Accadeva Oggi

25 luglio

          25 LUGLIO   L'ORDINE DEL GIORNO GRANDI   25 luglio 1943, sabato. Riteniamo che siano ben pochi quelli che non sappiamo cosa significhi questa data se non altro perché i libri scolastici la citano ampiamente e poi perché ogni anno, come oggi, televisione e giornali ci fanno una capa tanta. Però a ben pensare 65 anni sono una vita intera, tanti ne sono trascorsi da quel giorno quando il Cavaliere del lavoro nonché Capo del Governo italiano Benito Mussolini veniva arrestato a seguito delle decisioni prese nella notte precedente dal Gran Consiglio che a maggioranza aveva votato l'ordine del giorno Grandi con la restituzione di tutti i poteri al Re Vittorio Emanuele III.
Probabilmente il Duce - queste almeno sono le convinzioni degli storici - sapeva che la convocazione del Gran Consiglio, inattivo da ben quattro anni, avrebbe portato alla sua esautorazione tant'è che nel corso della riunione non prese neppure la parola rimettendosi al voto dei consiglieri. Quello invece che non poteva immaginare erano le modalità del suo arresto come fosse stato un volgare brigante e avvenuto mentre usciva da Villa Ada. Gli ordini impartiti dal tenente colonnello Giovanni Frignani, che a sua volta li aveva avuti dai diretti superiori, erano di andare per le spicce anche ricorrendo alle armi qualora Mussolini avesse fatto resistenza. Questi fu preso a forza per un braccio e caricato su una autoambulanza che - sapremo più tardi - lo avrebbe portato nel rifugio di Campo Imperatore sul Gran Sasso. A portare a termine l'operazione i capitani Paolo Vigneri e Raffaele Aversa con la collaborazione di tre sottufficiali. Gli italiani verranno a sapere della caduta del Fascismo solo il lunedì 27 dagli organi di stampa che riportarono ampiamente le fasi dell'o.d.g Grandi, anche se un comunicato striminzito del Re informava la sera del 25 che il Duce aveva rassegnato le dimissioni e che a nuovo Primo Ministro era stato designato il Maresciallo Pietro Badoglio.
Le premesse del 25 luglio sono riconducibili naturalmente agli esiti della guerra tutt'altro che positivi soprattutto dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia. Ormai nessuno più si illudeva in una vittoria dell'Asse e nel Paese il malcontento cresceva a vista d'occhio, cosa ovvia quando le cose si mettono male. Il presidente della Camera Dino Grandi, forte del suo prestigio di ex ministro degli Esteri e della Giustizia, pensò bene quindi - d'intesa con Vittorio Emanuele III che non aspettava altro - di esautorare Mussolini da ogni incarico al fine di salvare il salvabile. Poiché però il Duce era per delega il Comandante Supremo delle Forze Armate, per restituire i poteri al Re occorreva che si arrivasse ad un voto di sfiducia da parte del Gran Consiglio. Come accennato, questo non veniva più convocato dal 1939, da quando cioè Mussolini aveva ritenuto che non fosse più necessario dal momento che era lui a prendere sempre qualsiasi decisione. Non fu facile convincere il Duce, il quale però - di ritorno da un incontro con Adolf Hitler nei pressi di Belluno - fissò la data. Il dibattito si svolse in due tempi con gli interventi di Grandi, di Giuseppe Bottai e di Carlo Sforza che presentò un suo ordine del giorno. I lavori, con una breve interruzione, durarono sette ore e quaranta minuti. A favore dell'o.d.g Grandi votarono Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Galeazzo Ciano (genero del Duce, ndr), Cesare Maria De Vecchi, Alfredo de Marsico, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri, Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, Emilio De Bono, Edmondo Rossoni, Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Alberto De Stefani, Luciano Gottardi, Giovanni Balella e Tullio Cianetti.
Votarono contro Carlo Sforza, Roberto Farinacci, Guido Buffalini-Guidi, Enzo Galbiati, Carlo Alberto Biggini, Gaetano Polverelli, Antonino Trinfali Casanova ed Ettore Frattari.
Astenuto, Giacomo Suardo.
Questo il testo dell'ordine del giorno: "Il Gran Consiglio, riunendosi in questi giorni di supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti di ogni arma, che a fianco a fianco con la fiera gente di Sicilia, in cui più alta risplende l’univoca fede del popolo italiano, rinnovano le nobili tradizioni di strenuo valore e d’indomito spirito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate; esaminata la situazione interna e internazionale e la condotta politica e militare della guerra, proclama il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano; afferma la necessità dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani in questa ora grave e decisiva per i destini della Nazione; dichiara che a tale scopo è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni, i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali; invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché egli voglia, per l’onore e per la salvezza della Patria, assumere, con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5° dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra augusta dinastia dei Savoia
Alle h. 2:40 la sala del Gran Consiglio di palazzo Venezia si svuotava. Alle h. 4:00 venivano impartite le disposizioni per l'arresto del Duce. (Veronica Incagliati)