impero.
Il nome di Giustiniano è legato principalmente alla riforma giuridica del diritto romano secondo uno schema che ancora oggi rimane alla base della legge di molti Paesi. Ma L'imperatore deve la sua fama anche alle vittorie riportate dai suoi generali Belisario e Narsete per la riconquista di territori che erano stati perduti nel corso delle invasioni a nord dei barbari e a sud dei persiani.  Fu senz'altro un uomo dispotico ed autoritario, per nulla clemente nei confronti delle religioni che non fossero quella cristiana. Quindi in fatto di persecuzioni si può paragonare a Diocleziano, solo che stava dall'altra parte.
Sposato a Teodora, una ex attrice che aveva impalmato dopo avere promulgato una legge che permetteva il matrimonio tra appartenenti a classi sociali diverse, aveva fatto della sua Corte un luogo dove tutto era permesso al punto da invogliare lo scrittore Procopio a riportare un bel po' di pettegolezzi nella sua "Storia Segreta". Erano  comunque licenze che Giustiniano poteva permettersi, forte di un potere e di una autorità che prima di lui nell'ex Bisanzio si era permesso solo Costantino. Ovvio che ci sapeva fare. Non solo era colto (era laureato infatti in giurisprudenza e filosofia, cosa che non guasta), ma aveva una immagine moderna della concezione dello Stato, sia dal punto di vista amministrativo - là dove dette inizio ad una rigorosa politica finanziaria tramite il taglio degli sprechi - che delle legge. Quello Stato - come dirà tanti secoli dopo Luigi IV a proposito della Francia - che si identificava in lui e che lui poteva fare e disfare a proprio piacimento. Sembra che non ammettesse contradditori. Un esempio ci viene da Bellisario che pure, come condottiero, in battaglia si era comportato sempre bene prima soffocando la rivolta di Nika a Costantinopoli ad opera di alcuni fanatici della corsa delle bighe, quindi sconfiggendo i Vandali nella  battaglia di Ad Decimum (Cartagine) e riprendendosi Roma e Ravenna che erano cadute nelle mani degli Ostrogoti. A proposito dei quali Bellisario voleva chiudere i conti per sempre mentre Giustiniano era più per un accomodamento. Fatto si è che il primo non l'ebbe vinta, mandato per punizione ad Oriente per combattere i persiani ed in seguito incarcerato. Sarà richiamato più tardi per dare una lezione ai Bulgari che nel 549 si erano affacciati sul Reno. Per parte sua Narsete si dava da fare in Spagna contro i Visigoti.
Si diceva della riforma del diritto romana, articolata in tre momenti, un primo che andò dal 528 al 534, un secondo dal 535 al 545 ed un terzo dal 546 al 565. In trentasette anni prese vita il "Corpus Iuris Civilis" alla base della giurisprudenza latina e del diritto canonico, considerato il monumento alla sapienza giuridica di Roma. Forse per una riforma saranno stati anche tanti  37 anni, ma alla fine Giustiniano ci ha lasciato un codice circa il quale nessuno ha dovuto poi metterci più le mani tranne che negli ultimi lustri in Italia; con i risultati purtroppo che tutto conosciamo.
Convinto che l'unità dell'Impero non potesse essere scissa dall'unità della fede, Giustiniano fu un vero e proprio fautore della ortodossia. Quindi via tutto ciò che aveva a che fare con l'ellenismo, via con gli insegnamenti dell'Accademia platoniana di Atene, via con il paganesimo tipo l'adorazione di Amon in Libia, via con le fisime degli ebrei che pretendevano di usare la loro lingua, via con i samaritani perseguitati oltre ogni dire, via con manichei e, via anche con i pontefici se qualche volta Giustiniano vedeva in loro prese di posizione che non gli andavano. La Chiesa di Roma - faceva sempre dire - era completamente autonoma ma poi era stato lui a promulgare per legge, come il credo della Trinità e dell'Incarnazione; dogmi che recavano ad ogni modo il segno della grandezza. Del resto tutto doveva essere così per l'imperatore che ci ha lasciato un esempio nella stupenda costruzione della basilica di Hagia Sophia, ora museo. Giustiniano la volle per riportare l'impero romano al suo antico splendore, edificata nel punto dove si trovava la necropoli bizantina. La chiesa fu completata nel 537 e rimase la più imponente nel mondo cristiano fino alla conquista di Costantinopoli nel 1453 ad opera dei turchi di Mehemet II.
Di Giustiniano si è occupato anche Dante. Ma poteva il sommo non impiccarsi di lui? Eccolo allora incontrarlo nel Paradiso (noi avremmo avuto qualche dubbio al riguardo) e dire:
"Cesare fui e son Iustiniano,
che, per voler del primo amor ch'i' sento,
dentro le leggi trassi il troppo e 'l vano".
(Veronica incagliati)