Accadeva Oggi

12 luglio

    12 LUGLIO AMEDEO MODIGLIANI Dobbiamo farvi una confidenza: abbiamo sempre desiderato avere un Modigliani. Bella scoperta, potreste risponderci. E gia! Ma non è come voi pensate,  e cioè che avere un Modigliani in casa è come fare una vincita al Supenalotto. Anche questo, per carità. Nessuno la nega. La verità è che a noi Modigliani piace da morire e faremmo chi sa che cosa per averne uno. Ovvero mai.
Ci pare che lo chiamassero il pittore maledetto - per via di una vita travagliata e fatta solo di droghe ed alcol che lo porterà presto alla tomba - ma non ne siamo sicuri. Di certo sappiamo che era nato a Livorno il 12 luglio 1884 da una famiglia di origine ebraica, che fin da piccolo era stato afflitto da problemi di salute trasformatosi con il tempo in una grave forma di tubercolosi, che è stato uno degli artisti più in vista della cosiddetta avanguardia di primo novecento e che morì a Parigi nel 1920 ad appena 35 anni, consunto dalla tisi.
Di buona famiglia ma ridotta in miseria a causa di un crack finanziario, Modigliani - che alle volte scherzando con gli amici si divertiva ad elencare i dieci nomi che gli avevano imposto all'anagrafe i genitori (Amedeo, Cemente, Paul, Marino, Francisco, Franco, Robertinho, Simone, Paolo, Maria) - fin da piccolo manifestò la sua vocazione per la pittura che potette esplicare allorquando la madre, finalmente cedendo ad una promessa, acconsentì a mandarlo ad imparare i rudimenti del disegno presso lo studio di un noto artista livornese, Guglielmo Micheli. Qui ebbe la fortuna di incontrare Giovanni Fattori che saprà dargli una serie di consigli ma non quello di non lasciarsi andare ad eccessi tipici di una ragazzo di 14 anni. Da Livorno, a Firenze, a Venezia il passo fu breve. Nella città lagunare però, agli studi presso l'Istituto di Belle Arti il giovane Amedeo preferì la frequentazione di ambienti malfamati in compagnia di donne equivoche e di balordi che lo indirizzeranno all'uso degli stupefacenti. Non ne potrà più fare a meno. Come tutti gli artisti di belle speranze, anche Modigliani aspirava a fare il grande salto alla volta di Parigi. Ci arrivò nel 1906 che aveva appena 22 anni. Gli incontri con Toulouse-Lautrec e con Paul Cézanne furono determinanti nello indirizzarlo verso la direzione giusta, ma non tali da soffocare la sua vera inclinazione di genio creativo che andava oltre certe correnti per svilupparne una sua tutta personale.
Parigi - salvo una breve ritorno nella città natale - diventerà la sua seconda patria. Qui avrà le sue avventure, qui si legherà sentimentalmente con Jeanne Hèbuterne - una giovane di estrazione borghese ed estremamente religiosa che sarà sconfessata dai genitori per il suo legame con il pittore - qui entrerà nel mondo dell'avanguardia e dei bohemien, qui incontrerà mercanti d'arte e pittori di grande talento (vedi Maurice Utrillo), qui consumerà in breve la sua vita sempre più schiavo di droghe ed alcol.
Ai suoi funerali c'era tutta la Parigi che contava. La moglie non reggerà al dolore ed il giorno dopo la morte di Amedeo si butterà da una finestra del quinto piano uccidendo anche la creatura che aveva in grembo. La primogenita, di nome Jeanne anche lei, verrà affidata invece ad una sorella di Modigliani. Questi riposa nel cimitero di Père Lachaise.
Non staremo adesso a dissertare sulle opere di Modigliani, sui colli increspati, i nasi storti, gli occhi a mandorla, le figure stilizzate. Ci hanno pensato, per questo, i più insigni critici. Eppure uno di questi, nientemeno che Giulio Carlo Argan,  non ebbe dubbi nell'attribuire al pittore livornese tre sculture rinvenute nel 1984 nel Fosso Reale della città toscana. Altro non sarebbe stata che una burla dal momento che ad attribuirsi la paternità di dette sculture furono alcuni studenti. Ma era poi una burla? La cosa andò avanti per molti anni con perizie, sentenze di tribunale e quant'altro e ancora oggi non si sa bene come stiano esattamente le cose. (Veronica Incagliati)