Accadeva Oggi

18 luglio

    18 LUGLIO CARAVAGGIO Se dovessimo scegliere, tra i grandi del passato, il pittore che ci intriga di più, ebbene non avremmo alcun dubbio. Indicheremmo senz'altro Michelangelo Merisi, più comunemente conosciuto come Caravaggio perché è lì che vi nacque nel settembre 1571 come lui stesso attestò tre anni prima di morire: "Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus". Merisi ci piace, non tanto e non solo perché è stato veramente un artista che dire immenso è poco, ma soprattutto perché - a differenza di tanti suoi contemporanei e di quanti lo precedettero - ha cercato di imprimere nei suoi quadri il realismo di quello che lo circondava, ovvero la miseria, la sofferenza, il dolore, la cattiveria. A questo si aggiunga poi una tecnica sofisticata tale da imprimere nei colori delle sue opere una luce particolare che è il segno di riconoscimento di tutte le sue opere. E poi, diciamoci la verità, un uomo che sa tirare di spada, che frequenta le taverne e le donne di malaffare, che gioca a carte, si azzuffa, uccide, finisce spesso in prigione, scappa da uno Stato all'altro, un uomo così risulta anche simpatico. Non a caso su Caravaggio è stato fatto più di un film, prestandosi il suo personaggio alla migliore cinematografia di cassetta. Anche la sua tragica fine - avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610,  per una violenta febbre che non si sa bene se fosse stata causata da una infezione intestinale o peggio - fece parte di uno clichet che lo accompagnò per tutta la vita. E poi quella sepoltura nella sabbia buttata lì senza neppure una preghiera!
Per la pittura Caravaggio si sentì portato fin da ragazzino. Non ebbe però dei  bravi maestri sebbene uno di questi (Simone Peterzano), dove entrò a bottega, fosse stato allievo di Tiziano. L'apprendistato comunque gli fu utile per imparare il mestiere che nulla aveva a che vedere con l'ispirazione artistica, cosa che era in lui un dono tutto naturale. Gli fu utile oltretutto perché, a furia di fare tele su tele in copia, imparò ad essere svelto e a non perdere tempo quando - messosi in proprio - gli arrivarono le prime commissioni.  Queste arrivarono quando - dopo una brevissima esperienza a Venezia - approdò a Roma nel 1592 probabilmente in fuga per evitare di finire alla forca per un delitto commesso nel corso di una rissa. I primi tempi non sarebbero stati molto felici. Insomma una esistenza piuttosto grama, tra debiti, zuffe in osteria, duelli e quant'altro. Poi finalmente il destino parve sorridergli allorché fece conoscenza con il cardinal Francesco Maria Del Monte, uomo di cultura e incantato dalla pittura del Merisi che usciva fuori dai manierismo di un barocco precoce. Il giovane lombardo entrò al suo servizio rimanendovi per circa tre anni ben accolto dall'alta nobiltà romana che accolse con ammirazione la sua rivoluzionaria pittura. Fu in questo periodo che Caravaggio produsse alcune delle sue opera più belle che si possono tuttora apprezzare a Santa Maria del Popolo e San Luigi dei Francesi a Roma. Non sempre però le ordinazioni furono apprezzate dimenticando Merisi che l'ex capitale dell'Impero romano era pur sempre la città del Pontefice per cui certi soggetti - come dire ecclesiastici - avrebbero dovuto essere rappresentati in maniera un po' più spirituale ed evangelica. Invece il più delle volte i soggetti erano popolari e crudi ed allora i quadri venivano rifiutati. Per la verità venivano poi sempre acquistati e, se non era un monsignore era un cardinale, era magari un banchiere. Tra questi ultimi il marchese Vincenzo Giustiniani, genovese, che se lo sarebbe trascinato alcuni anni dopo nella sua città quando l'aria di Roma si sarebbe fatta irrespirabile. Arrestato in più di una occasione per vagabondaggio, possesso di armi, insolvenza, Merisi dovette comparire nel giugno del 1606 davanti ad un tribunale papalino con l'accusa di omicidio. Nel  corso di una discussione probabilmente per una donna o forse per questioni politiche, e comunque sfociata in uno scontro violento, Caravaggio aveva ucciso il rivale, tale Ranuccio Tommasoni da Terni. La sentenza dei giudici fu implacabile: condanna alla decapitazione. Riparato dapprima a Genova, Merisi trovò ospitata presso i Carafa-Colonna a Napoli. Fu il periodo fu felice per il pittore che si trasferirà dopo appena un anno a Malta, intenzionato ad ottenere la carica di Cavaliere e quindi l'immunità per rientrare a Roma. Nell'attesa di ricevere l'investitura l'artista si mise a dipingere uno dei suoi quadri più belli, la "Decollazione di San Giovanni Battista" conservato nella Cattedrale di La Valletta. Ma anche a Malta per una serie di litigi, ebbe a che fare con la giustizia ed imprigionato. Il 6 ottobre 1608 riuscì ad evadere. Nuova fuga, questa volta a Siracusa e poi ancora a Napoli in attesa che Papa Paolo V, nel frattempo salito al trono pontificio, gli revocasse il bando della condanna a morte. Quando questo arriverà, il pittore era già spirato in uno ospedale di Porto Ercole (Veronica Incagliati)