Accadeva Oggi

15 luglio

    15 LUGLIO   L'ULTIMO PRINCIPE   L'ultimo principe. Così lo chiamavano affettuosamente i media americani per i suoi gusti da signore rinascimentale. Eh, si! ne aveva fatta di strada il ragazzo del Sud! Ma poi era finito morto ammazzato proprio per strada, come tanti suoi compaesani in terra di Calabria, ucciso da un balordo non si sa bene ancora per quale motivo, l'esistenza stroncata nel momento più bello della sua creatività.
La cronaca è piatta come lo sono tutte quelle che hanno protagonista il sangue. Gianni Versace, 51 anni, stilista di fama mondiale, un fatturato mondiale valutato attorno ai 1800 miliardi, non sa - quando scende i gradini della sua "Casa Casuarina" a Miami - di avere ancora pochi minuti di vita. E' una bella giornata come lo sono sempre le giornate in Florida. Versace è contento. I giornali che ha appena acquistato in una vicina rivendita del "News Cafè" parlano di lui in termini entusiastici per i trionfi delle sue sfilate di moda a Milano e a Parigi. Il tempo di riposarsi qualche giorno e poi Gianni sa che dovrà rimettersi al lavoro per conquistare nuovi allori. Forse sorride a questo pensiero. L'ultimo. Un balordo lo aspetta sul marciapiede di fronte alla villa, al numero 1116 di Ocean Drive. E' un assassino, ha già ucciso quattro volte ed è ricercato da tutte le contee. Si chiama Andrew Cunanan ed è pericolosissimo. Ma questo Versace non può saperlo. Non si accorge neppure che l'uomo ha estratto una pistola semiautomatica "Taurus" calibro 40 e che preme il grilletto indirizzando la canna verso la sua testa. Due colpi ed è la fine. E' il 15 luglio 1997, undici anni fa.La notizia della morte di Gianni Versace rimbalzerà dappertutto. I giornali usciranno a tutta pagina, i canali televisivi faranno a gara nelle edizioni straordinarie, l'emozione sarà grande. Non poteva essere altrimenti. Era scomparso uno dei grandi creatori di griffes, amato e coccolato ovunque, colui che aveva reso ancora più celebre la moda italiana, che a quarant'anni per meriti aveva già avuto il titolo di "Commendatore della Repubblica Italiana" e l'onorificenza francese "Grande Medaille de Vermeil de la Ville de Paris", che era l'emblema dell'uomo di affari, una leggenda insomma. Era nato nel 1946 a Reggio Calabria. Confesserà un giorno a proposito di questa regione: "La Calabria è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della magna Grecia, così vicina a casa e che oggi considero la mia matrice culturale e professionale. Ho beneficiato di quella tradizione artigianale che in Calabria ha radici profonde e si integra alla vita della famiglia. E' questa l'immagine che ho della Calabria. Una immagine purtroppo che no emerge dai mass media. E' vero, i calabresi vivono una realtà aspra, crudele a volte; ma ritengo sia l'ora di ribellarsi a quel complesso di inferiorità di cui la maggior parte dei calabresi sono spesso vittime. E' l'ora di uscire da questo stato di depressione che condiziona la vita di molti miei corregionali. Soffermiamoci invece su tutti i calabresi affermati nel mondo che lavorano con ingegno, operosità ed impegno, avvantaggiati, rispetto agli altri, forse dal fatto di essere nati tra l'arte e la poesia....". Versace era uno di questi.
A 25 anni era a Milano dove si mise subito in luce disegnando una collezione per la ditta di confezioni <Florentine Flowers>. Nel 1978 - dopo avere collaborato per <Callaghan e Genny> - presentava al palazzo della Permanente la sua prima griffes da indipendente. Era l'inizio di carriera sfolgorante che vedrà al suo fianco le top model più prestigiose (da Claudia Schiffer a Linda Evangelista, da Naomi Campell a Kate Koss e a tantissime altre) nonché i più celebri fotografi quali Richiard Avedon, Bruce Weber e Steven Meisel. Fino a quel maledetto giorno.
Andrew Cunanan, l'assassino, verrà ritrovato suicida il 23 luglio. Quando la polizia fece irruzione nella stanza di albergo dove era stata segnalata la sua presenza, la macabra scoperta. Cunanan era disteso sul letto, una mano che ancora impugnava la pistola con la quale aveva ucciso Versace. Ma non un biglietto, non uno scritto per spiegare perché aveva voluto fare dello stilista italiano un suo bersaglio. L'inchiesta - conclusasi il 23 novembre di quello stesso anno - d'altra parte non arrivò ad alcuna conclusione. Un mistero che lascia però molto amaro in bocca. (Veronica incagliati)