Accadeva Oggi

23 luglio

    23 LUGLIO PHILIPPE PETAIN Non sta a noi, che non siamo storici ma semplici cronisti, stabilire se alcuni protagonisti di particolari eventi si siano resi colpevoli o meno per le decisioni prese o per il loro comportamento; fatto si è che il Maresciallo di Francia Philippe Pétain a nostro avviso fu accusato ingiustamente di alto tradimento. Ma torniamo a ripetere,  non siamo storici. Secondo noi, quando allo scoppio della 2° Guerra Mondiale le truppe tedesche irruppero in Francia ed il Governo di Paul Reynaud in fretta e furia si rifugiò a Bordeaux, non c'era altra soluzione che chiedere l'armistizio se non altro per evitare conseguenze ancora peggiori al Paese. E d'altra parte se Pétain, in quel frangente, fu un convinto sostenitore di salvare il salvabile, di certo lo era la maggior parte dei francesi che comunque speravano di uscire prima o poi dal cul de sac in cui erano stati infilati. Condannato a morte - complice del verdetto il suo più acerrimo nemico Charles de Gaulle che nel corso del conflitto aveva costituito un Governo provvisorio in Inghilterra - ebbe la pena commutata nel carcere a vita ed internato a L'Ile-d'Yeu dove morirà ad 89 anni il 23 luglio 1951.
Questa la tragica fine di un uomo che aveva salvato la Francia nella 1° Guerra Mondiale, prima a Verdun nel febbraio 1916 e successivamente a Chemin des Dames nel 1917, ricacciando i tedeschi oltre le linee conquistate e ridando fiducia ai soldati che si stavano ammutinando su tutti i fronti. Fu grazie a lui se il corso della storia prese un'altra piega, favorevole d'ora in poi agli alleati che pure si erano visti privati dell'apporto della Russia in preda all'anarchia e con i segni della Rivoluzione d'Ottobre. Il "divine surprise" lo salutarono i francesi in quella occasione, il "divine surprise" lo salutò Charles Maurras allorché il 22 giugno 1940 sottoscrisse a Rethondes, nella foresta di Compiègne l'armistizio. Va detto, a questo proposito, che le condizioni imposte da Adolf Hitler alla delegazione francese, nello stesso vagone ferroviario dove l'11 novembre era stata firmata la resa della Germania dell'Imperatore Gugliemo II, furono molto pesanti quali la cessione del territorio francese per i 3/5 e la riduzione dell'esercito ad appena 100 mila uomini. Ma questo Pétain non poteva saperlo, nè poteva immaginare con quale oltracotanza il Capo di Stato Maggiore della Wehrmacht, gen. Wilkelm Keitel, si sarebbe presentato al generale francese C.L.c Huntziger. Semmai ad Maresciallo Pétain andava rimproverato qualche cosa - lui che era stato fin da giovane un fervente sostenitore della guerra offensiva rispetto a quella difensiva e che per questo si era messo in contrasto con Ferdinando Foch comandante supremo degli eserciuti dell'Intesa - era di essersi arroccato negli "anni trenta" su una scelta strategica che non andava al passo con i tempi: la costruzione della Linea Maginot (che poi vedremo aggirata dalla Wehrmacht che passò in Francia dal Belgio). Scelta che lo mise già da allora muro contro muro con de Gaulle il quale proponeva invece un rafforzamento delle potenzialità offensive mediante l'adozione massiccia del carro armato. Lo capì in Germania il gen. Heinz Guderian che meglio interpretò i principi della guerra lampo (Blizkrieg) e che fu l'artefice della vittoria sull'esercito francese con il suo Panzergruppe.
Questo è quanto. Ricordiamolo Pétain che - a parte gli errori commessi - è stato un grande ufficiale, uno dei pochi a comprendere come la vita di un soldato valesse molto più degli onori. (Veronica Incagliati)