Accadeva Oggi

17 luglio

    17 LUGLIO LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA   La notizia è di qualche giorno fa e viene dalla Spagna. Il Governo - che si identifica in José Luis Zapatero - ha deciso di togliere i crocefissi dalle scuole e dagli edifici pubblici. E' l'ultima iniziativa presa dal premier più che mai deciso a portare il Paese iberico allo status quo ante il 1936. Uno Zapatero, tra l'altro, che tanto ha detto e tanto ha fatto - con la proposta di legge sulla memoria storica (al bando da ogni luogo simboli, monumenti e targhe che ricordino il franchismo) - che adesso i parenti dei repubblicani, sepolti con i falangisti nel grande mausoleo della Valle de los Caidos non lontano da Madrid, non vogliono più che i loro cari riposino con quelli che sono stati i loro nemici.
Noi crediamo che la politica attuata da Zapatero da quando è salito al potere, mascherata da una falsa "Memoria" per il passato, sia quella di fomentare gli odii tra gli spagnoli e non già quella di rasserenare gli animi. La democrazia ed i proclami di libertà, sbandierati ai quattro venti, servono infatti a niente se poi il clima - poco a poco - diventa irrespirabile. E la Spagna, se si continua ad andare avanti così, rischia un ritorno al passato. Nel 1936 era avvenuto così. Anche allora - una volta insediatosi un Governo di sinistra che aveva vinto le elezioni  - comunisti ed anarchici cominciarono ad incendiare chiese, conventi ed altri edifici religiosi uccidendo centinaia di preti e senza che le autorità repubblicane facessero nulla per impedirlo. Ovvio che la situazione di oggi non è quella di allora, consapevoli che la Spagna naviga in acque tranquille, ma le dittature sono sempre figlie di esasperazioni dietro alle quali covano le ribellioni. Così fu il 17 luglio di settantadue anni fa allorquando con un colpo di Stato militare Francisco Franco, Emilio Mola e José Sanjurjo, diede inizio alla sollevazione delle guarnigioni del Marocco. Era l'inizio di una guerra civile durata tre anni e costata la vita a circa un milione di persone in entrambi i fronti, repubblicani da una parte e nazionalisti dall'altra. Guerra che - al di là delle ragioni che spinsero gli spagnoli a combattersi ferocemente gli uni contro gli altri con un odio che non si era visto neppure durante la rivoluzione russa e che ricordava il terrore all'epoca dei giacobini - servì alle grandi potenze europee per sperimentare le loro armi, come aerei e carri armati, che poi verranno usate nel corso del secondo Conflitto Mondiale. A favore dei ribelli - che lentamente conquistarono una città dietro l'altra - si schierarono più o meno ufficialmente Mussolini e di Hitler le cui truppe volontarie non stettero tanto a guardare per il sottile quando si trattò di rappresaglie e quant'altro. Del resto le Brigate Internazionali, dietro alle quali si muoveva l'Unione Sovietica, non furono da meno. Non solo, ma ad un certo punto -  su ordine di Mosca - furono eliminati tutti gli anarchici facilitando in tal modo il compito dei falangisti che alla fine si trovarono padroni del campo e vinsero la guerra civile.
Come sempre accade in questi momenti (leggi <Wikipedia>), nei primi giorni di guerra "oltre 50 mila si trovarono nella parte 'sbagliata' e vennero giustiziate o assassinate. Nelle cosiddette paseos (passeggiate), le vittime venivano prese dai loro rifugi o prigioni, da gente armata, per essere fucilati fuori delle città. La guerra fornì anche un pretesto per molti regolamenti di conti dovuti ad odi tra vicini. Probabilmente il caso più clamoroso tra questi fu quello del poeta e drammaturgo e poeta Federico Garcia Lorca".
Un milione di morti si è detto. Moltissimi di questi sono sepolti nella cattedrale sotterranea presso la valle de los Caidos fatta costruire da Franco tra il 1940 ed il 1958 per onorare tutte le vittime, sia quelle repubblicane che quelle falangiste. La Spagna lo considera il suo monumento nazionale, solo che adesso qualcuno non ci sta. Lo considera un posto sinistro, non si sa bene perché è un cimitero, perché ha una croce alta 150 metri o perché vi riposa anche José Antonio Primo de Rivera ucciso dai repubblicani nel '36. Noi, che lo abbiamo visitato qualche anno fa, lo consideriamo  un luogo sacro per dire una preghiera in memoria di tanta gente che credette di combattere per una giusta causa non non stando tanto a riflettere se sbagliava o meno. (Veronica Incagliati)