Accadeva Oggi

28 luglio

      28 LUGLIO

MAXIMILIEN DE ROBESPIERRE Per uno che, appena ventiquattrenne, aveva rinunciato alla carica di giudice criminale per non dover pronunciare condanne a morte, l'avere inviato alla ghigliottina durante il periodo del terrore 35 mila persone certo una bella metamorfosi. Ma Maximilien de Robespierre era fatto così, gentile e caritatevole da una parte, crudele ed inflessibile dall'altra. Fu con un qualche sollievo che la Convenzione potette liberasene quella mattina del 28 luglio 1794 allorquando si pose fine ai suoi giorni non si sa bene se fosse stato lui stesso a tirarsi un colpo di pistola alla tempia o fosse stato una soldato della Guardia Nazionale a far fuoco su di lui perché si voleva sottrarre all'arresto.
Sempre elegante, mai un capello fuori posto, Robespierre - che durante la Rivoluzione era stato soprannominato l' "'incorruttibile" (suo il motto "imporre la virtù, anche con la forza") e che firmava le condanne senza battere ciglio - era nato nel 1758 ad Arras nel nord della Francia da una famiglia tutto sommato benestante che, avendo i mezzi finanziari per farlo, lo fece studiare nel miglior collegio della città per poi trasferirlo, più grandicello, a Parigi nel Liceo Louis-le-Grand. Pare che gli piacessero i grandi del passato, in particolare quelli della Roma antica come Cicerone e Catullo. Si dice ancora che fosse sempre serio e che non amasse scherzare, poco dedito altresì alle avventure amorose. Un timido, probabilmente. Comunque un frustrato, e questo dovrebbe aver influito sul suo carattere dalla duplice personalità. Ciò nondimeno fu un brillante studente che si laureò molto presto e che a 23 anni già poteva esercitare la professione di avvocato. Che avesse la parlantina facile non c'erano dubbi. In aula ci sapeva fare ma non era quella la carriera che il giovane Maximilien desiderava. Erano altri gli orizzonti.
Tanto per far capire negli ambienti bene dell'epoca quello che valeva, grazie ai sui meriti si fece eleggere prima membro dell'Accademia di Arras, quindi si adoperò per avere una medaglia dall'Accademia di Metz. Titoli che gli serviranno per farsi conoscere meglio a Parigi e per farsi eleggere deputato del terzo Stato dell'Artois, anno 1789. Un altro si sarebbe fermato lì. Ma non lui, non Robespierre. Troppo ambizioso. Così, tanto per non perdere tempo, si fece promotore - quale firmatario del giuramento della Pallacorda - per la creazione dell'Assemblea Nazionale Costituente. Il dott. Hyde non aveva ancora preso il sopravvento sul dottor Jackill. Robespierre era ancora contro la pena capitale. D'altra parte a governare la Francia era ancora Luigi XVI con potere di vita e di  morte su i suoi sudditi. Se pure teneva alla testa, Robespierre si battette per il suffragio universale, per la libertà di stampa e per l'istruzione obbligatoria. I suoi discorsi, da estrema sinistra, anticipavano di mezzo secolo Carlo Marx.
Intuendo che la monarchia aveva i giorni contati, il giovane Maximilien accelerò i tempi chiedendone l'abolizione assieme all'abrogazione dei privilegi della nobiltà e del clero. Di fatto era la Rivoluzione, quella con la R maiuscola. Entrato nel comitato di Salute Pubblica nel 1793, Robespierre non perse tempo ed in poco tempo ne diventò il supremo responsabile. Se qualcuno poi gli dava fastidio, come George Danton, lo faceva immediatamente fuori. Danton infatti finirà decapitato, come Olympe de Gouges fondatrice de Centre Social, come Filippo d'Orléans (Filippo Egalité) e tantissimi compagni della prima ora. La rivoluzione divorava i suoi figli.
I tempi però non erano più quelli di un anno prima. Il sangue di decine e decine di migliaia di francesi, che così tanto avevano eccitato la plebaglia felice di poter vedere l'odiata nobiltà salire sul patibolo, cominciava a reclamare la sua vendetta. L'Assemblea della Convenzione si avvide che il vento stava cambiando e che pertanto occorreva correre ai ripari. L'occasione di disfarsi di Robespierre venne da un discorso che questi tenne il 26 luglio 1794 e nel corso del quale minacciò alcuni deputati di deviazionismo. C'era di che preoccuparsi, tenuto anche presente che ormai l'uomo non ci stava più con la testa. La mattina del 27 sempre nell'Assemblea ci furono alcune grida del tipo "Abbasso il tiranno". Addirittura i più fidati sostenitori dell' "incorruttibile" - come Saint-Just - furono zittiti. Ce n'era abbastanza perché nel pomeriggio Robespierre venisse arrestato assieme al fratello Augustin e ad altri.
Il fatto che fossero di lì a poco tutti quanti liberati per una serie di contrattempi (nessuna prigione aveva infatti accettato di incarcerarli senza ordini precisi) non significò la salvezza per il gruppo che si era frattanto ritirato all'Hotel de Ville. Il 28 luglio le Guardie Nazionali, dopo avere circondato l'edificio, irruppero al suo interno. Robespierre fece la fine che sappiano. In quanto ai suoi fedeli, circa un centinaio, furono tutti ghigliottinati. Si dava inizio al "terrore bianco" cui porrà fine con un colpo di mano un altro giovane ambizioso, Napoleone Bonaparte. (Veronica Incagliati)