Accadeva Oggi

26 luglio

    26 LUGLIO ANDREA DORIA   A proposito dell'Andrea Doria, il  transatlantico italiano affondato alle H.10:09 del 26 luglio 1956 nell'Oceano Atlantico al largo delle coste del Massachusettes, un vecchio giornalista ci ha raccontato questo aneddoto. Lavorava a quell'epoca presso un quotidiano che aveva anche una edizione della sera con testata diversa. Quella mattina, a smistare le notizie di agenzia, c'era il solito collega il cui compito era quello di fare una scernita tra quelle da mettere in pagina e quelle da scartare perché prive di importanza. Tra le mani gli capitò anche un flash sulla tragedia nella nostra nave. Forse perché erano poche righe, forse perché era distratto, fatto sta che buttò il pezzo di carta nel cestino senza dare importanza alla cosa. A quell'epoca non c'era Internet che aggiorna le news in tempo reale dando possibilità di rimediare a possibili sviste per cui quando il giornale uscì nelle edicole non aveva niente sull'Andrea Doria. Il classico buco. Non ci è stato riferito cosa ne fosse stato di quel collega che quasi certamente sarà stato destinato ad altre mansioni, possiamo però affermare - da una attenta lettura delle cronache di quel tempo - che l'incidente dell'Andrea Doria costato la vita a 52 persone ebbe grande risonanza nei media di tutto il mondo, se non altro perché il dramma ricordava quello del Titanic quarantaquattro anni prima
L'Andrea Doria - una unità costruita nei cantieri della <Finmare> - era una nave di 29 mila tonnellate e, se non era la più grande e la più veloce tra quelle che solcavano i mari in quel periodo, era la più lussuosa. Il suo viaggio inaugurale risaliva al 1953 ed aveva rappresentato un punto di orgoglio per l'Italia che poco a poco stava rimettendo su la sua flotta alla pari con quelle straniere. Quando il transatlantico nel gennaio di quell'anno era arrivato nel porto di New York - accolto trionfalmente dal sindaco Vincent R. Impellitteri - la stampa americana si era sperticata nell'elogiarne i requisiti non solo per il lusso  (disponeva tra l'altro di ben tre piscine) ma perché era considerata tra le unità più sicure avendo un doppio scafo ed undici differenti compartimenti stagni per cui poteva navigare anche in caso di allagamenti di due di questi. Senza contare che aveva un numero sufficiente di scialuppe per tutti i passeggeri e per l'equipaggio, cosa rara, ed era dotata di un avanzatissimo radar. La sfortuna però ci mise lo zampino.
Il 25 luglio '56 attorno alle H. 23:00 l'Andrea Doria - comandata dal Capitano Piero Calamai un vecchio lupo di mare reduce tra l'altro dalle avventure belliche della 2° Guerra mondale - navigava alla volta di New York con 1706 passeggeri. C'era molta nebbia. Il radar captò immediatamente che sullo stesso punto di coordinate 40° 30'N 69° 53'W procedeva un altra nave. Era il transatlantico di nazionalità svedese MN Stokholm, unità di trasporto promiscuo di merci e passeggeri comandata dal Capitano Gunnar Nordenson che si dirigeva alla volta di Goteborg. Furono fatte immediatamente le segnalazioni di rito ma pare che il terzo ufficiale Johan-Ernst Carstens-Johannsen, che in quel momento si trovava in plancia al posto di comando, non seppe per totale inesperienza interpretare i tracciati radar, sottostimando pertanto la distanza tra le due navi.
Secondo una recente ricostruzione fatta dall'Accademia della Marina Mercantile degli Stati Uniti, Johan-Ernst Carstens-Johannsen avrebbe ritenuto che lo schermo radar fosse impostato su una distanza maggiore di quella in cui era effettivamente e che non fosse in grado di rendersi conto quindi di quello che sarebbe successo di lì a poco. Fatto si è che alle H. 23.10 la MN Stockholm - oltretutto rinforzata a prua dato che poteva operare anche come rompighiaggio - arrivò con la tutta la violenza dei nodi con i quali procedeva sulla Andrea Doria colpendola su una fiancata, squarciandola per tutta la sua lunghezza, sfondando tre ponti ed uccidendo numerosi passeggeri che si erano già andati a coricare. L'incidente avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia dalle proporzioni catastrofiche se non fosse stato per la bravura del comandante Calamai che con molto sangue freddo invitò i passeggeri alla calma ben sapendo che le scialuppe di salvataggio erano impraticabili dal momento che la nave si era inclinata velocemente di 20 gradi. L'ordine di abbandonare l'unità fu dato solo quando la salvezza venne dal del transatlantico francese Ile de France che, diretto in Europa, arrivò a macchine a tutta forza sul luogo della collisione potendo così salvare passeggeri e uomini di equipaggio. L'Andrea Doria si inabissava nelle gelide acque dell'Atlantico alle H. 10:09 del 26 luglio dopo 11 ore dall'impatto. La cronaca dell'incidente era stata seguita minuto per minuto dalla figlia di un noto redattore americano, Linda Morgan, che grazie a questa esperienza farà poi molta strada nel mondo giornalistico.
Le indagini sulle cause del disastro ed il processo, apertosi davanti ad un Tribunale di New York con dozzine di avvocati a rappresentare i parenti delle vittime e le due Compagnie, si conclusero con una conciliazione extragiudiziale. A rimetterci però fu l'<Italian Line>, ovvero la <Finmare>, che perse 30 milioni dollari contro i 2 milioni di dollari versati dalla <Swedish-American Line> dietro alla quale c'era la MN Stockholm. Questa, successivamente riparata, viaggia ancora con il nome di MS Athena. (Veronica Incagliati)