Accadeva Oggi

22 luglio

    22 LUGLIO INDRO MONTANELLI Nell'ultimo numero del bollettino <Giornalisti>, il presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca analizza i motivi per i quali i lettori della carta stampata siano sempre meno e le "rese" delle copie nelle edicole invece sempre più. Le ragioni - ci spiega - vanno ricercate nel fatto che la categoria si è lasciata prendere la mano dalla grafica e dal gossip: grandi foto, servizi ridotti a poche battute ed uso eccessivo degli aggettivi là dove i veri responsabili sono diventati i grafici a cui spetta l'ultima parola. Sul modello di <Vanity Fair>, lo slogan imperante è diventato: "Dateci un euro e in un quarto d'ora avrete modo di conoscere le informazioni".
Come dar torto a Del Boca. Secondo noi però nella crisi dei giornali c'è qualcosa di più, che sta a monte. Provate a leggere qualche resoconto politico od economico. Tutte frasi complicate, paroloni che con l'argomento hanno poco a che fare, terminologia inglese portata agli eccessi, uso sgrammaticato del periodo, poca conoscenza della sintassi. Ci viene in mente quello che soleva ripetere ai principianti Indro Montanelli riprendendo un consiglio che gli aveva dato - quando era alle prime armi - un collega americano: "Scrivi in modo che ti possa leggere un lattaio dell'Ohio". Montanelli si è sempre attenuto a questa regola ed è per questo che è stato un grande giornalista, soprattutto un grande cronista. Cronista è infatti colui che scrive di "nera" e di "bianca", di politica e di economia, cronista è l'inviato e il corrispondente dall'estero.
Bene, Montanelli è stato tutto questo; sia quando cominciò a lavorare nel 1934 per <Paris Soir> ed <United Press>; sia quando fece per <Il Messaggero> le prime corrispondenze dalla Spagna sulla guerra civile; sia quando raccontò per il <Corriere della Sera> del suo leggendario incontro avvenuto il 1° settembre 1939 sul "corridoio" di Danzica con Adolf Hitler, Arno Brecker ed Albert Speer; sia quando raccontò ancora - e sempre per il <Corriere> - di quello che succedeva sul fronte finnico, russo, greco ed albanese. Sia quando, infine, anticipò tutti i colleghi inviando da Budapest il primo resoconto sulla rivoluzione ungherese del 1956.
Fino alla fine dei suoi giorni, il 22 luglio 2001, Montanelli - da alcuni definito l'ultimo conservatore illuminato - si è battuto per due principi: l'indipendenza, dalla quale non deve mai scindere un giornalista, e la semplicità del linguaggio, arma essenziale per farsi comprendere tanto dall'uomo erudito come da quello della strada. In quanto alle doti, queste sono innate. E lui ne aveva da vendere perché tutto si può essere, tutto si può fare ma se mancano le qualità si fa poca strada. Giornalista, direttore, scrittore, storico, saggista, sceneggiatore, Montanelli non ebbe mai un carattere facile ma questo è tipico dei toscanacci come era lui, schietto, senza peli sulla lingua pronto a dire pane al pane e vino al vino. Se inizialmente fu fascista, divenne infatti un acceso antifascista allorché si avvide dove Mussolini stava trascinando l'Italia, se per 14 anni fu amico di Silvio Berlusconi che gli aveva mantenuto la direzione de <Il Giornale Nuovo> ne divenne il più ostinato critico quando questi annunciò alla redazione la sua intenzione di scendere in politica. Fu, e rimase sempre, anticomunista pur rispettando moltissimi leader delle Botteghe Oscure. Memorabili le sue trovate sulla rubrica <Controcorrente". Ci piace riportarne tre:
In una conferenza stampa a nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. E' la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo. A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno.
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Ieri Fortebraccio, dalle colonne dell'Unità, ha invocato per noi, previa qualche iniezione, il rivovero immediato, e a titolo definitivo, in manicomio. La cosa non ci stupisce: sappiamo benissimo che di manicomi e di iniezioni nessuno s'intende più dei comunisti: chi c'è passato giura che ci hanno fatto una mano da maestri. Ci stupisce pero che Fortebraccio lo abbia implicitamente - e un po' anzitempo - riconosciuto. Forse gli è scappata. Alla sua età, succede.
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"Dio non è maschio" assicura alle femministe <Civiltà Cattolica>, l'autorevole rivista dei gesuiti, scusandosi "delle tracce di antifemminismo che ancora sono nella Chiesa". Brutto segno quando i teologi si mettono a discutere di sesso. Fu mentre i bizantini si accapigliavano su quello degli angeli che arrivarono i turchi.
Per tracciare un ritratto di Montanelli, vissuto fino a 92 anni, crediamo che questo possa bastare. Quattro giorni prima di morire nella clinica de La Madonnina aveva scritto il suo necrologio: "Milano, 18 luglio 2001 - ore 1.40 del mattino. Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza Indro Montanelli, giornalista (Fucecchio 1909, Milano 2001), prende congedo dai suoi lettori, ringraziandoli dell'affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un'urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonia religiose né commemorazioni civili".
Migliaia di persone sfilarono nella camera ardente dove su una sedia era posata una copia del "Corriere della Sera" e la sua inseparabile <Olivetti lettera 22>. (Veronica Incagliati)